Come riportato da Domenico Palmiotti sul Quotidiano di Puglia, l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo 2026 a Taranto si trova di fronte a uno snodo cruciale: mancano oltre 35 milioni di euro per coprire i costi complessivi previsti per l’evento, stimati in 60 milioni. Finora, il Governo ha stanziato solo 25 milioni, una cifra che permette appena di mantenere in vita l’apparato ma che non consente di stipulare contratti o avviare le attività operative necessarie.
Il nodo principale è di natura finanziaria, ma non solo. Accanto alla mancanza di risorse economiche, c’è un evidente vuoto organizzativo. Il comitato organizzatore locale – come emerso da una lettera inviata ai vertici delle istituzioni sportive e politiche – è privo del personale dirigenziale necessario per pianificare e gestire un evento di tale portata. Si stima servano almeno dieci figure di alto profilo, ma finché non saranno sbloccati i fondi, non si potrà procedere con le assunzioni.
Nonostante le difficoltà, i lavori pubblici legati alle opere infrastrutturali – come lo stadio Iacovone e quello del nuoto – sono stati avviati e vanno avanti. Tuttavia, il rischio è che, senza un coordinamento organizzativo forte e adeguatamente finanziato, l’evento possa non raggiungere i livelli di efficienza e visibilità auspicati.
Il Governo, che ha finora evitato di affrontare direttamente il tema del finanziamento mancante, potrebbe contare su sponsorizzazioni e risorse aggiuntive da parte di Sport e Salute e della Regione Puglia. Ma il tempo stringe: il primo appuntamento decisivo è fissato per il 17 aprile, data in cui si riunirà per la prima volta a Taranto l’assemblea dei Giochi. Sarà in quell’occasione che si dovrà decidere come colmare il gap economico e avviare finalmente la macchina organizzativa.
Nel frattempo, il Comitato Internazionale dei Giochi, pur apprezzando i progressi sulle opere, ha espresso preoccupazione per la mancanza di un piano dettagliato e per i ritardi nelle assunzioni. Senza una svolta nei prossimi mesi, l’immagine dell’Italia e del territorio tarantino rischia di essere compromessa.














