di Maurizio Corvino
Come si chiama lo stadio del Taranto? Chi rappresenta quella statua? Chi era Erasmo Iacovone? Sono le domande che ogni bambino fa al proprio genitore, al proprio nonno, quando si reca per la prima volta allo stadio. Succede ciclicamente, da generazioni e da ben 47 anni. La reazione a questa domanda è sempre la stessa, un attimo di silenzio, un sospiro e con gli occhi lucidi ma con tanto orgoglio, inizia la narrazione di quel fantastico giocatore che con i suoi gol, stava trascinando il Taranto verso quella serie A mai più nemmeno sfiorata dai rossoblu. La storia di Erasmo Iacovone, come ben sappiamo, si conclude con quel Taranto Cremonese (0-0) in cui i pali e un super Ginulfi, gli negarono, come un segno del destino, il gol. Poi ci fu la notte, quella maledetta notte che mai nessun tarantino dimenticherà mai. Quella notte non solo spazzò via le speranze di una tifoseria ma rubò i sogni di un calciatore dal futuro radioso, di un uomo felice, prossimo ad essere papà e a creare una famiglia, proprio a Taranto, con sua moglie, la signora Paola, poi adottata da tutta la città e, con e tramite lei, mai si è spezzato il legame con Erasmo.
Ma cosa porta generazioni di tifosi che non lo hanno mai visto giocare, che hanno visto le poche immagini dell’epoca, a portare avanti il ricordo e la passione per Erasmo Iacovone? Il tifoso tarantino non ha mai potuto sognare grossi traguardi, la storia parla da se’, poi è arrivato Erasmo con la sua voglia di “arrivare”, la città ha iniziato a sognare grazie a lui ma i sogni si sono spezzati insieme a lui e insieme ai suoi, questo è l’anello di congiunzione tra Taranto e Erasmo. Erasmo era, Erasmo è, ancora oggi, il simbolo di una città che lotta per “arrivare” ma nel momento migliore, svanisce tutto. Un parallelismo? Guardate cosa è successo da Maggio scorso ad oggi…
Un coro allo stadio recita “Unica Bandiera, Iacovone unica bandiera”, ed è proprio questa la magia che anche oggi, e da 47 anni, ci porta a ricordare Erasmo, l’unica bandiera, perché lui era diverso e negli anni abbiamo imparato a conoscerlo anche dal punto di vista privato, grazie alla moglie Paola, alla figlia Rosy e i suoi ex compagni di squadra. Ci hanno raccontato l’uomo che era, semplice, di sani principi, calcio e famiglia ma soprattutto rispettoso verso una città che lo aveva amato sin da subito. Città che oggi continua ad amarlo con la stessa passione di 47 anni fa, di padre in figlio, con il solito silenzio, il solito sospiro e tutto l’orgoglio. Erasmo è emozioni. Le stesse che ho provato nel ricordarlo con queste poche righe.
Erasmo vive nei nostri cuori.













