Ha atteso che le luci della cerimonia inaugurale si spegnessero, che la grande festa dei Giochi del Mediterraneo terminasse, prima di rompere il silenzio. Paola Raisi, moglie del compianto Erasmo Iacovone, ha affidato a una lunga e accorata lettera tutta la sua amarezza per quanto accaduto alla vigilia dell’inaugurazione dei Giochi, ospitata nello stadio che porta il nome dell’indimenticato calciatore rossoblù.
Una scelta, quella di parlare soltanto dopo la cerimonia, che la stessa Raisi spiega con il desiderio di non alimentare polemiche in un momento così importante per Taranto. «La festa meritava di essere rispettata. E io l’ho rispettata con il mio silenzio», scrive, sottolineando di aver preferito non rispondere alle tante domande ricevute da amici, tifosi e sostenitori.
Al centro della sua ricostruzione c’è la questione dell’invito alla cerimonia. Paola Raisi chiarisce che la sua assenza non sarebbe stata frutto di disinteresse né di un rifiuto pregiudiziale. «Per molto tempo, infatti, non ho ricevuto alcun invito», spiega, ricordando come la cerimonia si sia svolta proprio nello stadio intitolato a Erasmo Iacovone.
Un luogo che, per la vedova del calciatore, non rappresenta soltanto un simbolo sportivo per la città, ma custodisce un significato molto più profondo e personale, soprattutto per la figlia Rosy. «Quando si utilizza un luogo che porta il nome di suo padre per uno degli appuntamenti più importanti vissuti dalla città, credo che attenzione, sensibilità e riguardo nei confronti di sua figlia dovrebbero essere qualcosa di spontaneo», afferma.
Secondo quanto raccontato da Paola Raisi, l’invito sarebbe arrivato soltanto a ridosso dell’evento. «Un invito che, per tempi e modalità, abbiamo ritenuto di dover declinare», precisa. Una puntualizzazione che ritiene necessaria per evitare che venga raccontata una versione parziale della vicenda. «Dire semplicemente che Paola Raisi ha rifiutato l’invito significherebbe raccontare soltanto l’ultimo fotogramma di una storia, cancellando tutto ciò che è avvenuto prima».
Nella sua lettera, la moglie di Iacovone parla anche dell’attenzione mediatica e del ruolo dell’informazione locale. Pur riconoscendo l’importanza dei numerosi articoli dedicati ai lavori, ai sopralluoghi e alla preparazione dell’evento, Raisi si chiede se sia stata riservata la stessa attenzione alla memoria dell’uomo al quale lo stadio è intitolato e alla sua famiglia.
«In quali condizioni stavamo custodendo la memoria dell’uomo il cui nome campeggia su quello stadio? Quale attenzione era stata riservata a sua figlia?», sono le domande poste nella lunga riflessione.
Parole che non intendono, precisa, aprire una diatriba o rovinare quanto è stato realizzato per i Giochi del Mediterraneo. Al contrario, Paola Raisi ribadisce il rispetto mostrato nei confronti della manifestazione, scegliendo di non parlare prima dell’inaugurazione.
Il passaggio più forte della lettera è affidato alla riflessione finale sul valore della memoria. «Non basta chiamare “Erasmo Iacovone” per onorare Erasmo Iacovone», scrive.
«Un nome sulla facciata non è memoria. La memoria è attenzione, sensibilità, riconoscenza e, soprattutto, rispetto».
È con queste parole che Paola Raisi affida alla città tutta la sua amarezza, spiegando che il silenzio mantenuto prima della cerimonia e la scelta di parlare soltanto dopo la grande festa nascono dallo stesso sentimento: il rispetto per Taranto, per lo stadio e soprattutto per la memoria di Erasmo Iacovone.














