di Alessandra Cannetiello – Gazzetta del Mezzogiorno
È di oltre un milione di euro la richiesta di risarcimento avanzata dal Comune di Taranto, che si è costituito parte civile nel processo che vede imputati due tifosi del Foggia, accusati di aver incendiato la Curva Sud dello stadio “Erasmo Iacovone”, durante l’incontro calcistico Taranto-Foggia, il 3 settembre 2023.
L’avvocato di parte civile, Giovanna Liuzzi, per il Comune ha infatti quantificato in 300mila euro i costi dei lavori di ripristino sostenuti per la messa in sicurezza e di 1 milione di euro il danno di immagine subito dall’ente, oltre agli incassi mancati, allo stadio chiuso e allo spostamento delle partite del Taranto negli incontri successivi all’incendio.
Nell’udienza di ieri mattina, dinanzi al giudice Costanza Chiantini, l’avvocato Michele D’Angelico che assieme al collega Giuseppe Milli difende il 38enne Vittorio Ferrara, si è opposto all’ammissibilità dell’ente a costituirsi parte civile: secondo la difesa, il Comune non è soggetto legittimato a chiedere danni, poiché l’incendio doloso sarebbe da imputarsi alle irresponsabilità del Comune per omessa vigilanza e per aver consentito l’accatastamento del materiale plastico sotto gli spalti che serviva per la realizzazione della pista di atletica nel Camposcuola poco distante dallo stadio. Insomma per la difesa quel materiale non si sarebbe dovuto trovare nello stadio Iacovone durante lo svolgimento dell’incontro sportivo: proprio quello stoccaggio doveva spingere le autorità a disporre il rinvio della partita.
Il giudice Chiantini, però, ha ritenuto legittima la richiesta del Comune e ha accolto la costituzione di parte civile. Non si è invece costituita la società del presidente Massimo Giove: anche il Taranto Fe in- fatti è stato danneggiato da quell’incendio nelle gare successive. La società sta però valutando se intra- prendere contro i due tifosi altre azioni, come una richiesta di risarcimento in sede civile.
Alla sbarra, oltre al 38enne Ferrara, c’è anche Ivan Gianuario, 39enne foggiano: entrambi i tifosi, ar- restati dagli investigatori della Digos, guidati dal commissario Francesco Cecere, sono stati sottoposti ai domiciliari nel dicembre scorso. La misura fu poi confermata anche dal Tribunale del Riesame. In tercettati prima e dopo l’interrogatorio nella Que stura di Foggia, secondo il pm Francesca Colaci. sembravano preoccupati che alcuni tifosi foggiani potessero aver fatto la spia, pur ritenendosi sicuri che nessuno potesse averli realmente visti.
Una sorta di ammissione involontaria per l’accusa. «Ci hanno visto sul pianerottolo; mi hanno inguaiato» diceva Ferrara, ignaro di essere ascoltato dai poliziotti nei giorni successivi a quella prima giornata di campionato tra i rossoblu e i dauni. Ma non solo. «Devono bruci…hanno fatto la rapina anoi? Ci hanno fatt…ci hanno fatto la rapina a noi? Il furto della…quello è furto che hanno fatto a noi…della bandiera» affermava invece un altro tifoso non in dagato, ma che involontariamente confermò che il gesto era da inquadrare come una sorta di vendetta tra tifoserie.
Inoltre il filmato del circuito di videosorveglianza dello stadio, per il pm Colaci incastrerebbe defi- nitivamente i due imputati: le telecamere, infatti, li hanno immortalati mentre, quasi al termine della partita, si lanciano segni di intesa, salgono assieme sulle scale che portano al piano di accesso al settore inferiore e accendono il fumogeno per lanciarlo nella parte interna della “Curva Sud Ospiti”.
In un altro fascicolo d’indagine, infine, ci sono anche due funzionari comunali indagati: Vincenzo Piccolo e Paolo Fornaro, difesi dagli avvocati Egidio Albanese e Antonio Raffo, che dovranno rispondere dello stoccaggio del materiale in quella zona.














