Abbiamo riportato, per Giornalerossoblù.it, le parole dell’ex capitano del Taranto Luca Brunetti, mattatore degli anni storici della Serie B. Con Brunetti abbiamo rivissuto le partite giocate a Taranto e quando da giocatore del Brescia in Serie A, spedì la Fiorentina in Serie B dopo 54 anni, tramite un suo gol realizzato nella partita Milan-Brescia terminata 1 a 1, con festeggiamenti finali da parte del Milan che conquistò il suo tredicesimo scudetto.
Dopo il ritiro dal calcio giocato, si è dedicato ai ragazzi del settore giovanile di Pisa, Lecce e Livorno, inoltre è stato collaboratore tecnico a Bologna e Torino, lavora ancora nel mondo del calcio?
Il calcio è sempre stato il mio mondo. Quest’anno dovevo assumere l’incarico da allenatore in seconda della Juve Stabia insieme al mio amico Guido Pagliuca, siamo come fratelli, ma ahimè verso la fine del mese di Giugno giocai una partita tra ex calciatori della Lazio rimediando un infortunio al tendine d’Achille che mi ha costretto a stare fermo diversi mesi, non riuscendo a partecipare al ritiro della squadra. Quest’anno purtroppo è andata così, speriamo di avere più fortuna il prossimo.
Ha giocato in Serie B e in Serie A marcando diversi campioni, chi è stato l’attaccante che l’ha messa maggiormente in difficoltà?
Per me la Serie B è stata un’ottima palestra, mi ha permesso di marcare attaccanti che hanno giocato in Serie A. Quando, nella stagione 1991\1992 con il Brescia vincemmo il campionato con successiva promozione in massima serie, marcai gli attaccanti più forti del mondo come Gullit, Van Basten, Vialli, Careca, Fonseca, di certo dovevi essere concentrato e al 100%, altrimenti sarebbe stata un’impresa marcarli, ma non è detto che ti possano mettere in difficoltà, ad esempio se tendi a rilassarti tutta la settimana in partita non rendi ed un qualsiasi attaccante potrebbe essere difficile da marcare. In quegli anni si prediligeva la marcatura ad uomo, nelle prime 18 partite di campionato nessuno degli attaccanti che marcavo è riuscito segnare. All’epoca era un altro calcio, molto diverso da quello che vediamo oggi negli stadi o in televisione, gli attaccanti erano molto più forti ed il gioco era molto più tecnico dove lo spettacolo lo conducevano i centrocampisti con le loro giocate sopraffine, oggi i giocatori hanno dei fisici imponenti e sono molto più atletici, si gioca molto sulla velocità e tendenzialmente si esprime un bel calcio perdendo molto sulla tecnica, quindi sarà complicato assistere a giocate da parte dei fantasisti come quelle che partivano dai piedi di Roberto Baggio o Gianni Rivera.
Ad oggi chi è il giocatore che più tende ad avvicinarsi alle sue qualità?
Mi rivedo in quei giocatori di temperamento, quei difensori che entrano in aria di rigore per saltare di testa su un calcio d’angolo, come ad esempio Danilo o Bremer della Juventus che sanno marcare a uomo tendendo a giocare d’anticipo scaricando sul primo centrocampista che si propone. Secondo me è questo il lavoro che deve eseguire un difensore, quando toccano la palla 4 o 5 volte diventano ridicoli. Oggi si tende ad effettuare la costruzione del gioco partendo dal portiere ma squadre come Salernitana o Frosinone non possono permetterselo nonostante delle volte gliele vedi fare, se ai miei tempi tendevi a giocare in questa maniera gli attaccanti avversari ti mangiavano vivo! Molti allenatori di Serie A hanno cambiato questa filosofia di gioco accorgendosi di non essere vantaggiosa.
Taranto è stata la squadra dove ha militato più anni rispetto le altre collezionando 130 presenze e 9 gol, come definisce gli anni in riva allo ionio?
A Taranto ho trascorso quattro anni bellissimi nonostante ad essere sincero non era mia intenzione trasferirmi nel sud Italia, non volevo allontanarmi da casa. La stagione precedente vincemmo il campionato di Serie B con la Lazio e non era in cima alle mie preferenze trasferirmi in una squadra che avrebbe lottato per non retrocedere, ma consigliandomi con Massimo Piscedda che stette a Taranto due anni prima del mio arrivo, mi raccomandò di provare quest’avventura, disse che mi sarei trovato bene e avrei conosciuto gente fantastica, riuscì a convincermi! Arrivai nell’Ottobre 1988 ma la stagione ebbe un inizio in salita, non riuscimmo ad evitare la retrocessione in Serie C1, ma con il passare degli anni tutto diventò più semplice, conquistammo la promozione in Serie B e nell’anno successivo se avessimo vinto qualche partita in più in cadetteria avremmo potuto lottare per la promozione in Serie A. Avrei terminato la mia carriera a Taranto molto volentieri, ma nell’estate del 1992 il presidente Carelli, tenendo molto alla squadra, spese un’eccessiva somma di denaro nel tentativo di regalare ai tifosi la Serie A ma non riuscendo a rientrare nelle spese fu costretto a cedere giocatori importanti che avevano valore di mercato come me ad altri. A distanza di quasi trenta anni i tifosi tendono a scrivermi sui social e questo mi fa molto piacere, vuol dire che nel cuore di ciancuno di loro ho lasciato un bel ricordo.
Nella partita pareggiata 1 a 1 contro il Pescara, lasciò partire un missile terra-aria da 78 metri che beffò il portiere Torresin, in un’intervista a fine gara dichiarò di aver visto l’estremo difensore fuori dai pali e ha calciato di prima intenzione, a distanza di anni conferma le sue dichiarazioni?
No, non è andata proprio così, stavo per impattare con Bivi che cercò di chiudermi, ma in ritardo, così mi sentii di calciare il pallone di prima intenzione lasciando partire un missile terra-aria del quale Torresin fu colto impreparato essendo al limite della lunetta, il pallone lo scavalcò e venne fuori questo rocambolesco gol. All’epoca si giocava con i palloni bianchi che usavano in Inghilterra, erano molto leggeri e quando calciavi partivano come dei missili. Se dovessi scrivere una lista dei gol importanti della mia carriera, non metterei questo in cima alle mie preferenze ma bensì il gol al 90’ contro l’Avellino che retrocedette, il gol contro la Juventus perché batterli, per una realtà come Taranto, è stato qualcosa di meraviglioso ed il gol contro il Parma dopo la prima giornata di campionato.
Non ha citato la sua prima rete in Serie A…
Era la stagione 1992\1993 la 33^ giornata di Serie A, io giocavo nel Brescia e quella partita fu molto importante. Ricordo che iniziammo con qualche minuto di ritardo, il Milan alla fine vinse il suo tredicesimo scudetto mentre la Fiorentina aspettava con ansia la nostra sconfitta per salvarsi. Passò in vantaggio il Milan con una rete di Albertini che scagliò un tiro da fuori aria quando mancavano 8 minuti al termine della gara, ma dopo qualche minuto mi incanalai in una galoppata solitaria entrando in aria di rigore e con un gran tiro di destro siglai il gol del pareggio condannando la Fiorentina alla retrocessione in Serie B dopo 54 anni. A distanza di anni i tifosi viola quando mi incontrano mi ricordano ancora quella rete.
Torniamo ai nostri tempi e parliamo del Taranto, crede che mister Capuano possa ambire a qualcosa di più di un piazzamento in zona play-off?
Intorno la fine di Maggio ho sentito Vittorio Galigani, la mia intenzione era quella di proporgli Guido Pagliuca per la guida tecnica della squadra, ha lavorato bene ovunque sia andato e mi fa molto piacere che quest’anno alla guida della Juve Stabia sia primo in classifica, ma il presidente Giove aveva già confermato mister Capuano e sta avendo ragione in quanto nonostante la partenza stentata, sta guidando il Taranto in maniera eccelsa. L’allenatore è importante ma incide al 30%, i protagonisti in campo sono in ogni caso i calciatori, Capuano pare sia riuscito ad entrare nella testa di ognuno di loro tirando fuori il meglio. Nel mercato di riparazione ha perso un tassello fondamentale come Antonini in un momento importante del campionato, perno fondamentale della difesa, credo che farà grandi cose in futuro, come Gatti della Juventus. Il Taranto sta lottando per traguardi importanti ed in questa fase delicata del campionato il vociferare sulla questione stadio è un punto a sfavore per la squadra e per i giocatori, può essere argomento di distrazione, anche se la squadra non deve pensare a queste vicissitudini di ambito più politico ma deve restare serena e concentrata nel centrare l’obiettivo dei play-off. La Serie C è un campionato molto difficile, salgono solo le prime classificate dei tre giorni e la quarta se la gioca mediante un estenuante play-off dove, se hai dato tutto durante il campionato per restare nelle posizioni di vertice, potrebbe non bastare. Rischi di arrivare cotto e essere eliminato da una squadra che ha raggiunto la settima o l’ottava posizione in classifica.
Dove colloca il Taranto in questo campionato di Serie C?
Reputo che sia un campionato dove sono mancate le prime della classe, Avellino, Benevento e Crotone dovevano essere le squadra da battere per la cospicua somma di denaro che hanno speso i presidenti, ma hanno toppato. Il Benevento sembra essere in ripresa, il Taranto invece essendo la meno attrezzata delle favorite, sta eseguendo un campionato eccezionale e merita di occupare quella posizione di classifica, la Juve Stabia sta facendo un campionato al di sopra delle righe nonostante nessuno si sarebbe aspettato il raggiungimento di questi risultati.
Domenica a Torre del Greco va in scena il match tra Turris e Taranto, crede che il Taranto possa fare punteggio?
Non sarà di certo una passeggiata. Si prevede una partita ostica, la Turris ha bisogno di punti per salvarsi dato che mancano poche giornate al termine del campionato e tutte le partite saranno scontri diretti. Sicuramente giocheranno in maniera agguerrita ponendo al Taranto il coltello alla gola che a sua volta non dovrà accontentarsi ma dovrà condurre la partita. Gli ionici devono scendere in campo con la stessa mentalità battagliera che avrà la Turris, ha un potenziale molto più elevato rispetto sgli avversari e dovrà dimostrarlo.















