“Mentre a Civitavecchia il territorio fa quadrato attorno all’investimento della Tyrrhenian Wind Energy, con un progetto di Parco eolico offshore floating composto da 27 turbine da 10 MW ciascuna per un totale di 270 MW, a Taranto si vive un destino opposto: nessuna informazione, nessuna idea di sviluppo e nessuna condivisione con il territorio da parte del Governo”.
Lo afferma Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto, evidenziando il contrasto con quanto avviene nel comune laziale e con i ventilati ritardi sugli investimenti nell’eolico offshore nel porto di Taranto.
“Potremmo far scrivere un cartello all’ingresso di ogni strada della città – continua D’Arcangelo – ‘Benvenuti a Taranto: città degli annunci che non diventano mai azioni concrete’”.
Il segretario richiama così l’attenzione su vicende irrisolte che si trascinano da anni: dall’eterna vertenza ex ILVA, alle fabbriche dismesse come l’ex Cementir, fino alla situazione del porto e alla sicurezza sul lavoro.
Riguardo al porto, D’Arcangelo solleva dubbi sulla programmazione dei 28 milioni di euro destinati alla riqualificazione dell’area portuale di Taranto, individuata insieme a Brindisi e Augusta come hub eolico esclusivo per legge: “È lecito chiedersi a che punto siamo? È lecito porre domande senza essere considerati avversari dello sviluppo?”.
Il segretario sottolinea l’urgenza di diversificazione industriale e produzione di energia alternativa, non solo per la riqualificazione produttiva e umana del territorio, ma soprattutto per le ricadute occupazionali: “Parliamo di vere e proprie bestemmie di fronte al dolore che vive questo territorio, mentre continuano cassa integrazione, licenziamenti collettivi come quello della Semat e scadenze imminenti dell’IMA per i lavoratori del porto. Tutto ciò soffoca le prospettive reali, nonostante convegni e annunci di un futuro radioso che però non si materializza”.
D’Arcangelo denuncia anche la debolezza degli investimenti pubblici locali e nazionali: “Penso ai progetti comunali del Sea HUB, della Green Belt e ai 61 milioni che il sistema difesa intende spendere per l’Arsenale della Marina Militare di Taranto. Piovono milioni e sui giornali compaiono altisonanti annunci politici, ma nessun posto di lavoro in più è stato creato e nessuna crisi aziendale risolta”.
Il segretario conclude facendo appello alle istituzioni: “Abbiamo chiesto un incontro, un tavolo istituzionale, non per opporci alle idee di sviluppo, ma per capire la loro origine e vocazione. In un’epoca di guerra, in cui cambiano anche le politiche industriali, è lecito chiedersi se questi investimenti escludano i 28 milioni per l’eolico offshore, considerando quanto si muove a Civitavecchia e le dichiarazioni del presidente della Regione Lazio, che parla di un indebolimento della posizione di Taranto a favore della città laziale. Chiedo alle istituzioni locali di mettere lo sviluppo del territorio come priorità ineludibile”.














