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Taranto-Brindisi 1-0, la fotogallery

Il doppio ex Guaita, “Taranto è una città che porterò sempre nel cuore”

"Con i tifosi rossoblù ho un legame particolare, ricordo che nell’ultima partita Potenza – Taranto, hanno viaggiato per raggiungere Potenza portandomi dei regali e dei poster"

di Mimmo Ligorio

Abbiamo ascoltato, per Giornalerossoblù.it, il doppio ex del Taranto e del Potenza Leandro Guaita, in vista della gara tra i lucani e gli ionici. Guaita non ha nascosto il suo amore nei confronti del Taranto, dichiarando di tornare spesso in terra ionica, ogni qual volta privo di impegni.

Questa estate, all’età di 37 anni, ha firmato un contratto per i lucani del Lykos 2016 che militano in Promozione, vuole continuare ad esprimere le sue qualità nel mondo del calcio?

Ho firmato iniziando, assieme alla società, un cammino di formazione verso i giovani con l’intenzione di prepararli per il futuro. La struttura comprende quattro campi da gioco ed una palestra attrezzata. Il Potenza mi contattò per occuparmi del settore giovanile ma rifiutai in quanto preferisco essere l’allenatore dell’Under 17 del Lykos 2016 e giocare in prima squadra con l’intenzione per mettere in atto la mia esperienza calcistica in campo, trasmettendola ai giovani. L’obiettivo è quello di salire pian piano di categoria nel corso degli anni, arrivando a disputare il campionato di Serie D in futuro, in modo che i ragazzi possano confrontarsi con realtà più difficili e crescere a livello calcistico. Attualmente siamo terzi in campionato ad un punto di distacco dal Pietragalla che milita in seconda posizione, in un campionato che promuove le prime tre classificate e al comando c’è il Melfi. La squadra è in continua evoluzione, presto arriverà dall’Argentina un preparatore atletico che si occuperà del settore giovanile e mio padre che si occuperà della parte tecnica. Resto sbalordito dalla serietà di questa società e del presidente Marchese soprattutto nei confronti dei giovani dell’Under 17, dove nella trasferta di Lavello, mise anche a disposizione un pullman pagando l’albergo per una notte, nonostante siano 45 minuti di tragitto in auto, facendo dormire più a lungo i ragazzi in modo da affrontare la partita senza ulteriore stress!

Avendo avuto esperienze con il calcio sudamericano, come lo reputa rispetto a quello italiano?

Il calcio sudamericano è un mondo a parte ed è proprio quello che vorrei trasmettere ai miei giocatori. In Italia, purtroppo, è un calcio meccanico, tattico, non c’è da stupirsi se tendono ad estinguersi giocatori creativi e molti fantasisti, proprio per questo cerco di dare un’idea di gioco fino a metà campo ai miei ragazzi, varcato il centrocampo sono liberi di esprimersi a loro piacimento dando spazio alla fantasia e alla creatività, voglio che creino superiorità e che vadano spesso all’uno contro uno, non ha importanza se il ragazzo effettua un terzo dribbling perdendo palla, perché è proprio questo il momento in cui uno si deve formare, capendo gli errori e comprendendo da solo che non può saltare tutta la squadra avversaria. Ci alleniamo tutti i giorni, tranne uno di riposo, e i miei allenamenti non sono mai né di corsa a vuoto e né tattici. In sudamerica, non è un caso, che ogni anno ci sono nomi nuovi di attaccanti e fantasisti. Ad esempio in Honduras, nelle squadre dove ho militato, ho visto 6 o 7 ragazzi che sapevano calciare il pallone con entrambe i piedi senza farci caso. Hanno una padronanza tale, che in una partita vennero assegnati due calci di rigori, io ero il rigorista ma in quell’occasione venni sostituito e si presentò sul dischetto per due volte lo stesso ragazzo che calciò il primo rigore con il piede destro ed il secondo con il sinistro. E’ un vero peccato che non curino l’alimentazione e esagerano con l’alcol, perché il giorno della partita corrono come frecce, sarebbero potuti essere devastanti ma mancano di furbizia e non conoscono schemi tattici e questo non li rende competitivi.

Dopo l’esperienza all’estero in Honduras, Germania, Cina, Ecuador e Argentina, ha deciso di tornare in Italia, cosa l’ha spinta a prendere questa decisione?

La mia decisione è incentrata sulla nascita di mio figlio, nonostante in Honduras avevamo un paradiso a due passi da casa, la città è molto pericolosa, stessa considerazione per l’Argentina, abbiamo pensato che l’Italia è il posto giusto per la sua crescita ed il suo futuro. L’Italia è un Paese che amo moltissimo, in effetti con il tempo è nato questo amore verso Taranto e Potenza, tanto che a Potenza si stanno trasferendo anche i miei genitori, invece a Taranto, prima di iniziare l’avventura con il Lykos 2016 che mi tiene impegnato la maggior parte dei fine settimana, andavo spesso per trovare i miei amici, ritengo che Taranto sia una bellissima città.

Cosa la lega a Taranto ed ai suoi tifosi?

Taranto è una città che porterò sempre nel cuore, ho passato splendidi anni dove nonostante non si poteva uscire di casa per il COVID-19, mi sono trovato bene, tuttora faccio seguire i miei ragazzi dal Dott. Settembrini, da Potenza viaggiano per Taranto in quanto credo sia il migliore che abbia mai avuto. Sono legato alla città ionica perché da giocatore del Taranto, la squadra mi è stata vicino esprimendo la propria disponibilità nel sostenermi ad aiutarmi per perdita di mio fratello, allora venticinquenne. Con i tifosi rossoblù ho un legame particolare, ricordo che nell’ultima partita Potenza – Taranto, hanno viaggiato per raggiungere Potenza portandomi dei regali e dei poster. Il fatto che siano partiti da Taranto per vedere me, manifestando questo grande affetto nei miei confronti, è un ricordo indelebile, una sorpresa bellissima. In quella partita avevo un ginocchio in disordine e mi sedetti in panchina. Nonostante non fossi disponibile al 100%, ricordo di un piccolo mio tifoso che mi fece un disegno raffigurante la mia immagine con la maglia del Potenza, lo ringraziai e passammo del tempo insieme a fine partita. Considero Taranto una squadra che non si deve accontentare di affrontare un campionato di Serie B, ha tutti i presupposti, stadio, tifosi e squadra per puntare ad una Serie A. Nella massima serie hanno giocato squadre di piccole città con piccoli stadi, non vedo il perché Taranto debba essere da meno. Il tifo è caloroso, a Bari non è la stessa cosa, non si sente lo stesso calore e lo stesso coinvolgimento che ti può offrire il pubblico dello Iacovone. Il mio grande rimpianto è stato non aver vissuto il Taranto ed il suo pubblico al massimo delle sue potenzialità, giocai in una stagione dove a causa del COVID-19 la gente non poteva recarsi allo stadio, ma ci siamo ripresi il nostro pubblico con la festa promozione in Serie C, ho a cuore quella festa ed il cammino che abbiamo percorso con la squadra. I tifosi tarantini sono eccezionali, ritengo siano molto esigenti a tal punto da intimorire gli avversari o i giovani calciatori. A Taranto vinci se sei uomo! Il segreto di una crescita costante è che tifosi, squadra e società devono essere sulla stessa linea d’onda svolgendo ognuno i proprio compiti, solo così si può ambire a categorie superiori. Vorrei sottolineare che non è colpa né della società né dei tifosi ma bisogna essere uniti, senza creare contestazioni, quando questo accade nelle piccole tifoserie diventa un problema, figuriamoci in una piazza grande come Taranto. Quando dovevo affrontare il Taranto da avversario allo Iacovone, il mister preparava le partite avvalendosi di usare come tattica quella di far trascorrere il primo quarto d’ora in modo che il pubblico di Taranto potesse innervosirsi ed inveire contro i proprio giocatori in modo da far intimorire i più giovani, tutto questo è controproducente per il Taranto.

Cosa ricorda di quel campionato vinto coronato dalla promozione in Serie C?

Ricordo i momenti difficili e tutti i sacrifici al quale siamo andati incontro, da quando l’allenatore era Ragno fino a concludere con la festa promozione con mister Laterza. Non eravamo tra le favorite per la vittoria del campionato, ma sapevamo di avere una squadra quadrata e tosta che poteva fare grandi cose, il gruppo e la concentrazione che cresceva di partita in partita hanno fatto la differenza e vincerlo all’ultima giornata con tanto sudore è una sensazione meravigliosa. Credo che la partita che ha dato una svolta a quella stagione è stato il match contro il Casarano, pareggiata per 1 a 1 all’ultimo minuto di recupero, pareggiando il vantaggio della mia rete di testa, siglata nel primo tempo, su assist di Falcone. La squadra ebbe un senso di frustrazione da come si concluse quella partita, allora prese un’iniezione di coraggio e diede una svolta al campionato. Quelle sono partite che in caso di vittoria si può ambire a scalare la classifica, in caso di sconfitta si rischia di finire a metà classifica. Esprimendo un giudizio su mister Laterza, dico che è una persona che cerca di esprimere sempre il meglio dando un equilibrio al gruppo, sono dell’idea che un allenatore non può gestire tutte le situazioni e azzeccare sempre le mosse e me ne rendo conto ora che sono alla guida dei ragazzi.

E’ stata una sua scelta andare via da Taranto dopo la promozione?

E’ stato tutto un susseguirsi di vicende, il rapporto è cominciato a deteriorarsi dalla perdita di mio fratello, penso sempre a lui, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato quando ebbi l’infortunio alla clavicola e successivamente al ginocchio. Rientrai prima del previsto dall’infortunio nonostante mi facesse ancora male la clavicola e mi assumo le responsabilità se tornando ebbi una ricaduta, ma rifarei le stesse cose perché avevo voglia di dare il mio contributo alla squadra. Nonostante avessi ancora un anno di contratto, la società decise di mandarmi via e quando c’è stata la possibilità di tornare a Potenza, non ci ho pensato due volte, ovvio che non era la stessa squadra di quando giocavo anni prima, ma i tifosi si sono legati ancor più quando seppero che guadagnavo uno stipendio simbolico, per non dire che giocavo gratis! Non è normale vincere due campionati e finire di giocare gratis, ma l’amore per il calcio mi ha portato anche a compiere questi gesti.

Se volessi dare una mano a Capuano per il mercato di Gennaio, chi consiglieresti?

Per professionalità, grinta e voglia con il quale si esprime in ogni partita, consiglierei Manuel Gonzales, conosco sia uno che l’altro e credo che sarebbe l’uomo giusto per Capuano. Gonzales è già stato a Taranto, ma non si è espresso al massimo delle sue potenzialità ed è un vero peccato, adesso sta facendo delle stagioni pazzesche, chiunque senti parla solo bene di lui, a Trapani ha fatto bene e adesso a Campobasso sta facendo altrettanto. Quando ero a Taranto lo vivevo ogni giorno è cresciuto lo reputo un ragazzo eccezionale ed ama Taranto.

Lunedì ci sará, Potenza – Taranto, che partita dovremmo aspettarci?

Innanzitutto cercherò di andare allo stadio per assistere al match, sicuramente sarà una partita chiusa dove solo un episodio potrebbe sbloccarla, nessuno dei due può commettere passi falsi anche perche si è in un punto dove la classifica comincia a delinearsi e né Taranto, né Potenza vogliono fare regali, in quanto con una vittoria dell’uno o dell’altro si darebbe una svolta al proprio campionato. Se il Taranto se non si fosse stoppato avrebbe avuto molti più punti in classifica occupando zone di vertice, le squadre di Capuano sono ben organizzate e di solito non prendono tanti gol. il Potenza invece è una squadra imprevedibile, può fare del male agli avversari, così come può subire tanto, l’allenatore è arrivato da poco e non ha ancora dato un’impronta alla squadra. Il Potenza vive un momento dove è vero che i tifosi lucani sono tranquilli, ma la pazienza ha un limite, sicuramente si aspettano che faccia risultato, in quanto all’inizio della stagione erano stati prefissati degli obiettivi di disputare un campionato di vertice, ma attualmente la realtà è ben diversa. Credo che sarà una partita tosta ma allo stesso tempo bella da vedere.

Tags: Taranto FC 1927
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