Giurano di averlo visto con la stessa spensieratezza e disinvoltura, sia al bar dinanzi ad un caffè, che nel pieno svolgimento organizzativo di una partita di calcio. La naturalezza con la quale opera sembra proiettarlo in un’altra dimensione, lui che il ruolo di dirigente sportivo sembra averlo cucito addosso, come un predestinato. Da oltre 15 anni, una volta appesi gli scarpini al chiodo, Sandro Corbascio mette a disposizione tutta la sua professionalità al servizio delle società sportive in ruoli dirigenziali anche diversi, ma sempre accomunati da una costante: la capacità di ricoprirli tutti bene. Chi lo conosce da vicino dice di non averlo mai colto impreparato e che trova sempre soluzioni di ogni tipo. Inoltre, laddove non se ne intravedono, le crea.
Allora Corbascio da dove nasce questa abilità di problem solving?
Credo che questa sia un’abilità in parte innata confacente anche con il proprio carattere ed in parte acquisita con la pratica e l’esperienza. Credo di averla del tutto assimilata anni fa quando fui chiamato a collaborare per una associazione di consumatori per curare la comunicazione e, dopo appena due mesi, mi ritrovai all’improvviso dietro una scrivania a ricevere ed ascoltare le persone che mi chiedevano una mano per risolvere i loro problemi con Banche ed Equitalia. Ma pensandoci bene, l’avevo anche sperimentata da caporedattore di un importante giornale pugliese quando il direttore mi chiedeva di chiudere un giornale quotidiano di 32 pagine ed io avevo poche risorse umane a disposizione. L’ascolto e l’osservazione sono fondamentali prima di procedere con qualsiasi tipo di azione e l’esatta lettura delle situazioni è quella che fa sempre la differenza. La stessa capacità che è richiesta all’allenatore nel leggere una partita di calcio.
Dirigente sportivo è una espressione generica, ma quali qualità dovrebbe avere questa figura?
Rispondo partendo dal dire quali limiti certamente non deve avere per essere riconosciuto come tale. Il dirigente sportivo non deve trasmettere ansia e tensione al gruppo. Se un dirigente sportivo è sempre teso ed agitato, il gruppo e la squadra assorbirà sempre questi feedback negativi che si ripercuoteranno, sia sul piano delle prestazioni in campo, che su quello collegato dei risultati sportivi. Bisogna sempre trasmettere serenità e fiducia anche per far crescere autostima e consapevolezza dei propri mezzi. Un dirigente sportivo non deve mai perdere il controllo, se rimedia sistematicamente squalifiche ed inibizioni deve cambiare mestiere. Un dirigente sportivo non deve essere mai troppo tifoso e quindi troppo coinvolto, altrimenti viene meno la lucidità nell’affrontare le situazioni. Un dirigente sportivo deve sempre studiare, documentarsi e migliorarsi giorno per giorno perché il calcio e le normative si evolvono e si modificano alla velocità della luce, quindi bisogna essere sempre al passo coi tempi. Un dirigente sportivo deve essere un abile mediatore, comunicatore e saper tessere relazioni con gli addetti ai lavori in maniera rispettosa e professionale. Deve conoscere sempre le gerarchie ed il rispetto dei ruoli perché invadere il campo di altri porta solo a creare conflitti e problemi. Deve avere sempre autorevolezza, è questa la qualità più importante, ma la si acquisisce solamente con la pratica corretta sul campo giocandosi al meglio le proprie possibilità. Un dirigente non deve mai aver paura di assumersi responsabilità, fanno parte del nostro lavoro. E potrei continuare per ore su altre caratteristiche che deve possedere un dirigente sportivo. Magari proseguo un’altra volta…
Quale è la tua difficoltà più grande nel ricoprire il ruolo di dirigente sportivo?
Sinceramente sono due: una riguarda la difficoltà ad avere delle opportunità per dimostrare il proprio valore. In un mondo fatto in gran parte di abusivi e raccomandati, ritagliarsi spazi per far valere la meritocrazia, è tutt’altro che semplice. L’altra riguarda un aspetto prettamente di visione: non è facile essere sempre allineati nel modo di pensare ed agire da dirigente sportivo in una società di calcio. E’ un problema che riscontro spesso. Mi capita ad esempio di inculcare un certo tipo di mentalità e di lavoro che in quel preciso momento non viene interpretato nella giusta maniera o recepito a dovere. E quando questo avviene, ma a posteriori, è già tardi. Nel calcio per lavorare bene ed ottenere risultati importanti bisogna sempre parlare la stessa lingua.
Raccontaci delle tue ultime esperienze, partendo dal Taranto Calcio…
Taranto a mio avviso è la piazza ideale per fare calcio, sia per come è vissuto dalla tifoseria, che per l’enorme potenziale che ha. A Taranto ti senti davvero giocatore ed, allo stesso tempo, ti senti davvero dirigente sportivo. Credo che il Taranto sia in buone mani, il presidente Giove è il primo tifoso e, al netto di eventuali errori che tutti possiamo commettere, non può che fare il bene di Taranto. La sua tabella di marcia dimostra affidabilità, dal suo insediamento in quattro anni e mezzo due volte ha disputato i play-off di serie D, un anno non è stato completato il campionato per via del Covid, l’altro anno ha vinto il campionato di serie D e nella scorsa stagione ha centrato la permanenza in serie C. Se faccio una previsione di crescita sportiva per i prossimi 4 anni punto tutto sul Taranto anche per ragioni strutturali.
In che rapporti sei rimasto con la società ionica?
In ottimi rapporti, due settimane passavo dallo “Iacovone” e sono andato a salutarli. Ho fatto una chiacchierata con il Direttore Generale Vittorio Galigani, persona di elevatissima statura professionale, ed il Segretario Generale Mariagrazia Sigrisi che ritengo sia, anche in prospettiva, una colonna dirigenziale di alto profilo.
E sul Bitonto che ci racconti?
Bitonto ha alle spalle un grande presidente, Francesco Rossiello, che merita senza dubbio altri palcoscenici. Ha proprio la stoffa nel ricoprire quel ruolo. Sempre preciso, organizzato, attento, presente, lungimirante, appassionato. Credo che anche il Monopoli abbia fatto un grande acquisto.
E per te cosa bolle in pentola per il futuro?
Mi godo qualche giorno di mare, perché da settimana prossima comincia a tutti gli effetti la nuova stagione sportiva. Non so ancora dove lavorerò, ma in ogni caso ho dei contatti in essere. Quest’anno poi spero di frequentare il Corso per diventare Direttore sportivo professionista. Tra qualche anno mi vedo Direttore di un grande Club perché nel calcio chi viene dalla gavetta ha una marcia in più. Grazie agli amici di Giornale Rossoblu per l’intervista ed invito tutti i tifosi a leggerlo sempre quando vorrete conoscere notizie esaustive ed approfondite sul mondo Taranto. E’ un organo di informazione sempre molto puntuale ed attendibile. A presto!
Maurizio Mazzarella














