Antonio Di Nardo, attaccante del Taranto Calcio nella stagione 2000/2001, ha parlato ai microfoni di GiornaleRossoBlu.it, spiegando com’è cambiato il calcio nell’ultimo decennio ed esprimendo la propria opinione a riguardo dei regolamenti che obbligano le squadre a schierare i ragazzi Under.
L’ATTACCO ROSSOBLU – Non ho la possibilità di seguire in modo costante il Taranto, posso parlare però in base alla mia esperienza di calciatore. Solitamente, quando si rimane a secco per un po’, il problema è da associare più all’intera squadra che al singolo attaccante. È ovvio però che, qualora una squadra crei molte palle gol che non vengono sfruttate, allora il problema è di chi si trova a dover concludere.
IL GIRONE C – Non dobbiamo dimenticare che il girone C di Lega Pro è quello che, statisticamente, conta meno reti. Le squadre provano ad essere più equilibrate e tattiche, adottando quindi un atteggiamento conservativo. Il Taranto ha subito appena 3 gol in 8 partite, ciò dovrebbe dimostrare come i rossoblu diano il loro meglio proprio in fase difensiva.
TATTICISMI E SCHEMI – Io sono dell’idea che il calcio non sia più quello di una volta, ma non per ribadire la solita frase fatta. Fino al 2006, in Italia, calcio era sinonimo di spettacolo, in qualsiasi categoria. Adesso purtroppo abbiamo l’idea che le tattiche e gli schemi siano tutto, si preferisce fare uno sterile possesso palla per non doversi prendere la responsabilità di fare una giocata più difficile. Non voglio dare però la colpa agli allenatori, è ovvio che non abbiano il coraggio di rischiare se dopo due sconfitte vengono esonerati.
I GIOVANI – Quella dei giovani è un’altra tematica particolare. Ci sono degli obblighi che impongono alle società di schierarne almeno un certo numero… è una presa in giro. Un giovane deve giocare solamente se ha le capacità di fare questo mestiere, altrimenti non si fa altro che abbassare ulteriormente il livello di una categoria magari già di suo inferiore. È pieno di ragazzi che vengono usati solo perché fanno comodo alle società, ma già quando non rientrano più nelle fasce per essere considerati Under vengono scartati dalle loro ex squadre.
LA CRESCITA DEI RAGAZZI – Secondo me è sbagliata anche la gestione della crescita di alcuni ragazzi. Quando ero giovane io, mi allenavo con gente di 10 o 15 anni in più, è ovvio che ciò mi spingeva a volermi mettere in mostra, a voler fare bene e a dare il 110% in ogni allenamento. Adesso i giovani vengono lasciati nei vari settori giovanili, rallentandone la crescita. Se un ragazzo si allena solamente con altri giovani, non potrà imparare da giocatori esperti. In più ormai i ragazzi tendono a sprecare la maggior parte del loro tempo dietro a smartphone e social network, deconcentrandosi notevolmente.
Flavio Graps














