di Luca Chianura
La fatidica fumata bianca che si leva dal comignolo della Basilica di San Pietro annuncia urbi et orbi l’elezione del nuovo Santo Padre e accende la gioia dei fedeli. A Taranto, più prosaicamente e restando rigorosamente nel terreno calcistico, la fumata bianca ha invece annunciato il nuovo corso tecnico e sportivo del Taranto.
Habemus Direttore Sportivo: Francesco Montervino. Habemus allenatore: Luca Tiozzo.
Due nomi destinati a segnare una nuova pagina di una stagione che, sin dalle prime battute, ha mostrato più di qualche difficoltà e che ha imposto alla società una brusca sterzata.
Montervino, storico capitano del Napoli e del Taranto, torna per la terza volta nella società rossoblù, ritrovando una piazza con la quale ha costruito nel tempo un rapporto particolare, fatto di calcio, appartenenza e conoscenza profonda dell’ambiente.
A guidare la squadra sarà invece Luca Tiozzo, scelto dalla società dopo aver superato la concorrenza di Vincenzo Feola. Una scelta che introduce un nuovo elemento di discontinuità rispetto al precedente progetto tecnico.
Il nuovo corso deve riaccendere il motore
Più prosaicamente, dunque, possiamo affermare che il Taranto del nuovo corso Montervino-Tiozzo prova a riavviare il motore di una macchina apparsa finora al di sotto delle proprie possibilità e delle aspettative della piazza.
Danilo Pagni e Alberto Giuliatto sono stati sollevati dai rispettivi incarichi nella serata di domenica dal presidente del Taranto Sebastiano Ladisa, nell’immediato dopo partita della sfida contro la Polimnia, disputata sul campo neutro di Mola.
Una decisione che ha aperto immediatamente una nuova fase.
Il problema, però, è che il tempo non aspetta nessuno. E soprattutto non aspetta il Taranto.
Il duo Montervino-Tiozzo avrà a disposizione un margine di lavoro estremamente ridotto per incidere sulla squadra, sulla condizione mentale del gruppo e, soprattutto, sull’approccio alle partite.
Domenica c’è il Racale: servono subito i tre punti
La prima risposta dovrà arrivare già domenica pomeriggio, quando il Taranto affronterà l’ostico Racale allo stadio di Massafra, ancora una volta a porte chiuse.
Non sarà una partita semplice. E proprio per questo rappresenterà un banco di prova immediato per il nuovo corso.
L’obiettivo primario è uno soltanto: conquistare i tre punti.
Servono punti per risalire la classifica, ma servono anche una prestazione convincente, una ritrovata identità e quel sorriso che oggi appare indispensabile per restituire serenità a un gruppo chiamato a metabolizzare l’ennesimo ribaltone tecnico-sportivo.
Non c’è bisogno di proclami. C’è bisogno di lavoro.
Montervino e Tiozzo devono intervenire sulla testa e sulle gambe
La nuova coppia dovrà lavorare alacremente su due fronti: il campo e la testa dei calciatori.
Il Taranto deve ritrovare intensità, convinzione e spirito di sacrificio. Deve lottare su ogni pallone, sudare la maglietta e correre per novanta, cento minuti, se necessario.
Lo ripeteremo sempre: questa maglia va onorata fino all’ultimo secondo.
Ma alla fatica deve accompagnarsi la convinzione. Perché un campionato non si vince soltanto con le qualità tecniche dei singoli. Si vince attraverso la mentalità, la continuità, la capacità di affrontare le difficoltà e la volontà collettiva di inseguire un obiettivo.
E l’obiettivo del Taranto deve essere chiaro: credere fino in fondo nella vittoria del Campionato Regionale di Eccellenza.
Una città che chiede di tornare a sognare
Taranto e il popolo rossoblù ambiscono legittimamente a tornare a calcare palcoscenici più gratificanti, sotto il profilo professionale e sportivo.
È un’ambizione naturale per una piazza che ha una storia, una passione e una dimensione calcistica che vanno ben oltre la categoria attuale.
Ma per raggiungere il traguardo che tutti desiderano sarà necessario remare nella stessa direzione.
Unità di intenti, compattezza, condivisione e concretezza.
Sono queste le parole d’ordine che dovrebbero accompagnare il nuovo corso.
Le polemiche permanenti, il tramare contro qualcuno, le contrapposizioni personali, i deliri sclerotici e le divisioni interne non aiutano il Taranto. Al contrario, rischiano soltanto di indebolire l’ambiente e di creare quelle condizioni di conflitto nelle quali a vincere non è mai la squadra.
Il calcio, soprattutto in una piazza passionale come Taranto, ha bisogno di confronto e anche di critica. Ma la critica deve essere costruttiva e finalizzata al bene comune. Quando invece diventa una guerra permanente, finisce per trasformarsi in un ostacolo.
Il tempo delle divisioni deve lasciare spazio al campo
In illo tempore, Gesù Cristo avrebbe cacciato i mercanti dal tempio.
I tempi sono cambiati, ed è giusto così.
Oggi non servono gesti simbolici né crociate personali. Serve qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più difficile: lavorare.
Montervino dovrà mettere a disposizione della società la propria esperienza e la propria conoscenza dell’ambiente. Tiozzo dovrà trasferire alla squadra idee, organizzazione e convinzione. I calciatori dovranno rispondere sul rettangolo verde.
E la piazza dovrà fare la propria parte.
Perché il campionato si gioca in campo, ma una stagione si costruisce anche attraverso l’ambiente che circonda la squadra.
La nuova “fumata bianca” rossoblù, dunque, non può rappresentare un punto di arrivo. È soltanto l’inizio di una nuova fase.
Adesso la parola passa al campo.
Domenica contro il Racale, il Taranto dovrà dimostrare di essere davvero pronto a ripartire.














