Si avvia alla fase conclusiva il processo sul fallimento della società D’Addario, una vicenda giudiziaria complessa che ruota attorno a un dissesto economico rilevante e a presunte responsabilità nella gestione aziendale. Nel corso dell’ultima udienza, la parola è passata alla difesa, che ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, sostenendo l’insussistenza delle condotte contestate e l’assenza di prove decisive a supporto dell’accusa.
Il fallimento, dichiarato dal tribunale ionico nell’ottobre del 2014, riguarda una realtà che, secondo la ricostruzione iniziale, avrebbe generato un buco stimato in 27 milioni di euro, poi ridimensionato a circa 10,7 milioni. Una vicenda che ha coinvolto numerosi soggetti, tra cui l’ex presidente Enzo D’Addario, già patron del Taranto Calcio, e altri imputati ritenuti a vario titolo responsabili di bancarotta.
La Procura ha avanzato otto richieste di condanna, formulate dal pubblico ministero Remo Epifani, che spaziano fino a pene detentive significative. In particolare, per Enzo D’Addario è stata chiesta una condanna a cinque anni, mentre per altri imputati le richieste variano in base ai singoli ruoli contestati nella gestione societaria.
Di segno opposto la linea difensiva, che ha puntato sull’inconsistenza del quadro probatorio e sulla mancanza di nessi causali tra le condotte attribuite agli imputati e il dissesto economico. I legali hanno sottolineato come le operazioni contestate rientrassero nella normale gestione aziendale e come molti elementi documentali siano stati, a loro avviso, interpretati in modo non univoco dall’accusa.
Il giudice ha rinviato l’udienza a febbraio per la decisione, quando è atteso il verdetto che chiuderà un procedimento seguito con grande attenzione anche per le sue implicazioni economiche e sportive sul territorio.
La ricostruzione della vicenda giudiziaria è tratta da Giacomo Rizzo del Quotidiano, che ha seguito il processo fin dalle sue fasi iniziali, documentandone gli sviluppi e i passaggi chiave.














