di Alessandra Carpino – Taranto BuonaSera
Nessun dramma nell’arena dei diecimila. Il Taranto interrompe la sequenza di risultati positivi al cospetto del pragmatismo e dell’organizzazione della capolista Juve Stabia, la prima compagine in grado di espugnare il fortino di uno stadio Iacovone impreziosito dal pubblico numeroso che è valso il “tutto esaurito” sugli spalti dall’avvio della stagione agonistica. Identità precisa e conferma dello schieramento titolare per la squadra rossoblu, invocata a recuperare le energie dopo aver timbrato il successo mercoledì scorso, in occasione della gara di recupero interna col Messina: Ezio Capuano replica il modulo 3-4-3 eclettico nella disposizione offensiva. In difesa, insieme con gli inamovibili Vannucchi fra i pali ed Antonini centrale, l’allenatore punta ancora sulla linea totalmente over completata da De Santis a destra e Riggio a sinistra, mentre la cerniera di centrocampo è appannaggio di Mastromonaco e Ferrara sulle fasce, Calvano e Zonta mediani, col tridente che intende svilupparsi con Kanoute e Bifulco trequartisti a supporto di Cianci terminale puro. L’evoluzione in termini di creatività ed occasioni non è però analoga a quella delle precedenti esibizioni, poiché la compagine stabiese collaudata da Guido Pagliuca si esprime con equilibrio in entrambe le fasi di gioco (vanta la difesa meno perforata del girone), bloccando le fonti della manovra rossoblu già in zona nevralgica, applicando marcature costanti, asfissianti e moltiplicate sui fantasisti, presidiando ogni spazio con cinismo, costringendo Kanoute alla precipitosità in un paio di circostanze e frenando le iniziative ispirate di Bifulco. Le “vespe” conquistano il vantaggio al sesto giro di lancette, al termine di una situazione enigmatica: Baldi effettua il cross a beneficio di Candellone disturbato in area dal placcaggio di De Santis; l’attaccante invoca il calcio di rigore e, nel dimenarsi, tocca la sfera col braccio, prima di insaccare di testa in modo quasi fortuito. Vannucchi protesta destabilizzato, mentre l’arbitro Galipò della sezione di Firenze convalida la rete senza esitazioni. La compagine campana risulta precisa nell’uno contro uno, prende le misure ed è attenta nel contenimento, in una gara poco brillante, sicuramente razionale ed intervallata da pause e contrasti veementi. Nel corso della ripresa, Capuano prima inserisce Romano per un Calvano acciaccato (ferita alla tempia), poi inventa un Taranto a trazione anteriore optando per un assetto originale, un 4-2-3-1 che consta dell’aggiunta di Orlando a rimpinguare la batteria offensiva. L’occasione del momentaneo pareggio è documentata al 21’st: ai padroni di casa è concesso il penalty, accordato dopo fallo di mani in area di Baldi su Bifulco. Dal dischetto Cianci esegue, ma è perfetto il portiere Thiam ad allungarsi sulla sua destra e neutralizzare con uno stacco di reni. La Juve Stabia raddoppia al 27’st: Piscopo prova la conclusione imbeccato da Meli, ma Vannucchi si oppone; in mischia è ancora Piscopo che s’inserisce sulla porzione mancina e segna a porta praticamente sguarnita. E’ un Ezio Capuano che riflette controcorrente e commenta in modo severo, quello che si presenta in sala stampa al termine dell’incontro: alla vigilia, aveva assicurato che il suo Taranto, attraverso la qualità e la coerenza della strategia e dei singoli interpreti, così come la lettura dei vari momenti del duello, avrebbe enfatizzato i difetti della Juve Stabia. “Si è giocato contro una squadra molto chiusa, difendeva molto bassa, ci saltava la pressione con lanci lunghi: lo sapevamo, però penso che abbiamo offerto una grossa prestazione ed il risultato è totalmente non veritiero- ha commentato- Vorrei rivedere il primo gol subìto, perché i ragazzi mi dicono che Candellone ha toccato la sfera con la mano. Però nel primo tempo, Kanoute deve mettere in mezzo la palla che ha calciato invece di defilarsi. Se andiamo nell’intrinseco della partita, penso ci sia stato un monologo del Taranto, poi ognuno può leggere diversamente. Ho fatto i complimenti alla Juve Stabia: è una compagine solida, ben messa in campo, cattiva sulle seconde palle. E’ andata come l’avevamo preparata tatticamente, purtroppo gli episodi ti cambiano una partita, persino una stagione”. Inversione di marcia nella seconda frazione, con un Taranto più spregiudicato ed intraprendente: “L’intuizione di dare ampiezza, di passare ad un inedito 4-2-3-1: la mia squadra, con tutte le partite ravvicinate, ha corso, ha pressato, ha allungato, costringendo l’antagonista a prendere la palla e buttarla in avanti- ha confermato l’allenatore rossoblu- Juve Stabia solida, non per caso è in testa alla classifica, ma noi abbiamo creato e sbagliato tantissimo. Il portiere Thiam ha compiuto almeno tre miracoli, su Orlando e sul penalty di Cianci in primis, è il terzo calcio di rigore che neutralizza in quest’avvio di stagione: fosse stato realizzato, avremmo interrotto una certa inerzia, probabilmente avremmo vinto”. “Il Taranto mi è piaciuto sotto l’aspetto dell’intensità e fisico – è il pensiero alla conclusione del tour de force- E’ normale che qualche episodio mi abbia innervosito, questo lo chiariremo. Posso perdere le partite, ma col mio cervello, non con quello degli altri”. Sottilmente sibillino, Capuano: “Mi assumo sempre la responsabilità di tutto. Quello che dovevo dire l’ho detto nello spogliatoio e lo ribadirò. Cianci ha sbagliato. Dal dischetto non è mai facile: è il terzo calcio di rigore che fallisce, la colpa è mia che gliel’ho fatto battere: mettiamola così”. La passione e la maturità del pubblico è stata certificata dai cori incessanti e dal tributo riservato ai calciatori ionici nell’epilogo: “Sono andato sotto la curva ed ho applaudito i tifosi, perché hanno dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l’attaccamento, hanno urlato sino al 95’, hanno apprezzato l’impegno e la qualità che la squadra ha espresso- ha confidato Capuano-E’ normale che portare tanta gente allo stadio ed uscire perdenti non è una cosa bella: stiamo andando aldilà di ogni più rosea aspettativa, resta l’amaro in bocca per aver perso immeritatamente contro la capolista. Gli applausi a scena aperta determinano che la squadra è piaciuta, ha lottato su ogni palla, ha corso, ha costruito. Dopo una sconfitta essere applauditi è più bello e significativo che dopo una vittoria”.













