di Maurizio Corvino
Abbiamo avuto il piacere di ascoltare l’ex calciatore rossoblu Pietro Maiellaro, lui che fu sacrificato per garantire l’iscrizione ai rossoblu. Con lo Zar abbiamo spaziato dal calcio moderno alla crisi delle squadre pugliesi, dispensando consigli e svelando un piccolo aneddoto.
Il calcio di oggi – Quando io iniziavo a giocare c’era poco calcio in televisione e quando vedevo le partite, i calciatori mi sembravano quasi irreali, sembravano qualcosa di irraggiungibile.
Oggi diventare calciatore sembra molto facile, i ragazzi vengono lanciati in categorie che forse non meritano solo perchè i regolamenti prevedono guadagni per le società che li schierano, ma spesso servono solo per fare cassa e non per valorizzare realmente il prodotto, il proprio vivaio. Bisognerebbe cambiare mentalità, soprattutto quella di alcuni genitori, quelli che pensano di avere il campione in casa e in lui vedono oro che luccica. Così si creano illusioni. Sono d’accordo con chi dice che nel calcio ognuno ha una propria categoria ma oggi sembra che non esistano più, non si da’ il giusto tempo ai ragazzi di formarsi atleticamente e tecnicamente. Si bruciano le tappe e spesso anche i ragazzi.
La crisi dei numero 10 – Ai miei tempi si giocava per strada, era bello tenere il pallone tra i piedi, dribblare e calciare in porta; oggi nelle scuole calcio se un ragazzino tocca più di due volte la palla senza passarla al compagno viene rimproverato. Manca la gioia in campo, non ci si diverte più. Questi ragazzi arrivano al campetto e hanno tutto già bello e organizzato, vivono ovattati nel loro ambiente, sembrano tanti robot. In campo sono ingabbiati e attenti agli schemi, alla costruzione dal basso, poi vedi le partite e sono tutte così noiose, piene di tatticismo. Bisogna dire anche che gli allenatori, hanno la spada di Damocle dei risultati ad ogni costo, sono giudicati solo in base ai risultati e perciò non rischiano nel lanciare i giovani talentuosi ma si affidano a chi da’ garanzie tattiche, uccidendo la fantasia dei ragazzi.
Troppi sacrifici – Secondo me chi ha parlato di troppi sacrifici dei calciatori, per quanto bravo e intelligente, ha perso un’occasione per stare zitto. E’ vero che giocare a calcio oggi è diventato più stressante, ma si guadagnano cifre con tanti zero che un operaio non vedrà mai.
Grandi attaccanti – Ho giocato con tanti ragazzi forti, se devo fare un nome dico Batistuta, lui era proprio il prototipo del centravanti. Di contro posso fare anche nomi di altri ragazzi con i quali mi sono trovato benissimo e in categorie minori come Gabriele Messina o Totò De Vitis. Poi ricordo Joao Paulo che è uno degli attaccanti più forti con cui ho giocato. Ne ho conosciuti tanti forti davvero. Poi però mi piace ricordare giocatori come Loseto, uno che aveva rispetto del campo e dell’amicizia. Ci sono tanti altri ragazzi forti che non hanno avuto la stessa fortuna ad arrivare in alto per varie vicissitudini o perchè magari non godevano di una buona stampa.
Il rammarico – La nazionale maggiore. All’epoca già non era facile arrivare in nazionale perchè c’erano giocatori caldeggiati dalla stampa, altri che militavano in squadre “politicamente” forti, ma alla fine chi ci andava era comunque molto forte, il livello era molto alto soprattutto nel mio ruolo. Oggi mi sembra di vedere molta più difficoltà nel trovare calciatori da Nazionale, soprattutto di quel livello.
La crisi delle pugliesi – Mi piange il cuore vedere Foggia, Andria, Taranto avere tutti questi problemi. Io mi domando e non capisco perchè, chi prende le squadre in serie C e investe tanti soldi per farlo, non investe parte del budget sul settore giovanile che, se fatto bene, in un paio di anni ti porta quattro o cinque calciatori in prima squadra e ti crea patrimonio di tua proprietà. Invece no, non si investe, poi si retrocede o si fallisce e si va a giocare in serie D o peggio in Eccellenza; e per andare a vincere un campionato di Eccellenza se va bene ci vogliono 500/600 Mila euro, in D non ne parliamo, poi vai in C e devi cambiare mezza rosa perchè non è adatta alla categoria. Si fanno sempre gli stessi errori e questo mi fa impazzire, poi chi ne paga le conseguenze è sempre il tifoso. E’ una storia che si ripete sempre, io fui “sacrificato” dal Taranto per garantire l’iscrizione dell’anno successivo. Ma se fai debiti poi sei sempre a rincorrere, ricapitalizzi ma non ti riprendi mai, se non hai giovani di proprietà che ti possono fare cassa non recuperi mai e alla fine questi sono i risultati.
Consiglio – Al prossimo presidente del Taranto dico di ripartire investendo sul settore giovanile, bisogna puntare e dare fiducia ai ragazzi, il tempo dopo ripaga di tutto.
L’Eccellenza – Il Taranto ovviamente dovrà puntare a vincere il campionato ma non sarà facile andare a incontrare squadre col coltello fra i denti, e non immagino se dovessero trovarsi altre squadre pugliesi oggi in difficoltà, sarebbe una barzelletta ma tutto è possibile con quello che sta accadendo.
Il ricordo di Taranto – Io a Taranto mi sono trovato benissimo, ho conosciuto gente per bene che non merita tutto quello che sta subendo oggi, è stata la mia isola felice e a Taranto mi sono sentito calciatore e mi hanno convinto di essere forte, li ho capito davvero che potevo diventare un calciatore forte.
L’aneddoto sul suo ritorno – (Ride, ndr) Questa cosa è diventata quasi una barzelletta, mi dissero che l’allora presidente andava dicendo a tutti che era fatta, fece preparare anche le casacche ad Aldo Scardino, il magazziniere. Un giorno mentre ero a Milano per firmare col Venezia mi arriva la chiamata di Aldo dicendo se che mi stavano aspettando, e io gli dissi che lui era stata l’unica persona di Taranto che avevo sentito fino a quel giorno. Peccato perchè se davvero mi avessero cercato, io sarei tornato immediatamente a Taranto.
Il futuro – Ho ancora voglia di stare nel mondo del calcio. Non di allenare ma di andare a visionare calciatori si, anche se non vedo più tante partite ma spero di avere un po’ più di continuità e viaggiare alla ricerca di nuovi calciatori.














