«Giorgia Meloni viene in Puglia per celebrare il record di durata del suo Governo. Ma per milioni di italiani non c’è nulla da festeggiare». È l’affondo del senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile delle Politiche economiche e fiscali, che interviene sul bilancio dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni in un’intervista pubblicata da Repubblica.
Turco contesta l’impostazione della celebrazione legata alla durata del Governo e mette in contrapposizione la permanenza a Palazzo Chigi con i risultati ottenuti sul piano economico e sociale. «In quasi quattro anni questo esecutivo ha dimostrato una straordinaria capacità di restare a Palazzo Chigi e una molto minore capacità di risolvere i problemi del Paese», sostiene.
«I dati raccontano un’altra realtà»
Nel mirino del senatore finiscono soprattutto il costo della vita, i salari, la produzione industriale e i servizi pubblici. «Davanti a carovita, salari, industria e servizi pubblici in difficoltà, troppo spesso sono rimasti a fare le belle statuine», afferma Turco.
A sostegno della sua critica cita diversi indicatori economici. Secondo il senatore, l’inflazione è tornata a crescere, con particolare riferimento ai costi dell’energia, mentre le retribuzioni contrattuali reali, sulla base dei dati OCSE richiamati da Turco, risultano ancora inferiori dell’8,8% rispetto a gennaio 2021.
Il quadro dell’industria, inoltre, viene descritto come particolarmente preoccupante: la produzione industriale sarebbe reduce da oltre tre anni di contrazione. A questo si aggiunge l’aumento del debito pubblico, indicato da Turco in circa 450 miliardi di euro dalla fine del 2022, mentre la crescita economica italiana continua, nella sua valutazione, a collocarsi tra le più deboli d’Europa.
Il nodo della natalità
Tra gli indicatori citati dal vicepresidente del M5S c’è anche quello demografico. «Nel 2025 abbiamo inoltre registrato appena 355 mila nascite e una fecondità di 1,14 figli per donna», sottolinea Turco, inserendo il dato sulla natalità tra le principali emergenze strutturali del Paese.
Secondo il senatore, alle difficoltà economiche e demografiche si contrappongono scelte di spesa che il Movimento 5 Stelle considera sbilanciate.
«Oltre 30 miliardi in più per la spesa militare»
Turco punta infatti il dito contro l’incremento degli impegni finanziari nel settore della Difesa. «Nel frattempo il Governo assume oltre 30 miliardi di maggiori impegni sulla spesa militare, mentre mancano risorse per sanità, scuola, giovani, salari e imprese», afferma.
Una critica che il senatore estende anche alle politiche per il Mezzogiorno. «Anche sul Sud la propaganda si scontra con i fatti», sostiene, richiamando la rimodulazione del PNRR, il ridimensionamento della Decontribuzione Sud e la riduzione delle risorse indicate per il credito d’imposta ZES: dai 2,3 miliardi previsti per il 2026 ai 750 milioni del 2028.
«La longevità non è sinonimo di buon governo»
La conclusione di Turco ruota proprio attorno al significato politico del record di durata dell’esecutivo. «La longevità non è sinonimo di buon governo», afferma il senatore, ponendo una domanda alla presidente del Consiglio: «Dopo quasi quattro anni la domanda è semplice: qual è la grande riforma sociale che Meloni lascerà agli italiani?».
E chiude con una valutazione netta: «Un Governo non si misura con il calendario, ma con i risultati. E su quelli c’è davvero poco da festeggiare».














