di Fabrizio Di Leo
Andata dei quarti che sorrideva a tre delle quattro squadre, non teste di serie. Il Vicenza di Vecchi dopo il difficile doppio confronto con il Taranto ospitando il Padova, piazza un 1 – 2 con l’argentino Ferrari e si preparava ad affrontare i patavini, all’Euganeo, con un risultato più complicato da recuperare, ma non impossibile da recuperare da parte dei bianco scudati. Il Benevento, in casa, affrontava una coriacea e sfortunata Torres ed era costretto ad accontentarsi della vittoria di misura, grazie alla marcatura di Talia, dopo ventidue minuti di gioco. Risultato che, a Sassari, sarà difficile da mantenere, ma non impossibile da difendere, magari anche con un pareggio. Stessa situazione si manifestava al Massimino di Catania, dove la formazione etnea di Zeoli, affrontava il super favorito Avellino, sceso in Sicilia con i favori del pronostico, visti i risultati nettamente diversi ottenuti dalle due formazioni nella stagione regolare. L’equilibrio del match veniva interrotto dall’ex rossoblù ionico, Cianci, a meno di venti minuti dal novantesimo, giocata che consentiva ai rosso azzurri, di potersi recare in Irpinia, con il ribaltamento del vantaggio, ora a loro favore, con i biancoverdi di Pazienza, costretti all’unico risultato, ovvero la vittoria con qualsiasi punteggio. Al Moccagatta di Alessandria, la Juventus Next Generation, incrociando la Carrarese di Calabro, dopo essere passata in vantaggio nei primi venti minuti di gara con Savona, riusciva a mantenere il prezioso vantaggio per quasi. un’ora, ovvero fino a quando Capezzi, poco prima della mezz’ora della ripresa, con una preziosa giocata, realizzava la rete del pareggio, risultato finale che rimarrà invariato fino al 90 + recupero, mantenendo, per i marmiferi, il vantaggio dei due risultati su tre che i toscani dovranno far valere sul proprio campo, il prossimo sabato 25 maggio.
BENEVENTO – TORRES: il primo round se lo aggiudicava il Benevento: 1-0 con gol di Talia proprio nel momento in cui la Torres stava dominando. La squadra sassarese cercava invano il pareggio, quindi dovrebbe per forza vincere sabato al “Vanni Sanna” nel match di ritorno. Torres subito autoritaria e che pressava alto. Al 4′ Fischnaller cercava un triangolo ampio con Scotto ma il passaggio di ritorno era leggermente lungo. Sul primo angolo, da destra, Mastinu calciava alto in area dove Antonelli irrompeva ma non riusciva ad abbassare la traiettoria. Al 11′ cross da sinistra di Mastinu, andava incontro alla palla Fischnaller che la mancava e Zecca da dietro un difensore colpiva ma senza inquadrare la porta. Al quarto d’ora punizione di Scotto che passava attraverso barriera: volava e respingeva Paleari. La prima vera azione del Benevento sbloccava il risultato: a destra Talia accelerava, erano fuori posizione i rossoblù, passava fra Mastinu e Giorico, entrava in area e segnava di potenza all’incrocio. La reazione dei rossoblù portava al tiro Giorico, ma un difensore faceva barriera e metteva in angolo. Benevento vicino al raddoppio al 38′: Improta scattava bene sul filo del fuorigioco in area, si liberava di Dametto con palleggio aereo ma concludeva a lato. Subito dopo scattava Lanini a sinistra e serviva il solissimo Ciciretti, ma era partito in fuorigioco e la rete non era valida. Al 45′ grande verticalizzazione di Mastinu per Zecca a destra che scattava bene, ma il suo cross centrale veniva intercettato da un difensore. Nel secondo tempo ci provava subito Improta: bloccava Zaccagno. Al 57′ Mastinu metteva dentro da destra e Ruocco girava bene di testa ma la palla era leggermente alta. Doppio cambio per la parte sinistra della Torres con Kujabi e Liviero. Intanto era ancora Ruocco che ci provava da fuori al 60′. Incredibile un minuto dopo su mischia in area campana e Scotto da due metri non riusciva a deviare per il gol. Il Benevento inseriva prima un difensore e poi un centrocampista per passare al 4-4-2. Occasionissima al 92′ col neo entrato Goglino che in area sul fondo “scucchiaiava” per Diakite che di testa non riusciva a imprimere forza e Paleari volava e bloccava vicino all’incrocio. Al 95′ traversone da sinistra di Liviero, il portiere coi pugni rinviava male ma Kujabi non ne approfittava e concludeva sbilenco.
CATANIA – AVELLINO: la partita di andata del secondo turno della fase nazionale dei playoff premiava il Catania, l’Avellino usciva sconfitto dalla trasferta allo Stadio Massimino. La squadra di Michele Pazienza ritrovava il campo dopo oltre tre settimane di stop, ma al “Cibali” era la brigata di Michele Zeoli ad esultare: decideva un gol di Cianci al 71′. La qualificazione restava apertissima: al ritorno, previsto sabato 25 maggio al “Partenio-Lombardi”, dovrebbe servire la rimonta, con una prestazione più convincente. I lupi si schieravano con il classico 3-5-2: Cionek vinceva il ballottaggio con Rigione e completava il reparto arretrato, Cancellotti e Frascatore erano gli altri due interpreti davanti a Ghidotti. A centrocampo confermato D’Ausilio, De Cristofaro era la mezzala destra e Armellino andava in cabina di regia. Liotti a sinistra e Ricciardi a destra erano i due laterali, in avanti con Patierno c’è Sgarbi. I padroni di casa rispondevano con lo stesso schema tattico e facevano tremare i biancoverdi già in avvio di partita. Intervento di Cancellotti su Di Carmine dopo pochi secondi, il direttore di gara estraeva il rosso per il difensore per fallo su occasione da rete: l’intervento del Var corregge il fischietto toscano che ammonisce il numero 14. Sugli sviluppi della punizione, Cianci conclude ma manda sul fondo. I rossazzurri restavano in attacco e si rendevano pericolosi con un calcio d’angolo, la botta di Zammarini trovava l’opposizione di Sgarbi. Il classe 2001 era anche il protagonista della prima chance per gli ospiti, dopo un traversone basso di Ricciardi: il destro di prima intenzione sbatteva sul palo di sostegno della porta. Al 20′ Liotti ci provava da piazzato, ma la sfera terminava distante dallo specchio della porta di Furlan. L’Avellino faceva circolare il pallone e tornava alla carica con un’azione veloce, Sgarbi da posizione defilata tentava di innescare Liotti, pronto alla battuta a rete: Monaco era provvidenziale in chiusura. Al 27′, su un cross dalla destra, Liotti veniva travolto da Bouah: timide proteste, l’arbitro lasciava correre. Sul ribaltamento di fronte Ghidotti respingeva una manovra insistita del Catania, la sfera restava al limite dell’area e Tello spaventava i campani che si salvavano grazie ad una deviazione. Dal corner seguente, Monaco prendeva il tempo a tutti e impattava di testa: Patierno, posizionato sulla linea, allontanava. Al “Cibali” resisteva l’equilibrio nella frazione iniziale, le due squadre ci provavano ma erano poche le occasioni da gol. Nel secondo minuto di recupero Sgarbi riceveva dalla bandierina e impegnava Furlan, che rispondeva presente nonostante un tocco di Welbeck. Al rientro negli spogliatoi il risultato diceva 0-0. All’intervallo Pazienza cambiava un centrale: fuori l’ammonito Cancellotti, al suo posto c’era Rigione, con Cionek che scalava nel ruolo di braccetto destro. Ed era subito potenziale chance per l’Avellino con D’Ausilio che andava via in contropiede ma veniva contrastato dagli avversari al momento del passaggio in area. Al 50′ Sgarbi metteva al centro dalla destra, Furlan intercettava con qualche rischio. Al 60′ D’Ausilio pennellava dalla destra, Patierno non trovava la girata di testa e la palla arrivava a Rigione che faceva partire una conclusione: la difesa rossazzurra si immolava. Tre minuti più tardi Bouah si ritagliava lo spazio sulla corsia destra e crossava, Armellino bucava l’intervento: Di Carmine controllava e con il sinistro mancava il bersaglio. Al 69′ doppia staffetta per il tecnico di San Severo: Tito faceva rifiatare Liotti sulla fascia mancina, Rocca sostituiva D’Ausilio nel ruolo di mezzala. La partita però si sbloccava al 71′, dopo un suggerimento di Welbeck per Cianci: l’attaccante raccoglieva e fulminava Ghidotti con un missile angolato dai venti metri, sfruttando anche una marcatura non impeccabile di Frascatore. Al 78′ Castellini si incaricava della battuta di una punizione dalla distanza, la traiettoria era insidiosa e Ghidotti doveva smanacciare in corner. Il difensore ci riprovava subito, questa volta la mira era ampiamente imprecisa. Gara non semplice per Patierno che cercava l’acrobazia su una parabola di Tito, la rovesciata terminava molto lontano dalla porta di Furlan. Nel finale altro doppio cambio per Pazienza che stravolgeva il suo tandem d’attacco: Russo e Gori per Patierno e Sgarbi. All’84’ Bouah sfiorava il raddoppio con un colpo di testa dall’interno dell’area piccola, pallone a lato. La reazione dell’Avellino si registrava soltanto nel recupero, il Catania gestiva senza troppi problemi. Al triplice fischio esultavano i tifosi al “Massimino”, ma il discorso qualificazione restava aperto: si sarebbe deciso tutto allo stadio Partenio-Lombardi sabato 25 maggio.
JUVE NEXT GENERATION – CARRARESE: la serata primaverile del “Giuseppe Moccagatta” di Alessandria faceva da cornice a un avvio di gara combattuto ed equilibrato, con mister Brambilla che si affidava davanti alla coppia Sekulov-Guerra e la Carrarese che provava in avvio a mettere pressione ai bianconeri. Il primo squillo arrivava all’11’ con il tentativo degli ospiti su punizione, ma la conclusione su calcio piazzato finiva alta sopra la traversa della porta difesa da Daffara. Alla Juventus invece basta e avanzava la prima vera conclusione in porta: al 19’ ottima azione sulla destra, Nonge imbeccava Comenencia che scaricava dietro per Savona che scagliava il pallone sotto la traversa e trovava il gol dell’1-0 e il suo secondo sigillo in questi playoff. I bianconeri col vantaggio prendevano coraggio e il possesso del gioco, andando al 22’ vicini al raddoppio: ottima combinazione della coppia offensiva Sekulov-Guerra, con il secondo che liberava al tiro il primo, ma il suo destro usciva di poco alla sinistra di Bleve da ottima posizione. La Next Gen giocava bene e provava più volte a trovare lo spazio centralmente, con Hasa che al 35’ si liberava al tiro dai 25 metri, ma la conclusione finiva lontana dalla porta della Carrarese. I tentativi degli ospiti invece si spegnevano con un cross dalla trequarti di Cicconi che rischiava di trasformarsi in un tiro, ma il pallone finiva sulla parte alta della porta. A fine primo tempo era 1-0 in favore della Juventus Next Gen. A inizio ripresa la novità tra i bianconeri era l’ingresso di Mbangula al posto di Sekulov – ammonito nel primo tempo – mentre la Carrarese provava a scuotersi, trovando sugli sviluppi di un calcio d’angolo al 50’ una situazione pericolosa che non si concretizzava. Sessanta secondi dopo invece la grande occasione capitava sul piede di Rouhi, che imbeccato alla perfezione da Savona davanti al portiere avversario non riusciva a colpire come sperato e mandava a lato da ottima posizione. Al 60’ opportunità per la Carrarese: cross perfetto dalla destra, Schiavi in area riusciva a liberarsi, ma non colpiva bene di testa e spingeva il pallone sul fondo senza impegnare Daffara da dentro l’area. Alcune imprecisioni di troppo nella trequarti offensiva non permettevano alla Next Gen di approfittare degli spazi lasciati dalla retroguardia della Carrarese: al 68’ però, i bianconeri al termine di un’ottima azione liberano Cerri – entrato al posto di Guerra – che la metteva in mezzo e Juve andava a pochi passi dal raddoppio. A cambiare l’inerzia della sfida invece al 71’ arrivava la prodezza di Capezzi, che dai 25 metri trovava una traiettoria imparabile per Daffara e firmava così il gol che valeva il pareggio per i toscani. Il finale era molto teso, combattuto, pieno di strappi e con le squadre che non riuscivano a costruire altre occasioni da gol: finiva 1-1 la sfida d’andata del secondo turno dei playoff nazionali di Serie C.
L. R. VCENZA – PADOVA: il Padova perdeva “solo” 2 a 0 al Menti di Vicenza contro una grande versione dei ragazzi di Vecchi nell’andata secondo turno nazionale dei playoff di C. Il dominio dei padroni di casa era stato continuo e perentorio, soprattutto nei primi 50′. Protagonista della notte vicentina era il centravanti di Rosario con i calzetti abbassati e le scarpe tutte nere, da calcio di una volta, Franco Ferrari: per l’argentino una doppietta che non avrebbe dimenticato facilmente. Unica pecca per il Vicenza? Non avere siglato il terzo gol che avrebbe messo definitivamente k.o. gli uomini di Oddo. Già, il Padova? Non pervenuto per larghi tratti, con qualche sussulto nelle fasi centrali dei tempi, ma completamente in bambola e sovrastato per larghi tratti dal ritmo insostenibile dei padroni di casa. Troppa la differenza vista sul terreno di gioco vicentino, con nessun singolo, tranne Varas e Cretella, che si salvava in questa sconfitta decisamente dolorosa e che rischiava di compromettere il sogno B anche questa stagione. Ora all’Euganeo sabato 25 maggio i patavini dovranno segnare due gol per riuscire ad accedere alla semifinale: non impossibile, ma servirà una versione ben diversa di capitan Donnarumma e compagni per avere la meglio di questo Vicenza. In campo le formazioni annunciate, con l’unica sorpresa Capelli terzino destro e il tridente Liguori, Bortolussi e Valente. Nel Vicenza c’era l’aponense Sandon nel pacchetto difensivo preferito a Laezza in diffida, con Tronchin al posto di Cavion infortunato. Il Padova voleva controllare il gioco per vie centrali, il Vicenza sfruttava le corsie esterne con Talarico e Costa in modalità pendolini e Della Morte che si allargava spesso e volentieri sulla destra. Proprio così nasceva il vantaggio della squadra di Vecchi al 10′. Della Morte sulla destra, poco contenuto da Valente, pennellava un pallone dolce dalla trequarti che Costa di prima intenzione dal lato opposto scodellava al centro rasoterra per Ferrari che di prima intenzione non lasciava scampo a Donnarumma. In occasione del gol non esenti da colpe Capelli, in ritardo su Costa e troppo stretto in marcatura su Pellegrini, e Faedo anticipato in potenza dall’attaccante di rosarino. Proprio l’ex Virtus Verona al 20′ per poco non combinava un’altra frittata, alleggeriva con troppa sufficienza un pallone su Donnarumma pressato da Ferrari. Niente di fatto. Il copione della sfida nella prima metà di gara era chiaro, con il Vicenza alla ricerca dell’uomo libero con continui ribaltamenti di fronte da fascia a fascia. L’idea preferita? Il cambio gioco mortifero da destra a sinistra per trovare lo scatenato Costa in corsa e con Della Morte a battezzare il fronte opposto del campo dove far decollare la trequarti vicentina. Era sempre Della Morte dal limite al 29′ a costringere Donnarumma ad una parata non facile, con Villa a completare il disimpegno in fallo laterale. Segnali di Padova, finalmente, al 34′, quando Bortolussi scappava sul filo del fuorigioco sul centro sinistra e trovava al centro dell’area Varas, ma il piatto dell’ecuadoregno si perdeva di una preghiera sul fondo. Due minuti più tardi era Faedo di testa, in avvitamento, a cercare la porta, con palla che si perdeva a lato alla sinistra di Confente. Sono solo lampi, perché il Vicenza con un calcio pratico ed efficace trovava sempre linee di passaggio e varchi, come al 40′ quando Villa prendeva l’ascensore e salvava sul probabile colpo di testa a botta sicura sul secondo palo dell’immarcabile Della Morte. Verso la fine del tempo, da segnalare un petardo lanciato dal settore del Padova verso la tribuna est occupata dal gruppo “Fedellissimi”. Nessun ferito, ma attimi di spavento sì. Sempre nel recupero c’era tempo anche per una rete annullata correttamente a Ferrari per fuorigioco. Nessun cambio all’intervallo per Oddo e dopo appena un giro di lancette d’orologio Fusi non agganciava il pallone per un soffio in terzo tempo su bel cross a rientrare di Valente. Sembra un buon segnale, ma il Vicenza palla al piede era letale e al 49′ trova il raddoppio dopo una grande azione palla a terra condotta da Costa per vie interne sul centro sinistra. Lo scarico per l’accorrente Pellegrini a sinistra che scodellava per Talarico che colpiva inizialmente la traversa, ma sul pallone vagante in tap-in era Ferrari il più lesto a battere Donnarumma. Con il doppio vantaggio il Vicenza amministrava la gara, mentre Oddo provava a mischiare le carte con Cretella e Zamparo al posto di Fusi e Bortolussi. Reazione biancoscudata? Nulla sino al 69′, quando Confente si superava all’incrocio su una punizione dalla sinistra di Valente. Nel finale c’era il palo di Cretella a far capire come la fortuna, in serate simili, non ti vedeva nemmeno troppo bene e ti lasciava lì a languire nella sofferenza di una notte completamente sbagliata. Per fortuna tra poco meno di 72 ore si sarebbe ritornati in campo e gli 8.225 tifosi previsti all’Euganeo dovranno fare la loro parte per spingere il Padova in quella che potrebbe essere una vera e propria impresa: continuare a tenere acceso il sogno B e non spegnerlo proprio sul più bello. Il patto tra giocatori e tifosi a fine gara si sperava potesse caricare a dovere Oddo e i suoi.














