Il prezzo del petrolio è tornato ai livelli precedenti alla crisi internazionale, ma quello del gasolio continua a rimanere elevato. È questa la denuncia di Confartigianato Imprese Taranto, che torna a puntare i riflettori sull’andamento dei carburanti chiedendo maggiore trasparenza lungo tutta la filiera e spiegazioni sulle dinamiche che determinano il prezzo finale alla pompa.
Secondo l’associazione, i dati degli ultimi mesi evidenziano un andamento divergente tra le quotazioni del Brent e il costo del gasolio. Prima dell’escalation internazionale, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, il greggio oscillava intorno ai 70-72 dollari al barile e il prezzo medio nazionale del gasolio self era di circa 1,68 euro al litro. Con l’impennata delle tensioni internazionali il Brent ha superato i 100 dollari, raggiungendo punte vicine ai 120, mentre il gasolio ha rapidamente oltrepassato i due euro al litro.
Da giugno, tuttavia, il mercato petrolifero ha invertito la rotta. Il Brent è progressivamente sceso fino a tornare intorno ai 70-72 dollari al barile, livelli analoghi a quelli precedenti alla crisi. Il prezzo del gasolio, invece, è diminuito molto più lentamente, mantenendosi sensibilmente superiore rispetto ai valori iniziali e tornando addirittura a crescere nei primi giorni di luglio con la fine della riduzione temporanea delle accise introdotta dal Governo.
Per Confartigianato questa dinamica merita chiarimenti.
«Quando il petrolio sale, il prezzo del gasolio aumenta rapidamente. Quando invece il greggio torna ai livelli di partenza, il prezzo alla pompa non segue lo stesso percorso. È un meccanismo che cittadini, imprese e autotrasportatori faticano a comprendere», evidenzia l’associazione.
Da qui la richiesta di fare piena luce sulla composizione del prezzo finale dei carburanti, analizzando il peso effettivo del costo della materia prima, della raffinazione, della logistica, della distribuzione, della fiscalità e dei margini industriali.
Confartigianato ricorda inoltre che lo stesso Governo ha riconosciuto l’esistenza di margini per una riduzione dei prezzi, chiedendosi perché tali benefici non si traducano concretamente in un alleggerimento dei costi sostenuti quotidianamente da famiglie e imprese.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il confronto europeo. Secondo l’associazione, il prezzo medio del gasolio in Italia continua a risultare superiore rispetto alla media degli altri Paesi dell’Unione, circostanza che, a suo avviso, richiede un approfondimento.
L’organizzazione sottolinea come ogni incremento del costo del gasolio abbia effetti diretti sull’intero sistema economico, incidendo sul trasporto delle merci, sui costi di produzione, sui servizi e, di conseguenza, sul costo della vita.
Particolare attenzione viene rivolta agli autotrasportatori, agli artigiani e alle piccole imprese, per i quali il rifornimento rappresenta una delle principali voci di spesa. «Ogni mattina – osserva Confartigianato – migliaia di operatori iniziano la giornata davanti a una stazione di servizio. Per loro quel pieno è il primo costo da affrontare e determina la sostenibilità del lavoro quotidiano».
Infine, l’associazione richiama anche la situazione del territorio tarantino, evidenziando quella che definisce una contraddizione: pur ospitando uno dei principali poli energetici e di raffinazione del Paese, Taranto continua a sostenere gli impatti industriali e ambientali del settore senza beneficiare di prezzi più favorevoli né di adeguati ritorni economici.
Per questo Confartigianato assicura che continuerà a seguire la vicenda, ribadendo la necessità di garantire maggiore trasparenza e di individuare eventuali criticità lungo la filiera dei carburanti, affinché il calo del prezzo del petrolio possa tradursi in un effettivo beneficio per cittadini e imprese.














