di Maurizio Corvino
Viene difficile commentare prestazioni del genere, soprattutto quando incontri una diretta concorrente e le regali un tempo per fare due gol e mettere in ghiaccio la gara. Il Taranto arrivato a Biella a giocarsi lo scontro diretto contro la Juventus NG, al netto di tutte le problematiche che sappiamo da mesi, è una squadra completamente vuota, una gara approcciata senza la giusta mentalità, senza la giusta concentrazione, senza minimamente un briciolo di cattiveria. Non si può certo imputare alcunchè a mister Cazzarò, anzi bisognerebbe dirgli grazie per averci messo la faccia quando tutti sono scappati via, ma è anche giusto dire che probabilmente con le sue scelte di formazione, si è consegnato all’avversario. Anche la gestione dei cambi è da rivedere, finire gli slot al 60’ e giocare con ragazzi infortunati per mezz’ora complica ancor di più le cose. Mettiamoci poi alcuni giocatori che sembrano ormai degli ex, con la testa altrove e allora tutto diventa arduo. C’è da sprecare due parole per il solo Mastromonaco, sempre troppo bistrattato ma unico a battersi, anche con una gamba sola e unico a dire, in sala stampa e a testa bassa, che così non si va da nessuna parte. Nessun alibi, nessuna scusa.
Analizzare la partita? Un primo tempo di totale assenza, una Juventus che ha dominato la propria fascia destra dove Garau e Verde sono stati facilmente annichiliti. Nel secondo tempo una timida reazione, il gol di Speranza e un po’ di braccino della Juventus (finora mai vittoriosa) hanno riacceso le illusioni di trovare un punto prezioso, ma con Speranza e Mastromonaco praticamente fermi in campo per acciacchi a slot terminati, l’atteggiamento remissivo e superficiale di qualche calciatore, alcune giocate e scelte incomprensibili e, diciamolo per dovere di cronaca, anche un possibile rigore negato a Zigoni, hanno accertato una sconfitta meritata, mai stata in discussione, dove praticamente nessun calciatore e nessun reparto ne esce bene.
Facile dire che serve un’inversione di rotta, questa squadra non sembra avere più risorse ne fisiche ne mentali da tirare fuori, fuori dal campo si parla ma nulla cambia, e intanto il campionato scivola via e il ritorno all’inferno sembra quanto mai vicino. Siamo abituati a soffrire e a rimonte improbabili, ma qui oggi manca tutto quello che rende normale una situazione difficile. Da tifosi continueremo sempre a crederci. Ma devono crederci per primi gli interpreti in campo. E proprio quello ci preoccupa.














