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Il Taranto cede 0-1 al Vicenza nella gara d’andata del primo turno della fase nazionale play off

Foto Franco Capriglione

Il Taranto cede 0-1 al Vicenza nella gara d’andata del primo turno della fase nazionale play off

Capuano: “Poco lucidi negli ultimi metri, ma siamo vivi. Non è finita: sono fiducioso per il ritorno”

di Alessandra Carpino – Taranto BuonaSera

L’enigma dal Nord, l’episodio che cambia e condiziona immediatamente l’evoluzione del racconto, l’arte di osare nelle metamorfosi tattiche ed interpretative, gli oracoli e le aritmetiche da consultare per proseguire in un viaggio, agonistico ed onirico, che possa schiudere alle ambizioni di promozione in cadetteria. Nell’atto d’esordio del doppio confronto del primo turno della fase nazionale dei play off, al cospetto di uno stadio Iacovone traboccante di passione (registrato il “tutto esaurito”, impreziosito anche dal centinaio di tifosi avversari incastonati in tribuna), il Taranto cede di misura al Vicenza ed all’intraprendenza puntuale del suo attaccante argentino Franco Ferrari (colpo di testa perfetto sugli sviluppi di un cross confezionato da Ronaldo direttamente dalla bandierina destra dopo soli nove giri di lancette), proiettando così le sue aspirazioni di qualificazione ai danni di una delle “teste di serie” al prossimo duello in Veneto (in programma sabato sera presso lo stadio Menti). Cronologie compresse per la preparazione della gara, conoscenza reciproca limitata agli archivi stagionali, tra video, lavagna e rituali esercitazioni, incognite elargite dal sorteggio che abbina due candidate autentiche protagoniste in altrettanti gironi dai criteri opposti, sotto il profilo territoriale, ma anche per l’aspetto tattico e psicologico. Il Vicenza non si destabilizza nell’esibirsi davanti a diecimila sostenitori rossoblu, anzi: metabolizza una pressione insolita, dimostrando una disinvoltura tempestiva, ostentando ordine e calma. Sembra invece il Taranto ad accusare una certa emotività, nonostante la riorganizzazione successiva allo svantaggio: pecca di pragmatismo nella stessa creatività offensiva, tradisce le idee nell’inserimento votato alla conclusione, è precario in precisione ma insiste nello sperimentare e nell’intuire strategie e letture soprattutto nel corso della seconda frazione di gioco. Dal canto suo, la formazione veneta allenata da Stefano Vecchi è concentrata sulla fisicità e sulla densità dalla metà campo alla verticalizzazione, dalla convergenza dei suoi esterni verso le bocche di fuoco (si presenta con un più compatto 3-5-1-1), certificando una costante superiorità numerica nel contrasto e nel raddoppio di marcatura. La compagine di Ezio Capuano, invece, scommette sulle trasformazioni e sull’avvicendamento dei ruoli, sfidando la titubanza delle condizioni organico-muscolari non idonee di parecchi giocatori: ritorna allo scacchiere titolare mnemonico del 3-4-3, optando per il tridente affidato alla fantasia di Orlando e Bifulco sulla trequarti ed al fiuto di Simeri centrale, mentre un Calvano non al massimo delle sue energie amministra in cabina di regia al fianco di Zonta, uno degli ex di turno come Valietti, confermato sulla corsia destra (con Ferrara interprete sul binario opposto). Drastiche le mutazioni nella ripresa: dall’innesto di Ladinetti per conferire qualità in nevralgica, alla ricerca della profondità propiziata da De Marchi; da Fabbro che rileva Ferrara e Kanoute che sostituisce Bifulco per una visione a trazione anteriore, alla sistemazione di una linea difensiva a quattro col sacrificio arretrato di Valietti. Ad ergersi sugli scudi sono entrambi i portieri: Gianmarco Vannucchi nega ripetutamente il secondo gol agli avversari, Alessandro Confente si immola sino all’ultimo per suggellare la vittoria. E’ clamoroso l’intervento del numero uno ionico al 36’pt, quando Della Morte danza in progressione e serve l’assist a favore di Greco che si coordina negli spazi sguarniti sul versante mancino, ma è altrettanto decisivo nel neutralizzare la replica ravvicinata dello stesso centrale (4’st) ed il rasoterra di Ferrari innescato in profondità da Costa (20’st). Provvidenziale anche l’estremo difensore del “Lane”, soprattutto nell’epilogo: solleva la sfera colpita al volo da De Marchi con un incredibile colpo di reni (43’st). Ma è da tributi anche quando ipnotizza Zonta, ispirato da un filtrante di Valietti dalla fascia destra (41’pt) e quando devia la sfera scagliata dalla lunga distanza da Luciani, nel recupero del primo tempo. “Normale che noi avessimo difficoltà di conoscenza: abbiamo dovuto preparare la partita in poche ore, basandoci sul sistema tattico maggiormente utilizzato dal Vicenza, ovvero il 3-4-2-1- ha analizzato Ezio Capuano- Invece il mio collega Vecchi ha optato per la modifica sul 3-5-1-1, con Ferrari perno alto e Della Morte a girare alle sue spalle. Eppure abbiamo studiato bene: la nota più bella è stata la presenza in campo di Orlando per novanta minuti; non concedeva punti di riferimento su una difesa molto fisica e filtrava fra le linee”. “Il più grande rammarico è aver preso gol su palla inattiva, sugli sviluppi di un calcio d’angolo regalato- ha confidato l’allenatore rossoblu- Eppure sapevamo che avremmo sofferto la precisione del Vicenza sui calci piazzati. Se avessimo mantenuto il pareggio, avremmo interpretato un’altra partita. Tutti hanno profuso il massimo, con le problematiche che ci trasciniamo. Se noi avessimo avuto la tranquillità fisica e mentale, non gli impegni ravvicinati, sarebbe stato un altro tipo di incontro”. Non abdica dai presupposti per provare a ribaltare i pronostici, mister Capuano: “Il mio Taranto non è stanco, ma l’ho visto poco lucido nell’ultimo passaggio, negli ultimi metri e negli ultimi minuti. Merito al Vicenza, grandissima formazione, ben messa in campo che ha comunque concesso alla mia squadra quattro palle-gol limpide, sulle quali il portiere Confente si è superato”. Un focus sulla prestazione e sulla tenuta atletica di alcuni elementi chiave nell’economia di gioco degli ionici: “Ferrara è stato fermo due mesi, non aveva ritmo gara ed è rientrato nel finale di campionato; nel momento in cui ho deciso di adottare la difesa a quattro, ho rilevato lui anche perché era stato ammonito- ha spiegato Capuano- Ho cercato di recuperare la partita, leggendo e variando. Ho tolto Calvano perché non era in condizione di proseguire, ma aveva rappresentato un punto interrogativo dall’inizio. Però il Vicenza era strutturato, noi siamo un poco “piccini” sulle palle inattive, ancora si più senza Calvano: lui è un giocatore imprescindibile, l’avevo preservato contro il Picerno, ma da un mese ha effettuato pochissimi allenamenti. E’ stato un rischio, ma non potevo farne a meno”. L’appello in vista della sfida di ritorno è intriso di orgoglio: “Sono fiero che il Taranto abbia giocato alla pari contro un Vicenza costruito per la vittoria del torneo. Ai ragazzi ho detto che non è finita: c’è ancora un’altra partita e dobbiamo crederci- ha chiosato il tecnico ionico- E’ mancato l’apporto completo di giocatori che sono stati fondamentali tutto l’anno e che hanno convissuto con tanti problemi in maniera stoica. Grande prestazione: non ci siamo mai smarriti, abbiamo lottato su ogni palla e, negli ultimi trenta minuti, i calciatori del Vicenza non riuscivano a superare il proprio baricentro, mentre noi accorciavamo bene pur essendo sbilanciatissimi, dimostrando così una grande condizione atletica”.

Tags: Taranto FC 1927
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