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Taranto, Lucchesi: “Questa azienda, negli ultimi anni, ha avuto moltissimi rossi in bilancio”

Foto Maurizio Mazzarella

Taranto, Lucchesi: “Questa azienda, negli ultimi anni, ha avuto moltissimi rossi in bilancio”

"Non metterò in discussione alcuna figura professionale, perché sarebbe presuntuoso, arrogante e stupido mettere in discussione ciò che funziona. Ciò che funziona non si tocca, ciò che non funziona si cambia"

di Domenico Ciquera

Il nuovo direttore generale del Taranto Calcio, Fabrizio Lucchesi, è stato presentato oggi alla città e ha evidenziato il suo programma e quelli che saranno i suoi obiettivi gestionali.

Introduzione – Delle tante iniziative personali che negli anni ho avuto modo di fare, questa è leggermente atipica come tipo di incarico. È un’attività sostanzialmente tecnico-sportiva, ma anche di carattere gestionale e amministrativo. Intanto, grazie, perché attraverso voi facciamo sapere alle persone, ai tifosi, alla gente, qual è la reale situazione. Il presidente Giove è passato dall’essere proprietario e presidente all’essere solo proprietario. In questo modo, l’azienda Taranto Calcio si è trovata di fronte a due necessità: da una parte, una gestione di carattere economico-finanziario e, dall’altra, una gestione sportiva, ed è per questo motivo che sono stato chiamato. Io sono qui per cercare di impegnarmi, e su questo prometto il massimo impegno per cercare di trasferire questa realtà di impresa a una nuova realtà di impresa affinché ci sia continuità aziendale. Nel momento in cui il presidente Giove non è più presidente ma rimane proprietario, a questa azienda manca chi la finanzia. Questa azienda, negli ultimi anni, ha avuto moltissimi rossi in bilancio, spendeva molto più di quanto incassava, e la famiglia Giove immetteva capitali per poter pareggiare i conti. In parte li ha già messi e in parte li sta mettendo; non più tardi di stamattina sono stati pagati parte degli stipendi di giugno. Per tanto, c’è la necessità di traghettare questa società da questa proprietà a una nuova proprietà, ma per fare questo e per rendere appetibile questa società, occorre metterla in una condizione di appetibilità. Con difficoltà si compra un’azienda che produce molti debiti: si preferisce non mettere i soldi nei debiti degli altri, ma investirli per sviluppare un progetto sportivo. Il compito per il quale sono stato chiamato è quello di provare a trasformare questa azienda, mettendola in condizione di vivere con ciò che produce. Nel momento in cui vive con ciò che produce, diventa appetibile per un nuovo compratore. Io non sono portatore di nessun acquirente, non sono qui in avanscoperta per nessun compratore; io sono un tecnico prestato a questa causa per cercare di ridare un’impostazione manageriale a quest’azienda di calcio, tant’è che il mio onorario, se si arriva a buon fine, sarà quello di avere un premio in caso di vendita della società. Quindi il primo ad essere contento che questa società venga collocata sul mercato sono io, perché vivo di pallone, ma sto investendo in questo momento la mia professionalità sul risultato finale. È un percorso difficile perché, come voi sapete, in questo momento c’è molta confusione intorno a noi. Cercheremo di allestire una squadra con le risorse che riusciamo a produrre, ed entriamo nella miriade di problemi: lo stadio c’è, lo stadio non c’è, quanto è il valore della produzione, cioè quanti soldi incassiamo, dipende da tante cose. Io so quanto perdiamo: mal contati, sono 2 milioni/2 milioni e mezzo; malauguratamente, se non dovessimo giocare allo Iacovone, questi sono soldi che mancheranno al progetto. E quindi, grazie al fatto che qui non devo rendere conto a nessuno se non alla mia coscienza, devo cercare di fare il meglio per la società. Si sono cristallizzate delle situazioni, io mi auguro di riprendere il dialogo e cercare di capire, nell’interesse del Taranto, come risolvere dei problemi. Possiamo pensare che non abbiamo lo stadio? Tra un mese scade la concessione dell’utilizzo del campo di allenamento. Non possiamo fare marketing, pubblicità, biglietteria, abbonamenti. Un disastro. Allora dovrò cercare di lavorare su questi problemi cercando di risolverli al meglio. Poi, se riusciamo a risolvere il problema, bene, molto bene; vorrà dire che avremo più soldi da investire sulla squadra. Avremo più difficoltà? Sì, e ai problemi si somma anche la mancanza di soldi, e quindi dovremmo fare la squadra come? Attingendo ai giovani, a giocatori che sono funzionali al progetto, ma che comunque faranno parte di rapporti relazionali che non ci mancano. Certamente a quattro mani. Io vedo il progetto finito, e il progetto finito, secondo me, è un club prestigioso, importante come il vostro, in cui io oggi spero di riuscire in questa impresa e magari la speranza è che arrivi e mi tenga. La mia speranza è che, intorno a questa situazione di emergenza, si ricompatti l’ambiente. L’alternativa a questo progetto, che richiede un po’ di sacrificio, è solo l’ipotesi della vendita. Io, personalmente, ad oggi, non ho ricevuto nessuna domanda. Questa domanda l’ho fatta anche al presidente Giove, il quale mi ha detto che ha ricevuto poche telefonate e superficiali. Sinceramente parlando, la trasferta di Benevento è, sportivamente parlando, un dramma, ma lo dovremo affrontare per non perdere altri diritti o incorrere in altre penalizzazioni. Che cosa mi spinge a questa amarezza che andremo incontro? Il fatto che vedo il futuro. Il primo passaggio sarà la definizione dell’allenatore e poi, insieme a lui, ricominciare a fare la squadra perché a breve si possa iniziare a parlare di calcio giocato. Dopodiché, appena questa azienda ritorna ad essere un’impresa, che per definizione è tale, ci sarà probabilmente sul mercato un’attrattiva.

Stadio – Noi dobbiamo risolvere questi problemi a breve, in qualche modo, nell’interesse prima di tutto della città. I giocatori giocano dove li mandiamo, non è che i giocatori scelgono un campo piuttosto che un altro. Noi dobbiamo guardare ai nostri tifosi, perché poi di fatto cercando di favorire al meglio la logistica dei nostri tifosi, automaticamente diamo stabilità alla squadra. Compriamo un giocatore, ma dove prendiamo la casa? A Taranto, a Brindisi, a Bari, a Castel di Sangro? Queste sono approssimazioni che dobbiamo provare a risolvere. Parla l’avvocato, io l’ho ascoltato con grande attenzione, ma son parole. Fra 15 giorni, dopo Ferragosto, si inizia a parlare di campionato. Il 23 agosto c’è il campionato, e quindi queste sono le risposte da dare prima di tutto alla nostra tifoseria e di conseguenza impostare la nostra stagione.

Incontro con il Comune – Come atto dovuto, per rispetto e come atto operativo, incontrerò le autorità per parlare dei temi del club, ed è fondamentale questo.

Allenatore – L’allenatore è la prima mossa. Vi dico la sincera verità: io confido che Capuano guarisca alla svelta. Il suo certificato medico scade il 13 di agosto, ma io non avrei tanta voglia di arrivare al 13 di agosto. Vi sono sincero: perché se arrivo al 13 di agosto e lui manda un altro certificato perché non è guarito, ho perso una settimana. In questi giorni farò un po’ di pressioni ulteriori. Dalla sensibilità che avrà di capire da questi colloqui nei prossimi giorni immediati, prenderò una decisione. Naturalmente la comunico a lui, gli do il tempo di ripensarci, e se ciò non è possibile, ragazzi, dobbiamo prendere un allenatore perché senza allenatore non si può fare la squadra. Tra 15 giorni inizia il campionato. Deadline? Teoricamente sarebbe il 13, ma io penso che sia giusto anticiparla prima. Io farò di tutto per capire se la malattia di Capuano gli permetterà di tornare a lavorare. Ha lo stress? Se lo stress gli passa, lo aspettiamo tutti volentieri, ma se questa situazione deve continuare, noi non possiamo aspettare. C’è un modo solo: l’esonero, che obbliga il club a pagargli lo stipendio e a lui di poter, un domani, trovare un altro club e andare da un’altra parte.

Squadra – L’idea mia è che rimanga Capuano. Se Capuano non rimane, ho un’idea; non so se sarà quella definitiva e non ho fatto nessun tentativo esplorativo. Ho ricevuto tante offerte, e questo mi gratifica perché Taranto è Taranto, nonostante che chi si offre sono professionisti come noi, che sanno che qua comunque c’è qualche problema da risolvere, ma fiduciosi che un lavoro fatto bene, per quello che vorremmo fare, potrebbe portare comunque a soddisfazioni personali e sportive. Non ho pensato a chi; se tu oggi mi fai una domanda sul profilo, non ci voglio nemmeno pensare, Ma se ci penso, penso a un allenatore esperto e non a un allenatore alle prime armi. Penso più a un toscano, un mestierante, come lo definirei in toscano io. Però oggi, per me, l’allenatore ideale è Eziolino Capuano. Mi sono stati attribuiti mille nomi, ma non ho parlato con nessuno. Se penso alla squadra, la vedo come un mix di giovani e vecchi per un motivo molto semplice: se vuoi coniugare la prontezza con il risparmio, non puoi prescindere dal fare minutaggio. Essere bravi a scegliere i giovani fa la differenza. L’anno scorso la Juve Stabia, spendendo la metà del Taranto, ha vinto il campionato, è andata in Serie B, ha fatto il record di minutaggio in Italia, e ha realizzato 400 o 500 mila euro di fatturato in termini di minutaggio. Voglio dire che se uno ha la fortuna di scegliere bene e sbaglia poco, il problema non sono i giovani, è la qualità dei giovani. Oggi siamo penalizzati perché le squadre sono già fatte, però conterei sul fatto che qualche giocatore che è in ritiro con squadre di Serie A e B e non trova spazio, venga mandato in C a farsi le ossa. Poiché Taranto non è come altri club di piccolo cablaggio, venire qui è quasi come fare una B calcisticamente parlando. Con qualche giocatore esperto, chiaramente con il contributo delle squadre proprietarie del cartellino, si può fare un buon mix. Oggi, per salvarsi, il Taranto deve fare almeno 50 punti perché statisticamente chi fa 50 punti arriva decimo nei playoff, e con 42/44 punti si fanno i play out. Noi, con 4/6 punti di penalizzazione, dobbiamo calcolare al peggio e quindi fare un campionato sfiorando i playoff, un campionato che assomiglia al Taranto di due anni fa, che fece 42 o 44 punti, non ricordo. Ecco, è ambizioso e complicato. Quando ti dico che potremmo fare questo solo se riusciamo tutti a dare compattezza, intendo che altrimenti sarà dura. Ma se vogliamo provare a salvare la categoria e l’azienda, queste sono le uniche due linee guida che conosco: lavoro e rispetto delle regole. Probabilmente ci possiamo riuscire con l’appoggio di tutti; sono sicuro che ci riusciremo. Con qualche giocatore potremmo fare cassa, però non sono più quelle operazioni di mercato che si sarebbero fatte in altri momenti, per una serie di motivi. Primo, chi compra approfitta sempre delle situazioni di difficoltà delle squadre. I calciatori che vivono questo momento di confusione desiderano andare via, e quindi hai meno potere negoziale. Secondo, i giocatori che hanno un anno di contratto e che tra cinque mesi e mezzo possono firmare per un altro club limitano l’aspetto negoziale. È vero, può essere un’opportunità, ma con numeri e cifre diverse da quelle che si pensavano o si paventavano alcuni mesi fa.

Tifosi: I tifosi vogliono bene al Taranto e comprendo il loro disappunto, perché anch’io vivo di pallone, e anche se lo facciamo per mestiere, siamo animati dal sentimento. Il pallone è sentimento, è emozione. Noi siamo di passaggio, i tifosi rimangono.

Spogliatoio: Per quanto riguarda lo spogliatoio, si sta rasserenando nelle ultime ore perché ci sono state un po’ di tensioni ed è in corso il pagamento degli stipendi di giugno. Alcuni di loro hanno dato disponibilità a rimanere, altri hanno detto: “Direttore, se trovo soluzioni, preferisco andare altrove”. Io credo molto nei giocatori che credono, e li ho pure ringraziati, perché quando un calciatore è intellettualmente onesto e professionale, posso solo dirgli che mi dispiace, anche se è un buon calciatore, ma prendo atto delle sue volontà. Come faccio oggi a convincerlo a rimanere? Non so nemmeno chi sarà l’allenatore, non so nemmeno che campo ci daranno, non so nemmeno che economie riuscirò a garantire in questa fase. Una sola cosa bisogna fare: decidere, anche sbagliando qualcosa, ma decidere. E decidere vuol dire dare dei punti fermi: se non sei convinto, vai, non ti preoccupare, ne verrà un altro bravo come te, mi auguro forse meglio, ma che abbia le motivazioni giuste. Non porto rancore verso chi va via, perché professionalmente lo comprendo. Dopodiché, inizieremo la ricostruzione.

Durata del mandato: Il mio auspicio è che si arrivi presto a una soluzione. Ci vorrà qualche mese, perché va tutto messo a posto, inizia il campionato, andremo a regime. Credo che ci vorrà un po’ di tempo, realisticamente parlando, per andare a regime. Dopodiché, sono pronto ad andare via domani mattina se arriva la proprietà. Io ringrazio Taranto che mi ha accettato. Sono stato bene, sto bene, e magari la proprietà che arriva mi chiederà di rimanere, perché Taranto mi è piaciuta, però non è questo il punto. La mia durata non dipende da me, dipende da quanto sono capace di perseguire ciò che ho detto poco fa. Ma se io, e insieme a me tutti quelli che lavorano a questo progetto, siamo bravi e fortunati, non sarà un percorso molto lungo. Se non siamo bravi o fortunati, il brodo si allunga.

Appetibilità: Si può rendere appetibile. Il problema è che qui non hai paletti. In questo momento ciò che rende complicato questo lavoro è che hai pochi paletti. Non hai nemmeno il campo dove allenarti tra poco, o da gara. Non hai l’allenatore, menomale ci sono i palloni, e non ci sono i calciatori. E da lì parti da capo. Però stai attento: ciò che oggi è un problema, dovremmo provare a trasformarlo in opportunità. Oggi abbiamo un problema, il problema rimane. Se risolviamo il problema dello stadio, intanto abbiamo risolto un problema. Chiamo opportunità il coinvolgimento della città, il coinvolgimento delle istituzioni. Taranto è della città e delle istituzioni, non è mia o del presidente Giove. Il presidente c’è oggi, non ci sarà domani, ma Taranto rimane. Allora dico, se siamo bravi a fare questo, probabilmente acceleriamo i tempi. Da un punto di vista tecnico-sportivo ciò è possibile, è stato già fatto, l’ho rifatto anch’io. Mi è capitato? Sicuramente, siamo stati fortunati e bravi, però ci siamo riusciti. Allora dico, non è che non sia possibile. Certo, dobbiamo risolvere i problemi strutturali. Il problema strutturale, indirettamente ma in modo direttamente proporzionale, innesca il problema finanziario. Il problema finanziario è il livello per cui tu puoi investire sulla squadra: più hai possibilità di spendere, più hai possibilità di sbagliare e in questo modo perseguire l’obiettivo. Dobbiamo però cominciare. Io vorrei da domattina cominciare a fare, perché il campionato tra 15 giorni comincia.

Settore giovanile: Il settore giovanile è un’attività assolutamente funzionale a qualunque club. Se tu non hai la possibilità di crescere giocatori o di sviluppare un’attività di qualità all’interno del vivaio, sei un club destinato a non avere lunga vita. Perché continuando a prendere giocatori già fatti, spendi un sacco di soldi e non produci niente. Attraverso il vivaio si ottengono tre risultati: si crescono i ragazzi in casa, puoi fare giocatori per la squadra o fare plusvalenze, e fidelizzi sia il calciatore sia il territorio, comprese le famiglie. Il vivaio è un’attività strumentale. Certamente ha bisogno di tempo, ma se non lo metti in moto non arrivi mai. Mi è stato presentato e ho avuto un’ottima impressione di un professionista che probabilmente porterà avanti questa attività di vivaio, con cui mi confronterò in questi giorni sul suo piano metodologico e programmatico. Ma sicuramente l’attenzione sarà massima. Seminando, qualcuno raccoglierà fra qualche anno. Non metterò in discussione alcuna figura professionale, perché sarebbe presuntuoso, arrogante e stupido mettere in discussione ciò che funziona. Ciò che funziona non si tocca, ciò che non funziona si cambia. Queste figure mi hanno fatto una buona impressione e ho percepito che la gente vuole bene al Taranto. Le figure professionali che lavorano dentro il Taranto sono tutte attaccate alla società e questo, devo dirvi, è un valore aggiunto che in tanti anni in giro per l’Italia non sempre in giro per l’italia non sempre ho trovato, questo secondo me è un valore aggiunto, una ricchezza e quindi vanno preservate e a queste figure va data la possibilità di andare avanti.

Giove- Giove per le sue competenze e per il suo comportamento, è molto stimato nel mondo del calcio dagli altri presidenti forse è più stimato fuori tanto che dentro taranto quindi io avevo con lui un rapporto di conoscenza e di stima da tempo.

Assetto sportivo- L’aspetto sportivo seppur è il core business della mia azienda mi preoccupa e mi preoccupa meno, mi preoccupa superare questa situazione un po’ di confusione un po di empass e un po di stallo che toglie stabilità. Le due parole che proverò ad attuare saranno ricerca di semplificazione e stabilità chiarezza io credo alle cose facili che sperano ci aiutino.

Tags: Taranto FC 1927
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