Come riportato da Tp24.it, quella che finora sembrava una vicenda circoscritta a irregolarità contabili e truffe locali sta assumendo contorni sempre più inquietanti. Il caso dei crediti fiscali fittizi, che ha già portato ai deferimenti del Trapani Calcio e del Brescia e a una penalizzazione inflitta ai Trapani Shark, si arricchisce ora di nuovi elementi che chiamano in causa un presunto sistema internazionale di evasione, con ramificazioni nel mondo delle criptovalute.
Secondo quanto anticipato da L’Espresso, che domani pubblicherà un’inchiesta firmata da Carlo Tecce e Gianfrancesco Turano, i pagamenti effettuati da alcuni club italiani per acquistare crediti d’imposta non sarebbero mai arrivati al Fisco. Al contrario, milioni di euro sarebbero stati dirottati verso una società olandese specializzata in moneta elettronica, aprendo scenari che vanno ben oltre le responsabilità sportive o gestionali.
La ricostruzione dell’inchiesta si basa su documenti riservati e lettere provenienti dal cosiddetto “Gruppo Alfieri SPV”, presunto intermediario nel meccanismo. I fondi che le società di Serie B e Serie C pensavano di utilizzare per saldare tasse e contributi – in particolare quelli relativi a calciatori e staff – sarebbero invece finiti in Olanda, lontano dai conti dell’Agenzia delle Entrate. A rendere il quadro ancora più opaco, spunta anche un notaio polacco coinvolto nella triangolazione, un dettaglio che trasforma il caso in un vero e proprio thriller finanziario dai risvolti internazionali.
L’Espresso riferisce inoltre che questo sistema sarebbe attivo già da diversi mesi, forse da febbraio, e che più club avrebbero usufruito dei presunti crediti “fantasma” per regolarizzare la propria posizione con l’erario e ottenere il via libera all’iscrizione al campionato. Ma ora l’ombra di una truffa su larga scala rischia di mettere in discussione proprio quelle iscrizioni, fondamentali per accedere alla stagione sportiva 2025-26.
Il Trapani Calcio, attualmente sotto processo davanti al Tribunale Federale Nazionale, si è già dichiarato “parte lesa”, affermando di essere stato truffato, così come il Brescia. Ma l’indagine di L’Espresso sposta l’attenzione dalla buona fede invocata dai club alla concreta destinazione del denaro: è davvero credibile che nessuno tra dirigenti, contabili o consulenti legali si sia accorto che i pagamenti non andavano allo Stato?
Le prossime settimane potrebbero essere decisive. Se le indiscrezioni saranno confermate, ci si troverà davanti a una vera bomba regolamentare, con la possibilità che alcune società si vedano revocare l’iscrizione al prossimo campionato. E non solo: la vicenda potrebbe travolgere anche l’intero sistema di controllo e vigilanza sul calcio professionistico italiano, dimostrando falle gravi nei meccanismi di certificazione fiscale.
Una tempesta perfetta, che rischia di minare ulteriormente la credibilità del sistema, già provato da anni di scandali e gestioni opache. Con una domanda, ora inevitabile: chi controlla davvero i controllori?












