Il Taranto di Luigi Panarelli a Cerignola ha sorpreso un po’ tutti. La formazione inedita costruita su un ancor più inedito modulo di gioco (3-5-2), aveva scatenato le curiosità (e le perplessità) dei tifosi. L’esordio in campionato della difesa a tre, l’ingresso dal primo minuto di Ferrara come terzo di sinistra, il dirottamento dei terzini a quinti di centrocampo, la posizione “non posizione” di Di Senso tra le linee, la doppia punta Favetta-Diakitè, ed infine la panchina (che poi resterà tale) di D’Agostino. Mosse che si sono poi rivelate tutto sommato positive, nel bilancio dell’intera partita. Strategie coraggiose, frutto della personalità dell’allenatore tarantino atte a contrastare la squadra di Dino Bitetto (partita a 4 dietro, poi tornata a 3). Che di fatto ha mandato in confusione i foggiani nella prima parte della gara.
A partita iniziata il Taranto, molto corto e “denso”, pur lasciando minuti di possesso palla agli avversari, non concedeva loro spazi in area di rigore. L’unica volta che il Cerignola si affacciava negli undici metri ionici è stata in occasione del rigore fischiato a Bova, la cui “cintura” a Foggia è stata giudicata fallosa dal giudice di gara. La parata susseguente di Pellegrino (prestazione maiuscola) ha dato energie al Taranto che, in alcune ripartenze, pungolava i suoi avversari. Fino alla punizione fischiata per fallo su Diakitè da cui è scaturito il gol di Sebastian Di Senso. A proposito, c’è da spendere due parole su questi due. Il primo, dai più criticato, tutto sommato non ha sfigurato. La sua è stata una prestazione di sacrificio: tantissime sono state le occasioni in cui Diakitè, ripiegando in difesa, recuperava palla facendo ripartire la manovra. Risultando anche decisivo nel sbrogliare situazioni di gioco potenzialmente pericolose.
L’intesa con Favetta, è vero, non è stata sublime. Ma il peso di un’altra punta nell’attacco rossoblu si è positivamente sentita. Togliendoci di dosso agli occhi le partite di questi primi mesi, obiettivamente, la partita di Diakitè può essere giudicata da sufficienza piena. Il secondo, Di Senso, è stato insieme a Pellegrino il migliore in campo. Anche qui, la sorpresa della sua collocazione in campo era tanta. Mediano, mezz’ala, esterno, punta di scorta, perfino terzino. Insomma, non ha mai dato riferimenti alla retroguardia dauna. Oltre ad il gol su punizione con deviazione (a proposito, l’avete visto lo “schema” invisibile su punizione?), era sempre il primo a raddoppiare la marcatura. Il primo a proporsi tra le linee. Il più veloce e fresco a saltare l’uomo e fare superiorità.
Nella ripresa, dopo aver rischiato di ripetersi su punizione (e sarebbe stato 0-2 per il Taranto), veniva spostato più come esterno destro, ma piano piano la sua spinta e la benzina si esaurivano, venendo poi sostituito da Oggiano. Il Taranto, tornato dagli spogliatoi sull’1 a 0 a favore, purtroppo esauriva le energie (sia nervose, che fisiche). Il Cerignola sale in cattedra di minuto in minuto. Dino Bitetto inserisce tutta la batteria offensiva a disposizione, arrivando a schierarsi con il 3-3-4. Il Taranto capitola nella ripresa, venendo infilato con una palla in verticale (e questa è una situazione che si ripete): Lattanzio ringrazia e insacca alle spalle di un incolpevole Pellegrino. La partita, siamo intorno al 15′ della ripresa, a questo punto vive un momento in cui entrambe le squadre potrebbero fare gol. Panarelli preferisce richiamare Diakitè per irrobustire la mediana: Bonovalontà in luogo di Pelliccia con Massimo (non al…massimo) dirottato a terzino destro, Manzo inserito al posto di Diakitè, Oggiano per Di Senso. La strategia dell’allenatore è chiara: coprire la squadra sul settore di destra (dove viene inserito Loiodice per i dauni) e in mediana, e provare a dare brio con Oggiano sfruttandone la sua attitudine per i contropiedi. La mossa, alla fine, non porta il Taranto alla vittoria, ma da comunque equilibrio alla squadra.
Di contro, il Cerignola spinge moltissimo con i nuovi entrati Loiodice (a sinistra) e Marotta (a destra). Centrano anche una traversa con quest’ultimo. Alla fine viene inserito Siclari per aumentare il peso specifico della squadra, ma il Taranto tiene botta (con fatica), riuscendo a portare a casa un punto preziosissimo. In conclusione, alla solita domanda: bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, da chi scrive è facile giudicare il risultato positivamente. Tanti gli aspetti positivi: la personalità dell’allenatore, nel saper dare seguito alle sue convinzioni (squadra camaleontica). Il senso di squadra e del valore che questa assume rispetto ai singoli (esemplare è la panchina per D’Agostino, forse non al meglio della forma, o forse non il più adatto in certe partite “intense”). Il fatto, assoluto, che il Taranto questa partita non l’ha persa. Non dando ai suoi avversari più titolati l’entusiasmo, ed i punti, che l’avrebbero rimessi subito in carreggiata.
In altri tempi, ne siamo sicuri, staremmo ora a recriminare ed a raccogliere i cocci di una disfatta. In altri tempi, il Taranto, non ce l’avrebbe fatta a vincere al 90′ con il Gragnano e poi, sette giorni dopo, a tornare imbattuto da Cerignola. Il Taranto prende coraggio, cresce di personalità e autostima. Il Taranto, che viaggia in media inglese, ora non deve fermarsi.
Paolo Fine













