Come riportato da Tp24.it, dopo giorni di silenzi istituzionali e (pare) anche un tentativo di chiarimento semantico sul significato del verbo siciliano mascariare, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida rompe gli indugi e passa al contrattacco. Lo fa con una lunga dichiarazione scritta, dai toni accesi e quasi da comizio, rivolta direttamente all’imprenditore romano Valerio Antonini, ormai figura centrale nel dibattito cittadino come patron delle principali società sportive locali e proprietario dell’emittente Telesud.
“Trapani non smetterà di credere nel proprio futuro” è il titolo – monito scelto da Tranchida – che introduce una dura reprimenda contro quello che definisce il “novello censore” Antonini. Al centro della polemica, una serie di “esternazioni temerarie” da parte del patron, che secondo il sindaco si sono tradotte in offese gratuite ai cittadini, minacce più o meno velate di lasciare la città e giudizi tranchant che, scrive, “sembrano pugni in faccia”.
“Fino ad oggi ho taciuto – si legge nella nota – ma credo che la misura sia colma”. Da qui, parte una sassaiola di affermazioni dal sapore epico e identitario: Trapani esisterebbe “ben prima del 1200 a.C.” e continuerà a farlo “a prescindere da Antonini e dai suoi preziosi (e non richiesti) consigli”. Persino Virgilio, ricorda Tranchida, parlava della città nell’Eneide.
Nel cuore del comunicato, il sindaco inserisce un detto popolare: “U rispettu è misuratu, cu lu porta l’havi purtatu” – ovvero: il rispetto si guadagna, non si pretende. Ed è proprio al rispetto che Tranchida richiama Antonini, suggerendo che, prima di chiedere considerazione, l’imprenditore dovrebbe iniziare a dimostrarne, verso cittadini e istituzioni.
Ma il punto più scottante arriva quando il sindaco torna sul controverso uso del verbo mascariare. Una parola, spiega, che significa “tingere col carbone, lasciare un segno indelebile, calunniare”, ed è – aggiunge – “molto usata nella subcultura mafiosa”. Un’accusa pesante, che Tranchida subito cerca di smussare: “Dato che sono stato io ad essere accusato da lui di mascariare, lo invito a chiarirsi e a chiarire pubblicamente”. Una mossa astuta: l’accusa è lanciata, ma resta formalmente sulla difensiva.
Non mancano, poi, riferimenti alle questioni concrete: impianti sportivi, investimenti, e la discussa “Cittadella dello sport”. Tranchida ribadisce che il Comune resta disponibile ad accogliere imprenditori, “piccoli e grandi”, ma sempre nel rispetto della legge e delle competenze, soprattutto in tema di demanio pubblico. “L’unico faro è quello della legalità”, dichiara.
La chiusura è insieme affettuosa e tagliente: un omaggio a chi ha portato avanti la storia sportiva granata “con passione e disinteresse”, seguito dall’ennesima stilettata ad Antonini nella sua veste di editore. “Lei che è imprenditore della comunicazione, dovrebbe seguire la cometa della trasparenza e della correttezza dell’informazione”. E per finire, un post scriptum epico: “Saremo anche a sud dell’impero, ma conosciamo bene il cavallo di Troia”.
Il duello, ormai, è apertamente dichiarato. Trapani, nel frattempo, osserva e partecipa, spettatrice e protagonista di una battaglia a colpi di dichiarazioni, latinismi e accuse trasversali. E come spesso accade in questi casi, a rischiare di soccombere è la verità, schiacciata tra orgoglio cittadino e narrazioni contrapposte.













