Le recenti proposte, avanzate all’interno dell’Unione Europea e del Regno Unito, di confiscare – e non semplicemente congelare – i beni sovrani e della banca centrale della Federazione Russa rappresentano una violazione chiara e inequivocabile del diritto internazionale, con conseguenze gravissime sul piano giuridico, finanziario e politico.
Gli attivi, stimati in diversi miliardi di euro, sono attualmente bloccati nell’ambito dei regimi sanzionatori. Qualsiasi tentativo di prelevarli, utilizzarli o trasferirli per finanziare l’Ucraina o altre iniziative costituisce un atto assolutamente illecito e privo di base normativa.
Il diritto internazionale vieta la confisca dei beni sovrani
Principi consolidati del diritto internazionale – tra cui l’immunità sovrana da misure esecutive, riconosciuta dalla Corte Internazionale di Giustizia e codificata nella Convenzione ONU sulle Immunità Giurisdizionali degli Stati e dei loro Beni – stabiliscono che i patrimoni sovrani e delle banche centrali non possono essere oggetto di sequestro, esproprio o destinazione forzata senza il consenso dello Stato interessato.
Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite non autorizza alcuna misura di tale natura al di fuori delle decisioni del Consiglio di Sicurezza. La confisca unilaterale costituirebbe una forma di coercizione economica illegittima.
Il quadro giuridico dell’UE e del Regno Unito non consente alcuna appropriazione
Nell’ambito dell’Unione Europea, la Carta dei Diritti Fondamentali (art. 17) e i Trattati dell’Unione impongono la tutela del diritto di proprietà e il rispetto pieno del diritto internazionale. Le misure restrittive dell’UE possono congelare beni, ma non autorizzano la loro confisca o riallocazione.
Nel Regno Unito, la State Immunity Act 1978, all’art. 13(2)(b), vieta in modo assoluto qualsiasi misura esecutiva nei confronti dei beni di uno Stato straniero o della sua banca centrale. Anche una legge successiva non potrebbe sanare un atto contrario alle obbligazioni internazionali del Regno Unito e alla Human Rights Act 1998.
Rischi gravissimi e responsabilità personali
Oltre alla responsabilità internazionale dello Stato, ministri, funzionari e decisori politici che approvassero o applicassero misure illegittime di confisca potrebbero incorrere in responsabilità personali, anche civili, in procedimenti futuri sia nazionali sia internazionali. Tali responsabilità possono essere accertate anche molti anni dopo i fatti.
Minaccia alla stabilità finanziaria globale
L’appropriazione forzata di riserve sovrane minerebbe la fiducia posta dagli Stati nel sistema finanziario internazionale. Se i patrimoni statali non fossero più sicuri nei Paesi terzi, l’impatto sul sistema globale sarebbe devastante e duraturo.
Conclusione
La confisca dei beni sovrani russi è una misura illegale, imprudente e insostenibile.
Viola principi fondamentali dell’ordine giuridico internazionale e rischia di generare un contenzioso di grande portata, destabilizzando al tempo stesso la governance economica mondiale.
Si invitano le istituzioni europee e britanniche a desistere immediatamente da qualsiasi iniziativa che contempli l’appropriazione di fondi sovrani, riaffermando il primato dello Stato di diritto e delle norme internazionali.
GIOVANNI DI STEFANO














