Potremmo stare innumerevoli ore a scrivere di Taranto-Fidelis Andria, ma con ogni probabilità finiremmo per scrivere un cumulo di banalità. La partita ha mostrato pregi e difetti di una squadra che se pur sconfitta, può ancora ambire al primato senza grossi problemi di sorta, cercando di ricompattarsi e mostrando tutta la caparbietà con cui sino a qualche ora fa è rimasta imbattuta. Sarebbe semplice allo stato attuale, dire che le condizioni climatiche hanno favorito la sconfitta. Trovare scuse non è da squadra da primato, ma è la solita giustificazione alla sconfitta e questo non è un atteggiamento da Taranto. O meglio, non è l’atteggiamento che questa società come immagine vuole dare della squadra che ha costruito. Eppure le giustificazioni alla sconfitta ci sono e sono anche tante.
In primis la direzione arbitrale. Orrenda, a tratti oscena. Da più settimane si notava una certa impreparazione complessiva dei direttori di gara, intenti a volte a mettere in mostra le proprie manie da protagonismo in uno stadio glorioso come è l’Erasmo Iacovone. Non è mancato quindi l’arbitro di Taranto-Fidelis Andria in questo aspetto, anche se sia Marsili che Manzo il cartellino rosso se lo sono un po’ cercato. Certamente la società dovrebbe sbattere i pugni e farsi rispettare nei palazzi che contano, cercando di far comprendere che arbitrare una gara del Taranto, è ben differente che arbitrare, con rispetto, qualsiasi altra gara non solo di questo torneo.
Ha inoltre influito la campagna anti Taranto del post Torre Annunziata. Era questo che probabilmente Luigi Panarelli, a cui va un grosso plauso sia per la direzione tecnica che per l’impatto comunicativo, voleva affermare nella conferenza stampa post partita. Il linciaggio mediatico subito dal Taranto e dallo stesso allenatore ionico subito dopo la partita contro il Savoia, da parte della stampa del luogo, non solo è rimasto impunito, ma ha fatto passare il messaggio del Taranto come squadra aiutata dai piani alti. E’ invece non è così, tanto che la direzione arbitrale contro l’Andria è stata particolarmente rude contro la squadra di Panarelli, che nel prossimo match contro il Fasano dovrà fare a meno di Marsili e Manzo.
Sarà anche la scusa dei perdenti, ma il match contro l’Andria andava sospeso. E non solo per la forte pioggia caduta, ma anche per il notevole vento che soprattutto nel primo tempo ha inciso notevolmente sulla prestazione delle due squadre. Questo però non cancella che i primi due gol subiti dal Taranto sono stati frutto di marcate ingenuità di tutta la squadra e non solo del reparto difensivo. Possiamo mettere sulle spalle di Carullo la croce delle responsabilità, soprattutto per la seconda rete, ma quando si prende gol è sempre responsabile l’intera squadra, che nella prima mezzora di gioco mentalmente era ancora negli spogliatoi e successivamente si è fatta prendere la mano dal nervosismo. Aspetti su cui Panarelli è obbligato a lavorare.
Non fa bene al Taranto quella parte di ambiente ostile che continua a criticare squadra e società costantemente. Tifosi e sostenitori, fusi con addetti ai lavori fuori dal contesto, pronti ad attaccare chi la pensa diversamente per poi strumentalizzare a proprio favore una qualsiasi sconfitta per rimarcare l’argomentazione delle proprie tesi. Un aspetto di cui è colpevole anche chi funge da megafono a questi fattori. Se invece di badare a futilità che presto questa società risolverà, si fosse badato a compattarsi dopo lo scempio del post gara di Torre Annunziata, il Taranto certamente ne avrebbe giovato. Ma probabilmente gli obiettivi sono differenti e questo mina pesantemente la serenità dell’ambiente.
Ora occorre vincere contro il Fasano. Consapevoli che a questa squadra manca una punta sia da un punto di vista numerico che qualitativo, perché il solo Favetta non basta. Ma se si vuole la vittoria del torneo, bisogna considerare la gara contro la Fidelis Andria come un incidente di percorso, compattarsi e volere tutti la promozione senza se e senza ma.
Maurizio Mazzarella













