di Luca Pietranelli
A Taranto si respira aria di cambiamento. La holding FinLad dei fratelli Vito e Sebastiano Ladisa, attiva nei settori alimentare, immobiliare e tecnologico, ha presentato un progetto che il Comune ha premiato affidandole il titolo sportivo. L’obiettivo è chiaro: riportare la squadra nei campionati professionistici entro cinque anni e ricostruire un rapporto di fiducia con la tifoseria.
Il cuore del programma FinLad unisce competitività sportiva e valorizzazione del territorio. Sul piano tecnico, la parola chiave è identità tarantina: un’Academy ufficiale e un vivaio d’eccellenza, sviluppati in collaborazione con scuole, famiglie, parrocchie e associazioni locali. L’attenzione sarà rivolta anche all’inclusione sociale, al calcio femminile e agli sport per disabili, con l’obiettivo di radicare il club nella comunità e creare un movimento calcistico diffuso. Parallelamente, il nuovo stadio “Erasmo Iacovone” — finanziato con oltre 50 milioni di euro dai Giochi del Mediterraneo — dovrà diventare un hub multifunzionale vivo tutto l’anno: non solo partite, ma concerti, fiere, congressi, museo della squadra, aree commerciali, ristorazione e tour guidati. L’idea è generare ricavi costanti e indipendenti dal solo risultato sportivo, trasformando l’impianto in un punto di riferimento economico e culturale per la città.
A sostenere il progetto c’è la solidità economica di FinLad, che produce oltre 35 milioni di pasti all’anno e impiega più di 4.000 lavoratori. Questa base industriale offre capacità di investimento e credibilità verso sponsor e istituzioni, ma ciò che ha convinto il Comune è soprattutto la visione integrata: sport, eventi, commercio, cultura e turismo, in un unico piano di sviluppo. Un tassello fondamentale sarà anche il coinvolgimento diretto dell’amministrazione, con un membro della governance espresso dal Comune per garantire trasparenza e condivisione delle scelte strategiche.
Il contesto, però, resta difficile. Taranto convive con alti tassi di disoccupazione e gravi problemi ambientali che incidono sul potere d’acquisto dei cittadini e sulla capacità imprenditoriale locale. L’assenza di manifestazioni d’interesse da parte di investitori tarantini per il titolo sportivo è un segnale evidente: il rischio è che le potenzialità di ricavi da merchandising e attività collaterali restino in parte limitate dalle reali condizioni economiche del territorio.
In questo scenario, la pressione della tifoseria può diventare un’arma a doppio taglio. Il piano della proprietà prevede cinque anni per tornare nei professionisti, ma gran parte della piazza ne pretende tre, e questa differenza di aspettative può generare tensioni o spingere a decisioni economiche poco sostenibili pur di accelerare i tempi. Anche la gestione dello stadio-hub rappresenta una sfida: mantenere un impianto attivo sette giorni su sette richiederà una strategia commerciale efficace per coprire costi di manutenzione e marketing, in un contesto urbano che non ha mai sperimentato un’infrastruttura di questo tipo.
Il progetto FinLad è, a oggi, un piano strutturato, con un focus sulle infrastrutture e l’inclusione sociale. Il suo successo, però, dipenderà dalla capacità di resistere alla pressione, mantenere la rotta e sviluppare il tutto passo dopo passo, perseguendo gli obiettivi con coerenza e senza forzature.














