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Vannucchi: “Taranto, la mia occasione per rimettermi in gioco”

“Sono un portiere moderno: mi piace partecipare all’azione e comandare la difesa”

RASSEGNA STAMPA DEL 25 NOVEMBRE 2022 – TARANTO BUONA SERA – ALESSANDRA CARPINO

La solitudine del numero uno? Tutt’altro. Il portiere è come una sentinella, scriveva il celebre poeta Umberto Saba. Deve intuire, percepire, rubare frammenti di tempo, immaginare traiettorie ed evoluzioni, meditare e confidare nella visione dinamica dell’esibizione calcistica. Gianmarco Vannucchi è in sinergia con il suo Taranto: un’osmosi di sicurezza, competenza, passione, ma anche entusiasmo intriso di ambizione e realismo, doti educate nel corso degli anni. Rappresenta quel valore aggiunto, quel “portiere over” cercato in maniera insistente e dogmatica sin dall’estate da entrambi gli allenatori che si sono rapidamente avvicendati sulla panchina ionica, ovvero Nello Di Costanzo ed Ezio Capuano. Classe ’95, originario di Prato, Gianmarco Vannucchi narra se stesso senza filtri: “Mi reputo un portiere moderno, mi piace essere attivo nell’azione, magari uscire, forse spesso accade troppo! Mi piace partecipare agli sviluppi e comandare la difesa, è una mia dote. Penso di avere una buona lettura, di essere abbastanza reattivo e di saper giocare anche con i piedi, qualora ce ne fosse bisogno”. Si candida a riappropriarsi del ruolo di titolare a custodia dei pali, dopo le due giornate di squalifica che ne hanno interrotto il percorso: “Sono a disposizione del mister, la scelta finale spetta a lui. In queste settimane ho lavorato molto duramente”. E si concede la spiegazione della genesi dell’espulsione incassata a Picerno a gara praticamente conclusa: “La partita si era innervosita nei due, tre minuti antecedenti al mio cartellino rosso, a causa del rigore non concesso su Tommasini. Ricordo che Manetta, su rimessa laterale, mi ha consegnato dietro la palla per sfruttare un ultimo assalto in mischia: io avrei calciato, come ho fatto, in area di rigore”. “Kouda, giocatore del Picerno, mi è franato addosso in netto ritardo, è entrato in modo ruvido e con una gomitata mi ha spaccato il labbro. L’arbitro non ha fischiato la punizione: come si dice in gergo, mi stavo perdendo- confida- Mi sono alzato e siamo andati faccia a faccia, però lui non mi ha fatto niente, io nemmeno. Erano questioni di campo, ci stavamo giocando una partita importante, era normale ci fossero tensione ed adrenalina. Io ho sbagliato perché dovevo fregarmene, stare fermo. L’arbitro è stato molto severo nei confronti di entrambi”. Spettatore obbligato, Vannucchi decifra la dicotomia delle ultime due gare disputate dai rossoblu: “Contro la Viterbese abbiamo disputato una gran partita sotto l’aspetto dell’agonismo, del sacrificio, abbiamo sfoderato collettivamente una prova intelligente. Non c’erano tante condizioni per giocare la palla, ci siamo arrangiati e, come spesso facciamo in casa, nel bene e nel male capitalizziamo tutti i risultati. Infatti tutte le vittorie sono state conquistate allo Iacovone, è il nostro fortino e lo deve diventare per il resto del campionato- spiega-A Francavilla abbiamo interpretato una gara gradevole a livello tecnico, il terreno di gioco lo permetteva: non avrei mai pensato che potessimo perdere con uno scarto così ampio”. Un encomio sincero è regalato al suo sostituto Loliva: “Non conoscevo Andrea, non ci eravamo mai incontrati da avversari. Fin da subito, fuori dal campo abbiamo instaurato un bellissimo rapporto di amicizia e di complicità: il nostro è un bel gruppo che lavora con serenità e serietà- commenta- Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Andrea ha operato con sicurezza, gliel’ho detto privatamente: non giocava da tanto tempo, ha disputato una partita delicata come quella contro la Viterbese, decisivi sono stati i consigli del preparatore Marinacci: aldilà delle parate, mi sono immedesimato nel suo atteggiamento positivo”. E’ un incarico di responsabilità, quello del portiere over: in batteria gli under Martorel e Russo (ora all’Aversa) hanno stentato: “Penso che, se un ragazzo è talentuoso, è giusto che giochi nonostante la giovane età. Il portiere over può avere più esperienza nella lettura delle situazioni tattiche, nell’annusare il pericolo, nella personalità con la quale richiamare i ragazzi: sono tutte qualità che si assumono però giocando negli anni con continuità”. Nel suo vocabolario originale, Capuano distingue la difesa come reparto e la “fase difendente”: “Ho notato un miglioramento incredibile per quel che riguarda la fase di non possesso palla; anche a livello emotivo e caratteriale, la squadra sbaglia veramente poco- assicura Vannucchi- L’errore ci sta, ma ci lavoriamo molto in settimana: il mister cura i dettagli, è molto preciso, proviamo e riproviamo sino allo sfinimento. E’ positivo: testimonianza è il filotto in cui abbiamo incassato pochi gol, io ho registrato quattro clean sheet consecutivi. Anche nell’emergenza, ogni ragazzo sa come muoversi, come applicarsi al compito che gli viene assegnato. La competenza dell’allenatore servirà per perfezionare il presidio delle aree, con il contributo degli esterni nel 3-5-2”. Gli esodi del Taranto sono decisamente infruttuosi, un sortilegio mitigato dall’unico pareggio a Cerignola: “Giocare in trasferta ci rende inconsciamente più timorosi -commenta- L’Avellino, a livello di organico, non rispecchia la posizione che occupa. Lo stiamo studiando tramite i video: in qualsiasi reparto è attrezzato, con giocatori molto forti e di categoria”. Controcorrente, Gianmarco Vannucchi: ha sfidato lo scetticismo di vari colleghi ed ha accettato immediatamente la proposta del Taranto a metà settembre: “Sono rimasto svincolato dalla mia ultima avventura nel Padova: quando mi hanno chiamato il direttore Evangelisti ed il mister Capuano non ho esitato. Ho sempre seguito Taranto, la definivo una piazza che mi stimolava molto. Sono arrivato con la squadra a zero punti, ma non mi interessava: sono venuto qui per rimettermi in gioco e dimostrare il mio valore. Nella città si respira passione e, per come sono fatto io, è un aspetto vitale. Spero che i tifosi ritornino numerosi sugli spalti, ci potrebbero offrire una grossa mano”. Due i momenti iconici che l’hanno consacrato nei cuori degli appassionati rossoblu: il calcio di rigore neutralizzato al Foggia e lo stoicismo dopo l’infortunio di Latina. “Appena i medici mi hanno confermato l’esito della frattura composta allo zigomo, ho assicurato il mister sulla mia presenza la domenica successiva, disponibile con o senza maschera protettiva. Non avevo intenzione di fermarmi: ero tranquillo, non accusavo problemi. E parare il calcio di rigore al Foggia in un derby inaspettato per la qualità delle rispettive classifiche ha rappresentato un’emozione fortissima”. Il fascino del curriculum intriga spesso il popolo ionico: Gianmarco Vannucchi è un prodotto del vivaio della Juventus, ha sperimentato regole e didattiche sin da adolescente: “Sono stato fortunato ad aver frequentato la scuola di un top club. L’aneddoto più emozionante riguarda la mia prima convocazione, in prospettiva della gara con l’Inter nel febbraio 2014- sorride- Antonio Conte voleva sempre quattro portieri durante gli allenamenti: Gigi Buffon era squalificato e mi chiese se me la sentissi di andare in panchina”. “Un ricordo bellissimo: Buffon è sempre stato più di un idolo da sempre, è la mia divinità!- esclama Vannucchi- Non mi rivedo in lui per caratteristiche diverse, ma ammiravo le letture delle situazioni, la sua inclinazione sfacciata, poi il talento è inarrivabile. Ho cercato di rubare quel che potevo da un campione come lui”.

Tags: Taranto FC 1927
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