Si è svolta nella giornata di venerdì, nella Sala Resta della Cittadella delle Imprese, la prima giornata del Forum “Taranto può farcela, se…”, promosso da Confartigianato Taranto. Un appuntamento che ha visto una partecipazione ampia e qualificata dei principali attori istituzionali, economici e sociali del territorio.
Un confronto che ha riunito, in un unico spazio di analisi e dialogo, i soggetti che oggi incidono sui processi di sviluppo locale: il sindaco di Taranto Piero Bitetti, la direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia Gianna Elisa Berlingerio, il commissario per le bonifiche Vito Uricchio, il responsabile del CIS on. Dario Iaia, l’Autorità di Sistema Portuale Raffaella Ladiana, il dirigente dell’Organismo Intermedio JTF Pasquale Orlando, il vice presidente della Camera di Commercio Leonardo Giangrande, il presidente del Tecnopolo Antonio Messeni Petruzzelli e il dirigente della Casa del Made in Italy Maurizio Cotrona, insieme al Dipartimento Jonico dell’Università di Bari, alle associazioni di categoria, alle organizzazioni sindacali, agli ordini professionali, ad ARPAL e ai vertici regionali di Confartigianato.
Presenti anche gli onorevoli Maiorano, Viggiano e Turco, oltre a numerosi consiglieri regionali e assessori comunali.
Un confronto “senza filtri”
Il Forum si è svolto con un’impostazione volutamente non convenzionale: non un convegno, ma un confronto diretto sui meccanismi reali che regolano le trasformazioni in atto.
Dopo i saluti del presidente di Confartigianato Taranto Giovanni Palmisano, il segretario generale Fabio Paolillo ha chiarito l’obiettivo dell’iniziativa: comprendere a quali condizioni la straordinaria concentrazione di risorse oggi disponibile su Taranto possa tradursi in sviluppo effettivo.
Il percorso è stato coordinato da Laura Musillo, con il contributo analitico di Marcello Carone e la moderazione del giornalista economico Domenico Palmiotti.
Il nodo emerso: non le risorse, ma l’accesso
Dal confronto è emersa una consapevolezza condivisa: la quantità di risorse disponibili, per quanto rilevante, non è sufficiente a generare automaticamente sviluppo.
Il punto critico non è “quanto” si investe, ma “come” i processi funzionano.
Tra i principali nodi evidenziati:
- disallineamento tra obiettivi e risultati effettivamente monitorati;
- difficoltà nel trasformare gli investimenti in ricadute economiche diffuse;
- scarsa integrazione tra filiere attivate e sistema produttivo locale;
- necessità di maggiore coordinamento tra strumenti e livelli istituzionali;
- debolezza nel collegamento tra investimenti, imprese e occupazione stabile.
A questi elementi si aggiunge il quadro demografico del territorio, caratterizzato da calo della popolazione e riduzione della componente giovanile, con conseguente perdita di capitale umano qualificato.
La contraddizione centrale
Uno dei passaggi più significativi del confronto ha riguardato l’accessibilità degli strumenti di finanziamento.
È emersa infatti una criticità definita come una vera e propria contraddizione: strumenti pensati per sostenere le imprese del territorio che, nella fase applicativa, rischiano di non essere pienamente accessibili proprio alle imprese locali.
Un tema che, è stato sottolineato, incide direttamente sulla credibilità dei processi di sviluppo.
Una nuova modalità di confronto
Diversi rappresentanti istituzionali hanno riconosciuto il valore del metodo adottato: un confronto diretto, senza formalismi, centrato sui processi reali.
È stata evidenziata l’utilità di una modalità che mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e sistema economico per analizzare non solo le strategie, ma anche la loro concreta attuazione.
Una sfida di governance condivisa
Dal Forum è emersa una indicazione chiara: i processi di sviluppo non possono essere gestiti per compartimenti separati, ma richiedono una regia condivisa tra istituzioni, rappresentanze economiche e mondo del lavoro.
Non come somma di interessi, ma come costruzione di una direzione comune.
Prossimo appuntamento
La seconda giornata del Forum sarà dedicata al sistema produttivo, al lavoro e alle competenze, con l’obiettivo di approfondire la capacità reale delle imprese di accedere agli strumenti disponibili e partecipare ai processi di sviluppo.
Un passaggio decisivo per verificare se le opportunità esistenti possano tradursi in occupazione, crescita e sviluppo concreto.
Taranto può farcela, ma a una condizione: che le risorse diventino realmente accessibili e che tutti gli attori del territorio operino nella stessa direzione.














