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Ambrosi, “Per arrivare primo ci vuole una mentalità vincente” (ESCLUSIVA)

Il doppio ex Ambrosi, “Sarà una gara piena di incognite”

"La Juve Stabia è una squadra altalenante, che sta cogliendo risultati buoni. Il Taranto, con tutte le difficoltà del caso, sta cercando di fare la sua figura"

Alessandro Ambrosi, attaccante classe 1971, inizia la sua carriera nei campionati dilettantistici vestendo le maglie di Alatri e Isola Liri. Nel 2004 arriva a Castellammare di Stabia dove giocherà per una stagione e mezza, passando poi, nel gennaio del 2006, per problemi societari, nel Taranto. In vista dello scontro tra queste due squadre sabato 15 ottobre, lo abbiamo ascoltato.

Nell’estate del 2004 arrivi a Castellammare di Stabia, dove giocherai per una stagione e mezza, dove nella prima stagione totalizzerai 31 presenze con 16 gol. Che ricordi hai su quei due campionati?

“A Castellammare ho fatto una stagione e mezza, dove feci il primo campionato di C2 che poi siamo saliti in C1 e feci la prima parte di quel campionato dove feci 10 presenze. Io ricordo una stagione e mezza ottima, sia a livello personale che realizzativo, in quanto tra C2 e C1 quell’anno realizzai un buon numero di reti. Io ritengo che soprattutto l’anno della C1, quando poi a gennaio mi trasferii a Taranto, il presidente Varco ebbe dei seri problemi a livello gestionale e la squadra allestita era una squadra molto forte che secondo me se fosse arrivata alla fine avrebbe potuto direttamente competere per la promozione alla B quell’anno. Però di fatto raccogliemmo risultati importantissimi come la vittoria col Perugia in casa e altri risultati importanti che facevano capire la vera portata di quella squadra, che però purtroppo poi a gennaio fu smantellata.”

A gennaio del 2006 arrivi a Taranto dove anche qui giocherai per due stagioni. Cosa ti porti dietro da quella esperienza?

“Di Taranto ricordo che quando arrivai a gennaio di quell’anno ebbi subito delle problematiche fisiche che non mi consentirono di giocare quasi mai per i sei mesi della C2, giocai solo la fase finale, tra l’altro contribuendo in modo importante alla promozione in C1, giocai solo i play-off. E poi ricordo un anno in C1, anche quello con una squadra di altissimo livello, dove, secondo me, li meritavamo sicuramente il salto di categoria ilperchè perdemmo il doppio confronto con l’Avellino, vincemmo in casa 1-0 e poi perdemmo in malo modo 1-0 li per una nostra ingenuità. Ma quella era una squadra che sicuramente meritava il passaggio in B per la qualità tecnica e lo spessore anche caratteriale che aveva quella formazione.”

Tutti qui a Taranto ricordiamo i tuoi rigori battuti più di una volta e di quel mezzo pantaloncino sempre alzato. C’era un perchè di quel rito del pantaloncino o semplice portafortuna?

“Era una sensazione che venne anche casualmente, perchè ricordo che avevo, durante una partita, un fastidio alla gamba e siccome da quella volta andò bene e siccome nel calcio si usano anche queste scaramanzie, fu un vezzo portare quel pantaloncino così. Per quanto riguarda i rigori è stata sempre una mia caratteristica determinante. Io nei professionisti ne ho tirati 71, tra B e C1, ne ho sbagliati 3 soli e più volte me li fecero ripetere. A Taranto quell’anno addirittura me lo fecero ripetere tre volte nella partita di San Marino, mi misero piuttosto alla prova. Quindi diciamo che era la mia caratteristica. Io di Taranto l’unico rammarico che ho è che penso che quella squadra meritava sicuramente un finale diverso.”

Nel 2009 termini la tua brillante carriera nel Monterotondo. Che tipo di scelta è stata quella di ritirarsi?

“E’ stata non tanto per le problematiche fisiche, perchè avrei potuto continuare a giocare. Ma è stata proprio una scelta dovuta alle motivazioni. Io ho avuto anche delle vicissitudini a casa che mi hanno fatto propendere per questa scelta. Certo è sempre un passo doloroso, ma quando è ponderata e dovuta a delle situazioni che sono importanti uno fa di necessità virtù e quindi l’accetta ben volentieri.”

Domenica il Taranto ospiterà in casa la JuveStabia. Da doppio ex, come vedi questa partita?

“La vedo sicuramente una gara piena di incognite, perché la Juve Stabia è una squadra altalenante, che sta cogliendo risultati buoni. Il Taranto, con tutte le difficoltà del caso, sta cercando di fare la sua figura. Ritengo che comunque andare a giocare a Taranto non è mai facile per nessuno. Però il Taranto dal canto suo deve stare molto attento perchè la Juve Stabia non è sicuramente un avversario così facile. Quindi ritengo che sia una partita aperta a tutte le opzioni e non ti faccio pronostici perchè puntualmente li sbaglio. Però ritengo che da un punto di vista puramente tecnico sará una partita aperta a qualsiasi tipo di risultato, per il valore delle due squadre e per le difficoltà che attraversano in questo momento.”

Se hai avuto modo di seguire il mercato di entrambe le squadre, che opinioni ti sei fatto? Che campionato potranno fare entrambe le squadre?

“Parlando del Taranto, che sicuramente ha avuto delle difficoltà iniziali, si parlava di una rosa che era inadeguata e tutto quanto. Invece ritengo che comunque è una squadra che, penso e mi auguro, possa fare un campionato tranquillo per poi riprogrammare il prossimo anno. Mentre invece la Juve Stabia potrebbe aspirare a qualcosa di più. Non credo sia una squadra che possa vincere direttamente il campionato, però magari per partecipare alla griglia play-off. Ciò non toglie che se le cose si mettessero bene anche il Taranto potrebbe ambirci. Perchè le cose sono imponderabili, io parlo di griglia play-off, sto facendo un discorso delle griglie di partenza, che puntualmente vengono smentite da quelle che è l’andamento delle squadre di tutto il campionato.”

Che progetti hai per l’immediato presente e per il futuro?

“Io mi occupo di calcio giovanile, ho seguito solo i ragazzi. Avevo, nel periodo pre-covid, aperto due accademie, una in Svezia e una in Tanzania, dove lavoravo con i giovani, oltre ad avere una società in Italia. Io mi occupo di scouting e mi occupo anche esclusivamente del settore giovanile. Cerchiamo di ripartire dopo questo lungo periodo di stop con tutte le difficoltà del caso, perché anche il discorso del settore giovanile in Italia non è così facile da programmare, avere persone che ti possono seguire in progetti seri, però diciamo che ci dedichiamo anima e corpo ai ragazzi.”

Francesca Raguso

Tags: Taranto FC 1927
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