Segui ancora il Taranto, che impressioni hai avuto fino ad ora?
Mi sono informato negli ultimi giorni, ho visto che sta facendo un bel campionato nonostante un inizio incerto. Ha in panchina un grande allenatore che conosco bene e la meravigliosa tifoseria sta aiutando la squadra a macinare vittorie. Spero vivamente in una promozione finale perchè la piazza di Taranto merita altre categorie.
A Taranto sei stato solo sei mesi, ma sei comunque rimasto un attaccante amato dalla tifoseria. Come andò quella parentesi in rossoblu?
Sono rimasto legato a Taranto ed ho tanti bei ricordi, nonostante il finale amaro. Da quando arrivai la squadra ha compiuto una cavalcata, giocando in maniera stupenda. La rosa era fortissima e con un organico del genere si poteva senza dubbio arrivare in B. I playoff furono sfortunati, io giocai con un problema al ginocchio che mi limitò. Nonostante ciò nella gara di ritorno riuscii a segnare, ma perdemmo per degli episodi. In città si era creato un grande entusiasmo e la vittoria sfumata ad Ancona fu una beffa terribile.
Arrivi ad Andria nel 2005 che ricordi hai di quella stagione?
Ad Andria come a Taranto penso di aver lasciato un ricordo ottimo e la cosa è reciproca. Arrivammo ad una salvezza tranquilla ed andai in doppia cifra, fu un anno importante per il prosieguo della mia carriera. Sono un professionista e dò il 100% in qualsiasi squadra in cui vado, ovviamente ci sono annate che ti fanno restare nel cuore dei tifosi e stagioni più sfortunate in cui non riesci ad esprimerti al meglio.
A quale delle due piazze sei rimasto maggiormente legato e quali sono le differenze tra le due tifoserie?
So che c’è rivalità tra le due tifoserie, ma per quanto mi riguarda ho un bel ricordo di entrambe. Sono orgoglioso di aver fatto bene in due piazze così calorose e che ti aiutano a dare il massimo in campo. Andria come bacino d’utenza ovviamente non è paragonabile a Taranto, che portava tantissimi tifosi sia in casa che in trasferta con numeri da categoria superiore. Penso, però, che sono due piazze che come passione si assomigliano molto.
Quest’anno un trasferimento sfortunato al Matera, che purtroppo ieri ha disertato la quarta partita, dando ufficialmente l’addio al calcio professionistico.
Sono letteralmente affranto, avevo fatto una scelta di vita tornando nella squadra della mia città. Mi ero impegnato tantissimo per riprendere a giocare dopo un periodo di pausa, facendomi trovare in forma e con i novanta minuti nelle gambe. Il piano della società era di fare un anno di transizione per poi cercare di risollevare le sorti del calcio materano, ma non è stato possibile. Da giocatore e da tifoso è stata una delusione enorme che mi ha lasciato completamente spiazzato.
Hai in mente un progetto per il futuro, stai cercando una nuova destinazione per proseguire la tua carriera?
Per ora non mi sono informato nè a livello burocratico, nè a livello pratico. In questi mesi ho rifiutato tante squadre che mi facevano la corte, sperando di poter come minimo finire questa stagione a Matera. La possibilità di continuare a giocare c’è, ma dovrò valutare con calma se continuare o meno. Per ora sto solo smaltendo la delusione e la rabbia per quanto successo in Lucania.
Gabriele Campa














