Ai nostri microfoni abbiamo intervistato l’ex Sirio Silvestri, il quale ha militato nelle file del Taranto dal 2005 al 2007 e oggi proprietario di una scuola calcio, ci ha raccontato della sua esperienza al Taranto e di come è oggi la situazione al Catania.
Cosa ricordi della tua avventura al Taranto?
La mia esperienza è stata abbastanza positiva, sono stati due anni intensi, sia in positivo che in negativo; sono stato coinvolto nella questione doping che poi è rientrata, per quanto riguarda la cose positive, annovero la vittoria del campionato dalla C2 alla C1 e per me è stato un momento importante della mia carriera; anche l’esperienza extracalcistica è stata fondamentale, perché ancora oggi ho tanti amici a Taranto con i quali mi sento spesso.
Potendo tornare indietro, cosa cambieresti della tua carriera da calciatore?
I tempi sono diversi rispetto ad oggi; ai giorni nostri vedo che i procuratori hanno un ruolo fondamentale sul giocatore, ai miei tempi invece, l’agente era una figura relativa cioè non aveva questa importanza nella società. Io ero il procuratore di me stesso, nel senso che curavo tutto io, le società mi chiamavano e gli allenatori mi portavano dietro con loro, parlo anche di Eziolino Capuano, con lui sono stato tre anni, oppure di Aldo Papagni.
Quindi quello che cambierei nella mia carriera è il fatto di avere un procuratore, perché se l’avessi avuti, qualche esperienza in più l’avrei fatta, però sono contento della mia carriera.
Il Taranto nell’ ultima partita ha battuto il Crotone e la prossima la giocherà a Catania, come vede queste due squadre?
Io il Catania lo vivo tutti i giorni ed è in una situazione difficile se guardiamo la classifica, davanti al Catania vediamo squadre che hanno speso meno della metà di quanto ha speso la società siciliana quindi questa situazione ti fa riflettere soprattutto sui tempi e sulle scelte sbagliate del mercato però, dal punto di vista tecnico-tattico, ci sono anche delle problematiche importanti. La squadra ha un’ identità di gioco e ha la possibilità di arrivare in porta, penso solo che manchi un po’ di maturità tattica che è caratterizzato dall’atteggiamento e dalla qualità dei giocatori, perché la squadra non può contare solo sulla qualità di Chiricó e Di Carmine, che magari ti determinano la partita e te la fanno vincere ma ripeto il Catania ha bisogno della maturità tattica da parte di tutti i calciatori. Sappiamo anche che la lega Pro è un campionato molto difficile da interpretare e devi avere i calciatori giusti, se non li hai fai fatica all’inizio. Il Taranto è rappresentato a immagine e somiglianza del suo allenatore, Eziolino le partite le vive, le prepara minuziosamente dal punto vista tecnico-tattico, è un allenatore competentissimo e ha quel carisma battagliero che gli permette di entrare nella testa dei giocatori.
Penso che Capuano sarà consapevole delle difficoltà che incontrerà a Catania e curerà l’aspetto mentale dei giocatori. Sarà una partita combattuta perché le due squadre vivono due momenti diversi; da una parte c’è il Catania, una squadra che deve ottenere assolutamente i tre punti perché la situazione è un po’ critica e anche la panchina perché nel calcio paga sempre una persona sola, dall’ altra c’è un Taranto che, guardando la classifica, è in linea con gli obiettivi stagionali e potrebbe godersi la partita senza troppe pressioni; lo stato emotivo potrebbe essere determinante.
Un giocatore del Taranto che ti ha impressionato di più in questo inizio di stagione?
Senza ombra di dubbio Kanouté che, avendo oramai 30 anni, è un giocatore navigato con una forte esperienza. Io ho visto l’ultima partita contro il Crotone e lì davanti fa la differenza sia dal punto di vista tecnico che fisico, è il classico giocatore che fa ciò che gli chiede il mister, la squadra farà molto affidamento, soprattutto, sulle sue qualità.
Dopo la fine della tua carriera, ha intrapreso la carriera da allenatore?
Ho una scuola calcio, ho trecento ragazzi. Mi dedico a questa attività, alleno i giovanissimi elite, nuova categoria che è uscita quest’anno. Mi diverto a trasmettere la mia esperienza e tutto il mio bagaglio tecnico ai ragazzi per dar loro una formazione completa. Ho avuto un’esperienza in promozione ma in questo momento non mi trovo ad allenare i grandi anche per via di tante dinamiche che, ovviamente, non sto qui a raccontare ma mi piace stare con i bambini e i ragazzi.














