Nella notte tra il 5 e 6 febbraio 1978, quarantasei anni fa, morì il bomber Erasmo Iacovone, il calciatore più amato in assoluto nel calcio ionico, sulla Strada Statale 7 Ter (Taranto – San Giorgio Jonico), bivio con la Strada Provinciale 104 (Salina Grande – Talsano).
A distanza di tanti anni, il suo mito è sempre presente e vivo sia in chi lo ha visto correre sul vecchio campo Salinella, quello con struttura in tubi Innocenti e “tavoloni” in legno su cui si assiepava la tifoseria dell’epoca, in curva e gradinata, sia in chi ha soltanto visto e udito le sue gesta calcistiche che, nella stagione 1977- 78, nei primi cinque mesi di campionato stava facendo sognare una città intera per il raggiungimento del paradiso calcistico, la serie A, mai vissuta in riva allo Ionio.
In quella giornata di campionato, il 5 febbraio 1978, 21^ giornata, 2^ di ritorno, al Salinella, gli ionici ospitarono la Cremonese, in un match che nonostante il gran ritmo e le occasioni create non furono concretizzate per una eccellente giornata di un portiere di nome, Ginulfi, che impedì più volte, proprio ad Erasmo, la gioia del goal.
Lo 0 a 0 finale, di rammarico per il risultato, comunque fu accolto con il ringraziamento alla squadra, da parte del pubblico presente, per l’impegno profuso e la classica maglia sudata, portò quel velo di tristezza negli spogliatoi per l’occasione dei due punti, mancata.
La tragedia, però, come sempre accade, si manifestò tra le tenebre di una fredda nottata di febbraio, quando alle prime ore dell’alba del 6 febbraio, il tam tam mediatico, nonché quello classico della notizia diffusa in tutti i posti di lavoro e negli uffici, scuole ed enti pubblici e privati, quasi a macchia d’olio si diffuse e la giornata fu variata dalla ferale notizia dell’incidente mortale che coinvolse Erasmo, così amorevolmente chiamato, perché, da subito, entrato nei cuori degli sportivi, tifosi, appassionati e da tutto l’ambiente cittadino e della provincia, anch’essa al seguito dei colori rossoblù.
Il calciatore che più di altri in quella magica stagione 1977 – 78 aveva fatto provare la concreta ebbrezza della realizzazione del sogno serie A, grazie ai suoi goal e al suo carattere molto schivo e riservato, non avrebbe più difeso i colori rossoblù su questa terra, ma dall’alto dei cieli dove non ancora ventiseienne era volato.
In quella occasione, la Città tutta, in un unico afflato, in segno di lutto, oltre quello ovviamente cittadino, si strinse attorno alla signora Paola Raisi, all’epoca in attesa della nascita della figlia, tributandole l’affetto e la vicinanza, dimostrazione di come un figlio “adottato” dalla Città dei Due Mari, per l’attaccamento ai colori rosso blu, lo spirito d’appartenenza, la fierezza di calcare il glorioso Salinella, soprattutto orgoglioso, sia pure mostrato in modo molto misurato, di giocare in un contesto che fece suo da quando nel novembre 1976 fu ingaggiato dal Mantova, fosse riuscito ad unire tutto il capoluogo ionico e l’ambiente sportivo.
Il sogno di arrivare nella massima serie, allora, dopo 51 anni di vita del Taranto calcio, andò in frantumi e con esso, una parte dei cuori palpitanti rossoblù, cessarono di battere, quasi suggello di un amaro e triste destino che da sempre ha accompagnato le gesta calcistiche di una delle più grandi Città d’Italia, capoluogo di provincia, a non avere mai visto calcare la propria formazione nella serie A.
In quel momento, di grande tristezza, nacque il “mito Iacovone” che oltre ad essere ricordato con l’intitolazione dello stadio cittadino (abbandonò la denominazione “Salinella”), spinse alcuni sportivi e tifosi a deporre una lapide proprio nei pressi dell’incrocio fatale, che proprio di recente è stato preso in consegna e ristrutturata grazie all’APS Taras 706 a.C., ideale custode della conservazione del nome del calciatore, nativo di Capracotta, nella provincia di Isernia, nel Molise.
Il suo ricordo, nel tempo comunque è stato più volte omaggiato: il 20 ottobre 2002, con l’inaugurazione di una statua nella piazza prospiciente l’impianto sportivo, realizzata dallo scultore Francesco Trani, quindi il 19 luglio 2009 la Giunta comunale di Taranto ha intitolato una via, adiacente allo stadio, ad Erasmo Iacovone.
Nella stagione 2015-16, sulle maglie della compagine jonica era presente una serigrafia del suo volto e, nel 38º anniversario della sua morte, il 6 febbraio 2016, il Taranto, impegnato in campionato in turno infrasettimanale indossò una maglia celebrativa.
La famiglia Iacovone, Paola Raisi e la figlia, conserva un legame indissolubile con la Città ionica, tanto che oltre alle varie ricorrenze e celebrazioni, in onore di Erasmo, viene frequentemente a Taranto per continuare a coltivare i rapporti personali che in quei 15 mesi di permanenza, Erasmo, aveva allacciato e rafforzato grazie al suo carattere di gran bravo ragazzo, sicuramente esempio per le nuove generazioni dell’epoca.
Erasmo, sono più nove lustri che non sei più qui tra noi, ma la nostra Città, che ti ha sempre nel cuore, gli sportivi e tifosi tutti, sanno che da lassù, vegli la nostra inimitabile squadra dei colori rossoblù, da Te amati e difesi, con fierezza sui campi della serie B in quella stagione e mezza disputata, con la certezza che accompagnerai, i giocatori indossanti la maglia bicolore, a coronare, con leggerezza, il sogno, infranto in quella buia notte, che nel tuo nome si raggiungerà sempre ricordando le tue scolpite gesta in campionato.
Adesso lo Stadio che porta, il ricordo delle tue gesta, sarà oggetto di restyling, in occasione di una kermesse internazionale, indosserà il vestito “buono” che, speranza di tutti, sia sfoggiato con fierezza anche in palcoscenici superiori a quelli frequentati attualmente, ma l’orgoglio di essere rossoblù e di considerarti come il portacolori di un’intera città e della sua provincia, ci renderà ancora più forti ed orgogliosi di essere tarantini, ma di origini spartane e Tu, da lassù, ci veglierai amorevolmente, come i genitori fanno con i lori figli.
Grazie, Erasmo, uomo del Sud, veglia sui cuori palpitanti rossoblù e su quei ragazzi che difendono, la domenica, sul prato verde, gli inimitabili due colori, impressi nei nostri animi.














