RASSEGNA STAMPA DEL 10 GIUGNO 2022 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO
Qualcosa da raccontare. Di entusiasmante, di passionale, di vincente. E’ un incantesimo destinato a non infrangersi, quello che vincola Taranto e Giuseppe Laterza. Nemmeno l’interruzione prematura del contratto che avrebbe visto il giovane allenatore incrementare la sua avventura sulla panchina rossoblu ancora un altro anno. Un viaggio meraviglioso, una cultura del lavoro innovativa cinta dagli allori della sospirata promozione dal dilettantismo prima, di un campionato del ritorno sui palcoscenici del professionismo poi, conclusosi con la tutela della stessa categoria riconquistata. Taranto ha rappresentato la vera consacrazione di Giuseppe Laterza, lo stratega della nuova generazione: tutto il resto sarà soltanto crescita ed arricchimento per un neofita che ha saputo trionfare laddove i suoi predecessori, anche illustri, avevano fallito. Una seduzione reciproca, fra Laterza ed il popolo rossoblu: l’allenatore ha ammaliato e convinto con la sua competenza, con i suoi concetti, con le sue letture, con la sua dottrina tattica e psicologica, sicuramente con la sua sensibilità ed il suo sguardo di sogno. Un’anima luminosa, un eloquio coinvolgente ed autentico, che ha creato una sinergia comunicativa forte, forse mai vista nel contesto spesso esigente ed esagerato di Taranto. Ed è per questo motivo che Giuseppe Laterza ha desiderato omaggiare i giornalisti ionici con una conferenza di saluto, svoltasi nella calda mattinata di sabato scorso: ha attraversato per l’ultima volta il corridoio che conduce alla sala stampa dello stadio “Iacovone”, ha impresso nella mente ogni passo, ogni dettaglio, ogni rito, ha catturato ogni eco da quello che è stato il suo tempio per due stagioni. La platea è gremita, lui si accomoda al tavolo fra microfoni e taccuini, quasi lo domanda: “è casa tua”, gli è risposto in coro, fra voci incrinate dall’emozione, sorrisi ed un’implicita consapevolezza che i presupposti per “potersi vivere ancora di più” sarebbero stati meritati. “Ho chiesto alla società di organizzare quest’incontro perché mi sembrava giusto salutarci nel modo migliore: sono stati due anni bellissimi, indimenticabili, in cui le emozioni condivise sono state tante e me le porterò una per una dentro il cuore – ha esordito-Sono stati due anni impressionanti: sono arrivato fra lo scetticismo, grazie a due pazzi come il direttore Vittorio Galigani ed il presidente Massimo Giove, i quali mi hanno offerto la possibilità di allenare il Taranto in una situazione per loro sicuramente molto importante. Hanno puntato su di me. Nella prima conferenza stampa, ho detto che volevo “lasciare il segno a Taranto”, non scrivere solo una nota sul curriculum: credo che ci siamo riusciti, abbiamo costruito qualcosa di bello e spettacolare”. L’aforisma è un dono che commuove ed illustra: “Ringrazio Taranto, ho scoperto una città bellissima. Ringrazio i tifosi: non ho mai visto un’atmosfera così avvolgente in uno stadio. I nostri sostenitori non ci hanno mai abbandonato: in una piazza ed in una società di tale blasone non si viene a lavorare per caso, è una missione ricambiarne la devozione. Vado via da uomo migliore: sono arrivato da dilettante ed esco da professionista”. La decisione di separarsi dal Taranto è stata inaspettata, nonostante le fondamenta dell’ambizione e della continuità di programmazione: “La mia scelta? Non c’è un motivo preciso, vi dico la verità. Non voglio mentire, però percepivo che fosse arrivato il momento di andare via, di cambiare. E’ stata più una sensazione, la mia- ha confidato Laterza- Ringrazio la società, perché ha fatto di tutto per trattenermi: mi ha concesso la disponibilità ad onorare l’ulteriore anno di contratto, mi ha ribadito la fiducia offrendomi anche un ruolo superiore. I dirigenti hanno cercato di farmi cambiare idea”. “Prima ho fatto un colloquio col direttore Pellegrino, che non ha accettato l’incarico. Con Dionisio ci siamo sentiti solo telefonicamente, senza parlare del percorso organizzativo. Ci eravamo dati appuntamento al mio ritorno per discutere, poiché ero fuori in vacanza per una settimana- ha spiegato- E’ stato un momento in cui forse, con più serenità, mi sono preso più tempo per decidere, per valutare tutto. Ho avuto sensazioni diverse, un discorso personale sul quale non influisce la figura del direttore sportivo”. “Non volevo prendere in giro nessuno, l’ho comunicato alla società ed insieme abbiamo deciso di separarci- ha ammesso- Molti club mi hanno corteggiato, ma io ho sempre ribadito la priorità al Taranto. Ho meditato se fosse giusto continuare o no: quando sono arrivato qui sentivo il fuoco dentro. Dopo aver vinto il campionato dilettantistico, ci siamo approcciati con determinazione alla serie C, nonostante gli enigmi: era il primo anno per me, il debutto nel professionismo, ed il mio spirito era entusiasta. Quest’anno le impressioni erano differenti e mi è sembrato giusto confrontarmi con la dirigenza”. Una competizione inaugurata con “presunzione positiva” nella sua prima fase, compromessa da imprevisti e precarietà: mister Laterza pensa di aver operato con le pedine funzionali al suo sistema di gioco? “Ogni allenatore chiede determinati calciatori in base alla lista che ha in mente: magari le mie pretese erano alte, ma ero consapevole che tutto dovesse rientrare nel budget, senza rovinare gli equilibri societari- ha commentato- Il direttore Montervino è stato bravo ad individuarmi le alternative con caratteristiche simili alle prime scelte che non è riuscito ad arruolare. Occorre saggezza per incastonarle e motivarle. Penso che non sia stato un discorso di qualità delle pedine: nel girone d’andata siamo stati sorprendenti, mentre il cammino successivo è stato minato da infortuni concentrati in diversi ruoli. Abbiamo pagato caro certi risultati: la squadra ha pareggiato tante partite, è mancato poco per ottenere più punti e centrare i play off. E’ il grande rammarico, siamo stati costretti ad accontentarci”. Icone e promesse: “Sarò sempre tifoso del Taranto. Può essere un arrivederci? Magari. Sì! – ha esclamato lo stratega- Tutti i ricordi sono custoditi nel cuore: straordinaria l’immagine della squadra che rientrava in città dopo aver vinto il campionato a Venosa, accolta da quindicimila persone traboccanti di felicità. La gente si attaccava al pullman piangendo: pensarlo mi fa venire tuttora i brividi. L’affetto dei ragazzi nei momenti difficili è sintomo di grande attaccamento reciproco. Lo stadio esaurito contro il Bari. E poi l’applauso ricevuto in sala stampa: per sempre un privilegio”.













