di Maurizio Mazzarella
Ci sono immagini che valgono più di qualsiasi polemica. Il nuovo manto erboso dello stadio Erasmo Iacovone, ormai completamente posato, è una di quelle. È la dimostrazione concreta che il progetto di riqualificazione dell’impianto procede e che Taranto, dopo anni di promesse, sta finalmente vedendo nascere una delle infrastrutture sportive più importanti della sua storia recente.
Per mesi il dibattito pubblico è stato caratterizzato da un clima di scetticismo continuo. C’era chi sosteneva che i lavori non sarebbero mai arrivati a conclusione, chi parlava di ritardi insanabili e chi vedeva nei Giochi del Mediterraneo un’occasione destinata inevitabilmente al fallimento. Una narrazione che oggi si scontra con una realtà difficile da contestare.
Lo Iacovone cambia volto ogni giorno.
E se oggi il cuore dello stadio è finalmente rivestito dal nuovo prato naturale, gran parte del merito va riconosciuto al lavoro del Commissario Straordinario Massimo Ferrarese, chiamato a gestire un programma di opere pubbliche complesso e senza precedenti per il territorio. Le difficoltà non sono mancate, come in ogni grande cantiere, ma ciò che conta è il risultato che sta prendendo forma sotto gli occhi dei cittadini.
Naturalmente, la critica resta un diritto sacrosanto. Il controllo sull’operato delle istituzioni è uno dei pilastri della democrazia. Ben diverso, però, è il comportamento di chi ha trasformato ogni avanzamento dei lavori in un’occasione per alimentare sfiducia, quasi augurandosi che i Giochi del Mediterraneo si trasformassero in un fallimento. Perché criticare è legittimo, tifare contro la propria città non lo è.
Oggi quelle stesse persone dovrebbero avere l’onestà intellettuale di riconoscere che i fatti raccontano una storia diversa. Lo Iacovone non è più un rendering, ma una realtà che prende forma giorno dopo giorno. Le opere stanno avanzando e Taranto si prepara ad accogliere un evento internazionale con infrastrutture che resteranno patrimonio della città anche dopo la conclusione dei Giochi.
Una riflessione, però, è inevitabile. Al netto delle note problematiche societarie che hanno interessato il Taranto Calcio prima dell’avvento della famiglia Ladisa, viene spontaneo chiedersi se, con una gestione più tempestiva e lungimirante dell’intera vicenda da parte della precedente amministrazione comunale, soprattutto sul fronte delle tempistiche e della programmazione dei lavori, oggi la squadra rossoblù avrebbe potuto disputare ancora il campionato di Serie C. È una domanda che probabilmente non avrà mai una risposta definitiva, ma che merita di essere posta, perché il contesto nel calcio professionistico ha un peso tutt’altro che marginale.
Oggi, tuttavia, prevale un’altra immagine. Quella di uno stadio che torna finalmente a vestirsi di verde, simbolo di una città che, dopo troppi anni di immobilismo, ricomincia a costruire il proprio futuro.
Le polemiche continueranno. È inevitabile. Ma il nuovo Iacovone rappresenta una verità difficilmente contestabile: quando ai proclami si sostituiscono i cantieri e ai dubbi i risultati, sono i fatti a parlare. E, almeno questa volta, parlano decisamente a favore di Taranto.














