La vicenda della sospensione nelle ore notturne dei servizi di radiologia negli ospedali di Martina Franca e Manduria torna al centro del confronto politico e istituzionale. A intervenire nuovamente è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Perrini, che richiama le iniziative assunte nei giorni scorsi per segnalare quelli che aveva definito rischi per la sicurezza dei pazienti.
A riaccendere il dibattito è il decesso di un uomo di 69 anni, trasferito dall’ospedale Giannuzzi di Manduria al Santissima Annunziata di Taranto, dove avrebbe dovuto essere sottoposto agli accertamenti necessari dopo l’impossibilità, durante la notte, di effettuare una Tac presso il presidio manduriano.
Sulla vicenda, però, ogni valutazione sul rapporto tra il trasferimento, la mancata disponibilità dell’esame diagnostico e il successivo decesso resta al momento sospesa. Sarà l’autopsia, come sottolinea lo stesso Perrini, a dover accertare l’eventuale nesso causale.
La denuncia presentata prima del decesso
Il consigliere regionale ricostruisce la propria iniziativa partendo da una data precisa: il 31 agosto scorso, quando aveva richiesto un’audizione urgente sulla decisione di sospendere durante la notte i servizi di radiologia negli ospedali di Martina Franca e Manduria.
Una richiesta motivata, secondo Perrini, dalla preoccupazione per le conseguenze che la riorganizzazione avrebbe potuto determinare sui pazienti, soprattutto nei casi di maggiore gravità.
«Avevo richiesto un’audizione urgente perché la decisione di sospendere nella notte i servizi di radiologia notturna degli ospedali di Martina Franca e Manduria era una scelta inaccettabile», ricorda il consigliere.
Il problema, nella sua valutazione, non riguardava esclusivamente l’organizzazione interna delle strutture sanitarie, ma soprattutto la possibilità che le carenze di personale finissero per trasferire il peso delle difficoltà organizzative direttamente sui pazienti.
Perrini aveva quindi parlato di possibili profili di rischio clinico e organizzativo, chiedendo che la decisione venisse sottoposta a una verifica immediata.
Il trasferimento verso Taranto e il tema dei tempi
Uno degli aspetti sui quali il consigliere aveva concentrato la propria attenzione riguardava proprio i trasferimenti tra i diversi presidi ospedalieri.
Secondo quanto riferito da Perrini, i tempi di percorrenza tra le strutture interessate possono oscillare tra un’ora e un’ora e mezza, in un territorio caratterizzato da una viabilità che presenta già alcune criticità.
Una distanza che può assumere un peso significativo soprattutto quando il paziente necessita di accertamenti diagnostici urgenti e si trova in condizioni cliniche instabili.
«All’inizio di settembre avevo lanciato un grido di allarme: i tempi di percorrenza tra i presidi oscillano tra l’ora e l’ora e mezza di viaggio, complicati da una viabilità territoriale già complessa», ricostruisce Perrini.
Da qui la richiesta di conoscere in anticipo come sarebbero stati organizzati eventuali trasferimenti e quali risorse sarebbero state messe a disposizione.
Le domande rivolte alla Commissione Sanità
Perrini aveva infatti scritto al presidente della Commissione Sanità chiedendo la convocazione dell’assessore alla Salute per affrontare nel dettaglio le conseguenze della nuova organizzazione.
Tra gli interrogativi posti dal consigliere c’erano le modalità di gestione dei trasferimenti, i mezzi e gli equipaggi che sarebbero stati utilizzati e soprattutto la gestione di eventuali trasferimenti contemporanei.
Un ulteriore punto riguardava la necessità di una valutazione preventiva del rischio per i pazienti instabili.
«Avevo chiesto di capire quali sarebbero stati i mezzi e gli equipaggi impiegati, come si sarebbero gestiti eventuali trasferimenti simultanei e se fosse stata effettuata una valutazione preventiva del rischio per i pazienti instabili», spiega il consigliere.
Alle richieste di audizione si era aggiunta anche un’interrogazione, con la quale Perrini aveva portato formalmente la questione all’attenzione delle istituzioni regionali.
«Dire che lo avevamo detto oggi non serve»
Il decesso del 69enne rende oggi il confronto inevitabilmente più delicato. Perrini stesso evita di attribuire automaticamente alla riorganizzazione delle radiologie la responsabilità della morte.
Il punto, per il consigliere, dovrà essere chiarito attraverso gli accertamenti medico-legali.
«Il nesso di causalità sarà accertato dall’autopsia», sottolinea Perrini, lasciando quindi agli organi competenti il compito di stabilire se esista effettivamente una relazione tra le condizioni del paziente, la necessità del trasferimento e l’esito finale.
Ma proprio questa cautela non cancella, secondo il consigliere, la questione sollevata in precedenza: il rischio organizzativo che aveva denunciato rimane, a suo giudizio, concreto e meritevole di una risposta.
«Mai come in questo caso dire “ve lo avevamo detto che con questa decisione si metteva a rischio la salute dei cittadini” è inutile e per certi versi fa persino rabbia», afferma.
Il riferimento è alla convinzione che, anche prima di conoscere gli esiti dell’autopsia, la questione non possa essere ridotta a una semplice disputa politica.
La richiesta di superare il disservizio
Perrini sposta quindi l’attenzione dal singolo episodio alla necessità di intervenire sulla gestione complessiva del servizio.
Anche qualora gli accertamenti non dovessero evidenziare alcun rapporto causale tra la mancata Tac notturna a Manduria e il decesso del paziente, sostiene il consigliere, rimarrebbe comunque aperto il problema della disponibilità di servizi diagnostici essenziali durante le ore notturne.
«Anche se non vi è questa correlazione è più che mai urgente che si ponga fine a questo disservizio», afferma.
La richiesta è quindi quella di una revisione delle scelte organizzative, attraverso un confronto istituzionale che tenga conto non soltanto della disponibilità del personale, ma anche delle condizioni dei pazienti, dei tempi di trasferimento e della capacità dei presidi di rispondere alle emergenze.
La questione della sicurezza
Il caso solleva così un interrogativo più generale sulla gestione delle emergenze sanitarie in una provincia nella quale le distanze tra i diversi ospedali possono diventare un fattore determinante.
La possibilità di concentrare alcune prestazioni diagnostiche in determinati presidi può rispondere a esigenze organizzative legate alla disponibilità di personale, ma pone inevitabilmente il problema di come garantire continuità assistenziale e sicurezza quando un esame non può essere effettuato nella struttura che ha preso in carico il paziente.
È su questo equilibrio che Perrini chiede di aprire una discussione. La sua posizione è che le difficoltà di organico non possano essere risolte semplicemente trasferendo pazienti e professionisti da un presidio all’altro, soprattutto quando sono coinvolte prestazioni diagnostiche che possono assumere carattere di urgenza.
Un confronto che ora diventa inevitabile
La vicenda del 69enne sarà oggetto degli accertamenti necessari per stabilire le cause del decesso e le eventuali responsabilità. Fino a quel momento, qualsiasi collegamento diretto tra la sospensione del servizio notturno di radiologia, il trasferimento a Taranto e la morte dell’uomo deve necessariamente rimanere un’ipotesi da verificare.
Sul piano politico e organizzativo, tuttavia, Perrini ritiene che non sia necessario attendere l’esito dell’autopsia per affrontare il problema della sicurezza dei percorsi assistenziali.
Le sue precedenti richieste di audizione e l’interrogazione presentata in Regione riportano quindi al centro del dibattito la questione della radiologia notturna negli ospedali di Martina Franca e Manduria.
La domanda resta quella già posta nei giorni scorsi: come garantire diagnosi tempestive e assistenza sicura ai pazienti, soprattutto nelle situazioni più critiche, senza scaricare sulle persone le difficoltà determinate dalla carenza di personale?
Per Perrini, una risposta non è più rinviabile. Perché, al di là delle responsabilità che eventuali accertamenti potranno individuare nel singolo caso, il tema della sicurezza dei cittadini e dell’organizzazione della sanità tarantina resta aperto.














