Un post breve, ma denso di significato e preoccupazione. È quello pubblicato dal giornalista Nicola Binda, firma storica della Gazzetta dello Sport, che ha acceso i riflettori su una situazione tanto nota quanto ignorata: la difficoltà di molte società calcistiche ad iscriversi ai prossimi campionati.
«Tante società stanno facendo fatica a iscriversi. Salti mortali, sforzi economici, peripezie: venerdì scade il termine, c’è preoccupazione. Brutto segnale per il nostro calcio, bisogna fare qualcosa, prima che sia troppo tardi.»
Parole semplici, dirette, che riassumono con lucidità il momento critico che sta attraversando una parte significativa del calcio italiano, soprattutto nelle categorie inferiori. A pochi giorni dalla scadenza fissata per l’iscrizione ai campionati 2025/26, in molte piazze si lotta contro il tempo, ma soprattutto contro la mancanza di risorse e di prospettive.
Il quadro è allarmante.
Società costrette a chiedere prestiti, a cercare garanzie in extremis, a muoversi tra burocrazia e debiti, nella speranza di non sparire dai radar. Una situazione che, come sottolinea Binda, rappresenta l’ennesimo segnale di un sistema in affanno.
Non si tratta più solo di singoli casi, ma di un fenomeno diffuso che riguarda decine di club. E ciò che preoccupa ancora di più è il silenzio delle istituzioni, la mancanza di una visione strategica, di una riforma che renda il calcio italiano – specie quello di provincia – sostenibile.
Il messaggio è chiaro: serve agire. Ora.
Aspettare ancora significherebbe lasciare che il problema diventi normalità. E quando il collasso arriverà, non ci si potrà più dire sorpresi.













