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Taranto, Giove: “Allestiremo una squadra per fare delle cose importanti”

Foto Maurizio Mazzarella

Massimo Giove: “Ho chiuso con il calcio, ma il Taranto ha bisogno di un progetto serio”

L'ex presidente del Taranto analizza le difficoltà che lo hanno portato a lasciare il club, dal danno economico dell'incendio allo stadio alle sfide nel calcio italiano, e critica la mancanza di supporto istituzionale

di Domenico Ciquera

Massimo Giove, ex presidente e patron del Taranto, ha rilasciato un’intervista in cui ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a lasciare il calcio. Giove ha rivelato che il club è ora nelle mani di Zerbo, con il passaggio definitivo delle quote previsto a Torino.

La crisi del Taranto:
«Ci sono diversi fattori da considerare. Lo scorso anno, l’incendio della prima giornata in casa contro il Foggia ci ha fortemente penalizzato per i due mesi successivi, alterando completamente il girone d’andata. Abbiamo giocato numerose partite in meno di un mese, con conseguenti danni economici significativi. Se quell’incendio non fosse mai avvenuto, probabilmente oggi staremmo scrivendo una storia completamente diversa. Abbiamo giocato lontano dal nostro campo e, per di più, abbiamo dovuto disputare partite ogni tre giorni. Non abbiamo ricevuto aiuti da nessuno. Abbiamo subito un danno economico vicino al milione di euro, tra mancati incassi e sponsor che si sono definitivamente allontanati. Nessuno, e dico nessuno, si è fatto avanti per trovare soluzioni. Alla fine le cose sono andate come sono andate, ma quell’incendio ci ha penalizzato moltissimo, sia in termini di punti persi che di introiti.»

Il campionato di Serie C:
«Da anni si parla della riforma dei campionati. Non dipende solo dal presidente della FIGC, ci sono molti attori in gioco, come l’Associazione Italiana Calciatori. Ci sono continue lotte di potere. È evidente che il calcio sta cambiando. Anche in Serie A ci sono gravi difficoltà. Basta vedere i documentari di “Report” su club come l’Inter per capire il momento che sta vivendo il calcio. Per gestire un campionato regolare in Serie A servono fondi enormi, in Serie B ci si trova in difficoltà, mentre la Lega Pro è un campionato che rischia di non avere futuro. Un presidente deve solo decidere quanto vuole investire. Il campionato di Lega Pro non sta in piedi. Io ho sempre detto che bisognerebbe avere cinque under obbligatori. Così si costruirebbe una squadra con 12-13 under e altrettanti over con stipendi limitati. Questo modello però incontrerebbe l’opposizione dell’AIC. Purtroppo, noi ex presidenti siamo a volte ostaggi dei procuratori. I presidenti devono solo tirare fuori i soldi, per poi diventare facili bersagli.»

Galigani:
«Voglio chiarire che Galigani non è mai stato ufficialmente direttore generale. Ci tengo a dirlo: è stato un amico, gli ho voluto bene e gliene vorrò sempre. Con lui ho la coscienza a posto, sono un uomo buono, faccio del bene e dimentico senza problemi. Mi dava solo qualche consiglio. Ricordo che ho subito un anno di diserzione da parte della tifoseria che mi chiedeva insistentemente di allontanarlo. Nell’anno della promozione in Lega Pro e negli anni di Capuano, la squadra mi chiedeva di tenerlo lontano dallo spogliatoio ed io dovevo sempre mediare. Mi chiedo però, visto che è tanto bravo, perché da tanti anni nessuna altra squadra lo abbia mai chiamato per collaborare.»

Il titolo sportivo:
«Con il calcio ho chiuso, lo voglio ribadire. L’anno scorso avevo lanciato un grido d’allarme, avevo previsto tutto con un anno e mezzo di anticipo. Gran parte della tifoseria, invece di seguirmi nella vicenda stadio, ha deciso di contestarmi e chiedermi di mettermi da parte. L’ho fatto. Dal 2 agosto ho dato le dimissioni e non ho più seguito il Taranto. In questi mesi ho sentito di tutto: Champions League, stadi, fondazioni… Ma una cosa è certa: per fare calcio bisogna essere competenti. L’improvvisazione non esiste. Mi dispiace dirlo, ma vedo tante persone parlare senza nemmeno sapere di cosa si occupi un direttore sportivo, cosa significhi affrontare un campionato di Lega Pro, vincere un campionato dilettantistico o capire la differenza tra un rigore e una rimessa laterale. Attualmente la squadra è in carico a Zerbo. Se dovesse andare bene, ripartirà dai Dilettanti con 3 punti di penalizzazione; se andrà male, partirà dall’Eccellenza. Se qualcuno volesse costituire una nuova società, potrebbe partire dalla Terza Categoria. Il Taranto non è stato ancora radiato, ma escluso. Zerbo e i suoi soci potrebbero partire dai Dilettanti o dall’Eccellenza. Io spero dai Dilettanti. Ripeto: una nuova società potrebbe partire dalla Terza Categoria. Gli ultimi stipendi li ho pagati io, anche se avevo già preso le distanze. Ho fatto di tutto per non far sparire il Taranto. La compensazione dei crediti la sta seguendo direttamente Zerbo. Io non ho nemmeno letto i comunicati della Procura Federale: non mi interessa più nulla. Sto solo aspettando di andare a Torino per il passaggio definitivo. Poi sarà lui a decidere cosa fare. Personalmente, condivido quanto detto da Canonico: ho il vomito del calcio, non ne voglio più sapere. Mi sto disintossicando. Ho sposato e accontentato la causa della tifoseria organizzata che ha chiesto il mio passo indietro. Ovviamente spero che in futuro arrivi qualcuno con un progetto importante, ma senza stadio sarà difficile. Dubito che lo Iacovone sarà pronto per il 2026. Forse alla fine del 2027. Dipenderà anche dalla prossima amministrazione comunale.»

L’abbandono del calcio:
«Senza stadio rifarei la scelta di abbandonare. Avevo solo chiesto ad Abodi di giocare a settori, come si fa in tutto il mondo. Me lo aveva giurato. Non so perché mi ha definito maleducato: non lo sono, ho solo detto le cose come stanno. Chiedete a Galigani. In una chat con Abodi, quest’ultimo ci assicurava che avremmo giocato allo Iacovone. Lo stesso Galigani lo ha confermato tempo fa in interviste video. Andatele a risentire. Se mi avessero chiarito a maggio la questione stadio, non avrei iscritto il Taranto. Con Capuano avevamo costruito una buona squadra: se non ci avessero tolto lo stadio, il Taranto avrebbe fatto un ottimo campionato. Ma qualcuno aveva deciso che il Taranto non doveva giocare per tante partite allo Iacovone.»

La fondazione:
«Sento oggi parlare Massimo Ferrarese da politologo, imprenditore, uomo della rinascita del territorio… Ma gli do un umile consiglio: se pensa, e penso lo sappia, di gestire calcio, basket, pallavolo, bocce, basket in carrozzina e quant’altro con 500.000 euro di sponsorizzazioni, siamo lontani dalla realtà. Solo per un settore giovanile in Lega Pro servono 250.000 euro l’anno. Non confondiamo lo sport con la gestione degli impianti. Lo sport è sociale, è vocazione. Non si fanno soldi al Sud, nelle nostre categorie è solo passione. Come quella che ho messo io per tanti anni.»

La delusione:
«La delusione è enorme, almeno per il percorso fatto. In otto anni il mio Taranto ha avuto un ruolino di marcia ottimo. Ma la memoria della tifoseria è corta: bastano pochi mesi per dimenticare. Eppure non sono passati nemmeno sei mesi da quando stavamo per andare in B col Vicenza. Non ho avuto aiuti dal Comune, dalla Regione, dalla Provincia, né dalle grandi industrie. Ho fatto tutto da solo. Se poi fosse arrivato “Bill Gates” a portarci in Champions, mi sarei subito accomodato. A parte Mark Campbell (o forse dovrei parlare di Melucci e Azzaro), non ho visto nessuno all’orizzonte. Ricordo le feste a Palazzo di Città, e poi non si sono voluti spendere 2.500 euro per mandare le giovanili a giocare. Anche la tifoseria era in festa per la mia uscita. Sono uscito con grandissima sofferenza. Oggi mi sono disintossicato, e vi dico che del calcio non voglio più sapere, né a Taranto né altrove. Capisco l’amarezza di Canonico: i sacrifici che fanno i presidenti in Lega Pro e nei Dilettanti sono enormi. Un tifoso non li capirà mai. Si sacrifica tempo, famiglia, lavoro… si soffre per una passione. Ma alla fine si finisce sempre sul patibolo. Ho fatto tanto, mi sono divertito. La storia ci dirà chi è stato Massimo Giove. E vorrò vedere cosa faranno quelli dopo di me.»

Riflessione finale:
«Una cosa è certa: se il Taranto non è mai stato in Serie A, e da 30 anni non va in B, la responsabilità non è solo dei presidenti. È di tutta la città, che deve farsi un serio esame di coscienza. Prima di me ci sono stati Blasi, D’Addario, Campitiello… Possibile che tutti i presidenti siano stati incapaci? Non è semplice vincere. Noi abbiamo vinto un campionato di Serie D con il Covid e gli stadi chiusi. Abbiamo raggiunto i playoff per la Serie B. Spero con tutto il cuore che chi verrà dopo di me sappia fare meglio.»

N.B. Per coloro che fossero interessati ad effettuare una replica, è possibile inviare un’email all’indirizzo: redazione@giornalerossoblu.it. Il loro testo sarà pubblicato dalla nostra testata

Tags: Taranto FC 1927
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