Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha lanciato un ultimatum durante la riunione con gli enti locali sull’accordo di programma per l’ex Ilva di Taranto: «Abbiamo 48 ore di tempo per decidere, altrimenti la sentenza è già scritta». Il riferimento è alla Conferenza dei Servizi tecnica, convocata per giovedì 10 luglio, da cui dipende il rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Senza tale autorizzazione – ha spiegato Urso – la prosecuzione dell’attività dell’acciaieria sarebbe compromessa anche sul piano sanitario, oltre che ambientale.
I lavori del tavolo, interrotti dopo quattro ore per un approfondimento tecnico, riprenderanno nel pomeriggio. Il clima, riferiscono fonti del ministero, è stato definito «costruttivo e collaborativo». Urso ha inoltre indicato come obiettivo la presentazione del Piano Siderurgico Nazionale entro la pausa estiva, con l’ambizione di rendere l’Italia leader europeo della siderurgia green: «Un salto qualitativo che richiede visione, investimenti e decisioni rapide da parte di tutti».
Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, si starebbe valutando un possibile rinvio della Conferenza dei Servizi, qualora si arrivi nei prossimi giorni a un accordo formale tra le parti coinvolte nel negoziato in corso presso il Mimit.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha però frenato su un’intesa immediata: «Escludo che oggi si possa arrivare a una firma. Serve un accordo serio, non una presa in giro per la comunità locale». Emiliano ha evidenziato che la fabbrica oggi inquina poco anche perché produce poco, ma ha sottolineato la necessità di una decarbonizzazione efficace e credibile. «Non possiamo farlo semplice come vorrebbe il governo», ha dichiarato, aggiungendo che va chiarito chi finanzierà l’intervento.
Sulla stessa linea il sindaco di Taranto, Piero Bitetti: «È troppo comodo passare la palla così. Serve un discorso serio sul futuro di un territorio che ha già dato tanto in termini di sacrifici». Bitetti ha anche definito «un falso alibi» il riferimento del ministro Urso alla sentenza del Tribunale di Milano: «Quella decisione può essere appellata. Prima di firmare vogliamo vedere i contenuti dell’accordo».
Il confronto prosegue, ma resta alta la tensione tra l’urgenza politica di arrivare a una soluzione e la necessità di garantire un’intesa credibile e condivisa per il futuro dell’ex Ilva.














