Che emozioni le da il nome Taranto quando lo sente nominare?
Taranto è stata una parte importante sia della mia vita che della mia carriera calcistica. Anche se ci sono stato solo pochi mesi è stato comunque un periodo intenso, quindi sono molto legato alla piazza ed è sempre emozionante sia parlare del Taranto che tornare in città per lavoro
Che ricordi ha di quella stagione passata con la maglia del Taranto?
Ho dei ricordi bellissimi perché era una situazione difficilissima. Si è formato un legame tra i tifosi e la squadra e mi ricordo la festa dopo aver ottenuto la salvezza. È stata una stagione molto intensa e quella salvezza è stata come la vittoria di un campionato.
Quanto fu difficile raggiungere la salvezza in quella stagione?
È stato molto difficile perché quella stagione partimmo con mille difficoltà, infatti la società cercava di vendere, c’era stato il cambio dell’allenatore, arrivammo in tanti giocatori nuovi a Gennaio tutti sconosciuti tra noi e il Taranto veniva anche da precedenti delusioni. La difficoltà è stata creare un gruppo, ma appena questo si è formato siamo venuti fuori molto bene riuscendo a salvarci a Ragusa con tanti tifosi tarantini presenti. Salvarsi è sempre difficile e soprattutto in una piazza importante.
Ci sono ancora persone di quell’anno che porta ancora nel cuore?
Per quanto riguarda i giocatori ricordo con molto affetto tutti, non vorrei dimenticare qualcuno ma veramente quello era un gruppo molto unito, li potrei nominare tutti quanti e ci tengo a ricordarli tutti. Dei dirigenti ricordo Florimbi e Vittorio Galigani in particolare perché furono loro a portarmi a Taranto e il presidente Blasi che è riuscito a gestire la situazione.
Il gol che più ricorda con piacere di quell’anno con la maglia rossoblu?
Mi ricordo la doppietta realizzata contro la Rosetana anche perché mi sembra che quella fu la vittoria che ci portò dall’ultimo al penultimo posto e quindi andare in zona play-out.
Si parla di pressione a Taranto, è un aspetto che lei ha avvertito nella sua esperienza ionica?
Io in precedenza ero già stato in piazze importanti dove c’era pressione come Mantova e Siena, però a Taranto ci fu una situazione particolare e difficile poiché la squadra era ultima in classifica e quindi è normale che ci sia tanta pressione. Però a me piaceva giocare con la pressione addosso, altrimenti non mi sarei imbarcato in una situazione del genere. Con tutto il rispetto giocare a Taranto non è come giocare in paesi con pochi abitanti e io di questo ne ero conscio.
Il Taranto non riesce da anni ad uscire dalla Serie D. Secondo lei perché?
Perché non è mai facile vincere i campionati. In Serie D purtroppo solo la prima viene promossa e i play off fanno allungare la stagione e magari una squadra più in forma riesce a prevalere. La Serie D non è un campionato semplice, come la vecchia C2 nella quale ci sono sempre state grandi città impantanate nella categoria. Secondo me bisogna risalire subito dopo l’anno della retrocessione, altrimenti si rischia di avere difficoltà. Sicuramente prendere giocatori abituati a pressioni superiori rispetto a quelle della categoria può fare la differenza, quando si scelgono giocatori a Taranto bisogna scegliere elementi che sono stati già in altre piazze importanti e abituati alla pressione, al di là della categoria. La Serie D è difficile anche perché si è costretti ad avere giovani in squadra che non sempre sono abituati a piazze importanti ed esigenti. Spero comunque che con una buona organizzazione il Taranto possa venirne fuori il prima possibile.
Cosa serve per vincere a Taranto?
Ripeto, bisogna essere oculati nello scegliere i giocatori adatti e di personalità. Poi ci vogliono giovani che giochino bene ogni domenica. Quando c’ero io tutti i giocatori erano abituati alle pressioni e avevano già giocato in piazze importanti. È normale poi che un ragazzino possa avere degli alti e bassi o smarrirsi nel corso della stagione. Per me l’aspetto caratteriale in squadre come il Taranto è più importante dell’aspetto tecnico.
Marco Mannino













