di Domenico Ciquera
Quest’oggi abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Paolo Pellegrino, ex portiere del Taranto Calcio nella stagione 2018-2019, terminata con una sconfitta ai playoff contro il Cerignola.
Stagione del Taranto – Quella che si è conclusa è stata una stagione importantissima. Dispiace che siano usciti dai playoff per un gol. Penso che l’organizzazione che ha avuto il presidente abbia portato i suoi frutti perché non era da tutti arrivare in quelle posizioni con un budget non molto elevato. Hanno dimostrato molta conoscenza dei giocatori e hanno puntato sui giovani e su un allenatore di categoria. Penso che Giove sia un presidente molto attento a queste cose.
Capuano – Non conosco il mister, non l’ho mai avuto, però si vede che è una persona di calcio e queste categorie le conosce come le sue tasche. Ha il suo gioco, guarda molto la fase difensiva, ma quando attacca il Taranto fa sempre molto male.
Società – Ho conosciuto il presidente Giove e anche suo fratello, sono persone che nel mondo del calcio fanno bene. Ho avuto l’onore di indossare la maglia del Taranto quando c’erano loro, mi hanno davvero trattato bene e li porto sempre nel mio cuore. Anche se ormai non gioco più a livelli importanti, seguo sempre il Taranto perché è stata una tappa importante nella mia vita.
Somiglianze – Diciamo che forse quell’anno noi eravamo partiti per vincere il campionato e poi si è rivoluzionata la squadra. Invece, questo Taranto è stato costruito per divertirsi e fare bene e ha mantenuto tutta l’ossatura. Per quanto mi riguarda, in quella stagione ci sono stati due tipi di Taranto, quindi non penso ci sia stata tanta somiglianza.
Iacovone – Giocare a Taranto, anche solo entrare in quel campo, è un’emozione che non si può descrivere. È respirare calcio. A Taranto, la Serie C sta stretta, perché da una città come Taranto mi aspetto la Serie B o la Serie A. È una piazza davvero bella, si sta bene, i tifosi ti fanno stare bene. Se sudi la maglia, i tifosi ti apprezzano. Quando vai in giro, respiri un’aria che non so spiegare. Poi lo Iacovone è uno stadio che ti accoglie in maniera incredibile.
Futuro – Diciamo che io ormai ho fatto famiglia, ho due bimbi e lavoro, quindi faccio calcio come una passione. Quest’anno sono stato a Cosenza, in Eccellenza calabrese, e l’anno prossimo non so se continuerò. Se continuerò, sarà con la stessa società. Non ho avuto tantissime richieste perché ho messo come priorità la famiglia.














