La crisi industriale di Taranto torna al centro dell’agenda del Governo e, questa volta, la richiesta della città è quella di trasformare l’emergenza in una vera e propria vertenza nazionale. È questo il senso del confronto che ha visto il sindaco Piero Bitetti a Palazzo Chigi, al tavolo con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Al centro dell’incontro c’è stata la proposta del Governo di istituire un tavolo permanente dedicato a Taranto, sul modello di altri organismi interistituzionali attivati negli ultimi anni per affrontare situazioni di particolare complessità, come quello legato al Giubileo o alla Terra dei fuochi. Un tavolo che dovrebbe coinvolgere Governo, Regione, enti locali e organizzazioni sindacali.
Bitetti ha accolto l’ipotesi rilanciando però una piattaforma di interventi che, nella sua impostazione, rappresenta la condizione necessaria affinché la transizione economica e industriale della città non si trasformi in una nuova emergenza sociale.
Tre priorità: lavoro, fabbrica e nuove economie
La posizione del sindaco si sviluppa attorno a tre pilastri: tutela dei lavoratori, definizione del futuro dello stabilimento siderurgico e investimenti capaci di costruire alternative occupazionali.
«Sono estremamente preoccupato dallo scenario che si sta stagliando davanti ai nostri occhi – ha commentato Bitetti dopo l’incontro con il Governo – non perché tema il cambiamento del nostro modello economico, ma perché ne sono state sottovalutate le conseguenze».
Il primo cittadino ribadisce di aver sollecitato da tempo l’intervento del Governo, chiedendo che la discussione non si limitasse alle prospettive della politica industriale, ma comprendesse anche gli effetti sociali determinati dalla trasformazione del principale polo produttivo della città.
Il timore è che una transizione non adeguatamente accompagnata possa produrre una perdita occupazionale superiore alla capacità del territorio di assorbirla.
Il destino dell’ex Ilva resta il nodo centrale
Nel confronto con Palazzo Chigi, inevitabilmente, il tema dello stabilimento siderurgico rimane centrale. Secondo Bitetti, l’assenza di certezze sul futuro della fabbrica avrebbe contribuito ad alimentare una situazione di crescente precarietà, arrivata ora a manifestarsi anche attraverso i primi licenziamenti.
Per il sindaco, la tutela dei lavoratori non può quindi essere separata dalla necessità di comprendere quale sarà il futuro industriale dell’ex Ilva.
«Le gare per l’acquisizione – ha chiesto Bitetti – a che punto sono? Alla luce del decreto del tribunale milanese, come intende il Governo investire sull’area a freddo?».
Sono domande che, nella visione dell’Amministrazione comunale, assumono un valore strategico. Sapere quale progetto industriale verrà perseguito significa infatti poter definire anche quali strumenti saranno necessari per accompagnare la trasformazione e limitare l’impatto occupazionale.
«Queste cose si tengono insieme», ha sottolineato il sindaco, evidenziando il legame tra le decisioni sull’industria, gli investimenti e le politiche per il lavoro.
Lavoratori e famiglie al centro della vertenza
La prima richiesta riguarda naturalmente la tutela dell’occupazione. Non soltanto quella dei lavoratori direttamente impiegati nello stabilimento, ma anche dell’enorme indotto che negli anni si è sviluppato attorno alla grande industria.
Bitetti chiede quindi strumenti capaci di sostenere chi rischia di rimanere fuori dal mercato del lavoro e di accompagnare in particolare le persone che si trovano nella fase finale della propria carriera.
Tra le proposte figura l’introduzione di agevolazioni per i lavoratori prossimi alla pensione e per coloro che hanno svolto la propria attività professionale in condizioni di esposizione ad agenti inquinanti.
L’obiettivo è alleggerire la pressione sugli organici e, allo stesso tempo, garantire una maggiore protezione a chi ha alle spalle anni di lavoro particolarmente gravoso.
Gli enti locali come «camera di compensazione»
Un altro elemento della piattaforma riguarda il ruolo degli enti locali. Per Bitetti, Comuni e altre istituzioni territoriali dovrebbero poter svolgere una funzione attiva nell’accompagnamento degli esuberi, diventando una sorta di «camera di compensazione» rispetto agli effetti della crisi industriale.
La richiesta implica un coinvolgimento diretto del territorio nelle politiche di ricollocazione e formazione, affinché la riduzione dell’occupazione nel comparto siderurgico possa essere almeno in parte assorbita attraverso nuove opportunità.
È una prospettiva che presuppone, però, l’esistenza di settori alternativi sufficientemente solidi da poter accogliere professionalità e competenze provenienti dalla grande industria.
Energie rinnovabili e nuove opportunità occupazionali
Ed è qui che entra in gioco il secondo grande capitolo della proposta: la costruzione di un’economia alternativa.
Il sindaco individua nelle energie rinnovabili uno dei possibili settori sui quali concentrare gli investimenti. L’obiettivo non sarebbe soltanto quello di attrarre nuove imprese, ma anche di creare filiere produttive in grado di assorbire parte della forza lavoro oggi legata al comparto industriale tradizionale.
La transizione, dunque, viene presentata non soltanto come una necessità ambientale, ma come un processo da governare sul piano economico e occupazionale.
Per Taranto, la sfida consiste nel passare da un modello fortemente dipendente dalla siderurgia a un sistema maggiormente diversificato, senza lasciare scoperto il vuoto occupazionale che potrebbe prodursi durante questa trasformazione.
Il porto, il turismo e il Piano Mattei
Nella piattaforma presentata da Bitetti trova spazio anche il porto, considerato una delle infrastrutture strategiche sulle quali costruire una parte del futuro economico della città.
Il riferimento è al potenziamento delle attività portuali in una prospettiva coerente con il cosiddetto Piano Mattei, puntando a rafforzare la posizione di Taranto nei collegamenti e negli scambi del Mediterraneo.
A questa strategia il sindaco affianca il miglioramento dei trasporti e dei collegamenti, considerati indispensabili per sviluppare il settore turistico.
Una città capace di attrarre visitatori, investimenti e nuove attività economiche ha bisogno, secondo questa impostazione, di collegamenti efficienti e di una rete infrastrutturale all’altezza delle proprie ambizioni.
Bonifiche, università e ricerca
La piattaforma guarda anche alle bonifiche e alla necessità di trasformare una delle principali emergenze ambientali del territorio in un’occasione concreta di riqualificazione.
Per Bitetti, l’avvio effettivo degli interventi di bonifica rappresenta un passaggio fondamentale non soltanto sotto il profilo ambientale, ma anche per restituire aree e spazi a nuovi possibili utilizzi.
Accanto alle bonifiche viene indicata la necessità di rafforzare l’offerta formativa universitaria e i progetti di ricerca. Un investimento sulle competenze che dovrebbe accompagnare la trasformazione economica della città e creare le condizioni per attrarre giovani, ricercatori e nuove attività ad alto contenuto tecnologico.
La diversificazione, nella visione del sindaco, non può infatti essere costruita soltanto attraverso grandi infrastrutture: deve passare anche dalla formazione e dalla capacità del territorio di produrre conoscenza e innovazione.
Una legge per la «vertenza Taranto»
Tutte queste proposte, secondo Bitetti, dovrebbero confluire in un unico progetto normativo. Da qui la richiesta di una vera e propria legge sulla «vertenza Taranto», con tempi definiti e impegni precisi da parte del Governo.
«Tutto questo dovrà rientrare in un progetto normativo organico – ha concluso il sindaco – una legge sulla “vertenza Taranto” con tempi certi e un impegno chiaro da parte di Palazzo Chigi, attraverso un tavolo interministeriale».
L’obiettivo è evitare che la discussione si perda nella successione di tavoli e incontri senza una concreta capacità decisionale. Per il Comune, la fase attuale richiede invece un coordinamento stabile tra i diversi livelli istituzionali.
«Il tempo a nostra disposizione è davvero terminato»
Il messaggio conclusivo di Bitetti è accompagnato da una forte preoccupazione per i tempi. La città, secondo il sindaco, non può permettersi di attendere che l’emergenza occupazionale si aggravi prima di intervenire.
«Diversamente, ho il timore che vivremo settimane ancor più difficili di questa, perché il tempo a nostra disposizione è davvero terminato», ha avvertito.
La partita che si apre a Palazzo Chigi è quindi molto più ampia della sola questione siderurgica. Sul tavolo ci sono il futuro dell’ex Ilva, la tutela dei lavoratori e dell’indotto, ma anche la possibilità di costruire un nuovo modello economico per Taranto.
La richiesta del sindaco è che la città non venga lasciata sola ad affrontare il costo sociale della transizione. La «vertenza Taranto» nasce proprio da questa esigenza: trasformare una fase di profonda incertezza in un progetto nazionale capace di tenere insieme lavoro, industria, ambiente, infrastrutture, formazione e nuove opportunità.
Perché il futuro della città, nella prospettiva indicata da Bitetti, non può essere affidato soltanto alle conseguenze delle decisioni che verranno prese sulla grande fabbrica. Deve essere costruito attraverso una strategia più ampia, nella quale Taranto possa tornare a essere protagonista delle proprie trasformazioni.














