Resta alta la tensione sul futuro dei 17 lavoratori del call center di Taranto dell’ex Tiscali, struttura storica del territorio destinata a passare sotto la gestione di Smeraldo Spa, società del Gruppo Canarbino. A riaccendere il confronto è la SLC CGIL di Taranto, che denuncia una situazione di forte incertezza occupazionale e punta i riflettori sulle conseguenze sociali del trasferimento disposto verso la sede di Bari.
A raccontare il caso simbolo della vertenza è la segretaria generale della categoria, Tiziana Ronsisvalle, che richiama l’attenzione sulla vicenda di “Angela” – nome di fantasia utilizzato per tutelarne la privacy – una lavoratrice part-time, madre di due figli, entrambi in condizioni di fragilità, e beneficiaria delle tutele previste dalla Legge 104.
Secondo il sindacato, il riconoscimento della condizione di disabilità non è bastato a garantire adeguate tutele. La dipendente, insieme agli altri colleghi, avrebbe ricevuto senza preavviso una comunicazione con cui veniva disposto il trasferimento nella sede di Bari. Un provvedimento che, dopo il confronto sindacale, è stato temporaneamente sospeso grazie alla possibilità di svolgere l’attività in modalità smart working per i prossimi dodici mesi. Allo scadere dell’anno, tuttavia, il futuro resta ancora incerto.
«I lavoratori sono appesi a un filo di incertezza – afferma Ronsisvalle – tanto che come organizzazioni sindacali abbiamo impugnato il provvedimento di trasferimento, ritenendolo illegittimo. Una situazione che riguarda tutti i dipendenti coinvolti, ma che assume un peso ancora maggiore nel caso di Angela».
La SLC CGIL evidenzia inoltre come le condizioni economiche dei dipendenti rendano impraticabile un trasferimento quotidiano nel capoluogo barese. Molti lavoratori percepiscono infatti stipendi part-time di circa 900 euro mensili, una retribuzione che, secondo il sindacato, non consentirebbe di sostenere i costi aggiuntivi legati agli spostamenti senza compromettere seriamente il bilancio familiare.
Per questo motivo l’organizzazione sindacale ribadisce la propria contrarietà alla prospettiva di una chiusura del presidio tarantino. «Il sito di Taranto non può essere messo in discussione – sottolinea la segretaria della SLC CGIL –. Anche tra un anno continueremo a difendere questo presidio, perché chiedere ai lavoratori di trasferirsi stabilmente a Bari equivale, di fatto, a porli davanti a una scelta obbligata che rischia di trasformarsi in un licenziamento mascherato».
La vertenza, conclude il sindacato, resta quindi aperta. L’obiettivo dichiarato è ottenere garanzie occupazionali stabili per tutti i lavoratori coinvolti e assicurare la continuità produttiva del call center di Taranto, tutelando in particolare le situazioni di maggiore fragilità sociale e familiare.














